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	<title>Blog mediazione familiare - Diana Tramma</title>
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	<description>Andare oltre i conflitti</description>
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	<title>Blog mediazione familiare - Diana Tramma</title>
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	<item>
		<title>La Mediazione 2.0</title>
		<link>https://www.dianatramma.com/la-mediazione-2-0/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Diana Tramma]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2020 15:59:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog mediazione civile]]></category>
		<category><![CDATA[Blog mediazione familiare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Credo non ci sia bisogno di una Task Force anche sul tema della mediazione (il lavoro della Commissione Alpa, purtroppo, è stato dimenticato troppo in fretta). A fronte delle ultime proposte indirizzate al Ministero, per una Mediazione 2.0, metterei al centro chi conduce la procedura e mi focalizzerei, conseguentemente, sul tema relativo alla Deontologia del mediatore.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dianatramma.com/la-mediazione-2-0/">La Mediazione 2.0</a> proviene da <a href="https://www.dianatramma.com">Diana Tramma</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Le nuove frontiere delle mediazione</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>In un momento “caldo” come quello che stiamo vivendo, diverse sono le iniziative e proposte presentate agli organi competenti per rilanciare l’istituto della <span style="color: #0000ff;font-size: 14pt">Mediazione Civile e Commerciale in ottica 2.0</span> (o forse 4.0 se consideriamo tutti i passi avanti e indietro fatti negli ultimi vent&#8217;anni). Alcune di esse propugnano primariamente l’istituto come valido strumento per la composizione bonaria di liti venutesi a creare conseguentemente agli ultimi D.P.C.M. succedutisi (vedi controversie relative ad inadempimenti contrattuali in periodo di <em>lock-down</em>) o anche antecedenti: il comune denominatore parrebbe essere, pertanto, la rappresentazione della soluzione al problema “mole di lavoro” che potrebbe fare andare in corto circuito i Tribunali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Accolgo, personalmente, con molto favore le proposte che diano <span style="color: #0000ff;font-size: 14pt">l’opportunità ai mediatori di far ascoltare le loro voci</span>. Non per “manie di protagonismo” -poiché sappiamo bene che le protagoniste del percorso di mediazione sono le parti- ma perché i Mediatori sono coloro che guidano il percorso e se ne assumono le responsabilità, al di là del coinvolgimento nell’ Organismo di Mediazione scelto. Sappiamo bene, peraltro, come per la formulazione di eventuali norme sia imprescindibile la conoscenza delle dinamiche reali coinvolte nelle fattispecie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Partendo dal presupposto che, mio modesto parere, la mediazione non debba essere considerata come mero strumento deflattivo del contenzioso, avente il fine primario di liberare le sedi istituzionalmente coinvolte, ritengo che spesso questa argomentazione a favore della mediazione sia stata utilizzata a stregua di richiamo dell’innamorato -per lo più non corrisposto- (Mediatore) verso l’amato distratto (il Ministero, che negli ultimi anni si è per lo più disinteressato alla mediazione e ancor più al riconoscimento della figura del Mediatore…. Il quale, se vogliamo raccontarcela tutta, alle condizioni attuali è paragonabile ad un professionista che svolge volontariato sociale suo malgrado o per pura passione).</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>&#8230; uno strumento antico ma ancora tutto da scoprire e da valorizzare</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Deve essere chiaro come, a parere di chi vi scrive, la deflazione del contenzioso sia la naturale conseguenza della mediazione e non il fine poiché <span style="color: #0000ff;font-size: 14pt">lo strumento è di per se’ valido, efficace e rivoluzionario </span>nella sua primaria funzione di promozione del benessere delle parti coinvolte (nonché antico almeno come le Sacre Scritture, a soddisfazione anche dei più “reazionari”) se vogliamo ragionare con quella mentalità aperta che dovremmo riscoprire non solo nei momenti in cui più ci conviene.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Qualche dubbio, a proposito del riconoscimento della figura professionale del Mediatore (e volendomi concedere un breve dirottamento dalla <em>vexata quaestio)</em>, lo nutro relativamente al progetto UNI che propone, fra le altre cose, anche la certificazione dei Mediatori Civili. Ciò perché taglierebbe fuori una buona fetta di colleghi che non possono permettersi di investire ancora una volta a &#8220;fondo perduto&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dobbiamo, infatti, essere onesti intellettualmente: molti si sono formati e non hanno ancora avuto l’opportunità di mediare; personalmente sento non di rado le recriminazioni dei nuovi mediatori che si sono rivolti agli specialisti del “business” della formazione (mi riferisco esclusivamente a chi offre formazione povera di contenuti) e che sono iscritti in realtà in cui il principio della rotazione degli incarichi è per lo più un miraggio. <span style="color: #0000ff;font-size: 14pt">E allora non è forse un po’ prematura una certificazione quando ancora mancano le basi del riconoscimento della figura del Mediatore?</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Credo non ci sia bisogno di una Task Force anche sul tema della mediazione (il lavoro della Commissione Alpa, purtroppo, è stato dimenticato troppo in fretta). A fronte delle ultime proposte indirizzate al Ministero, per una Mediazione 2.0, metterei al centro chi conduce la procedura e mi focalizzerei, conseguentemente, sul tema relativo alla Deontologia del mediatore. Tale aspetto pare, a modesto parere di chi scrive, un elemento imprescindibile se vogliamo valorizzare questa professione e non permettere a nessuno di svilirla.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Riporto, a riguardo, un mio contributo pubblicato nell’ultimo numero della Rivista “La Mediazione” che prende spunto da una vicenda che ruota attorno alla Mediazione Familiare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Buona lettura.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone wp-image-1601 size-full" src="https://www.dianatramma.com/wp-content/uploads/2020/04/articolo_page-0001.jpg" alt="" width="1241" height="1755" srcset="https://www.dianatramma.com/wp-content/uploads/2020/04/articolo_page-0001.jpg 1241w, https://www.dianatramma.com/wp-content/uploads/2020/04/articolo_page-0001-212x300.jpg 212w, https://www.dianatramma.com/wp-content/uploads/2020/04/articolo_page-0001-724x1024.jpg 724w, https://www.dianatramma.com/wp-content/uploads/2020/04/articolo_page-0001-768x1086.jpg 768w, https://www.dianatramma.com/wp-content/uploads/2020/04/articolo_page-0001-1086x1536.jpg 1086w" sizes="(max-width: 1241px) 100vw, 1241px" /> <img decoding="async" class="alignnone wp-image-1602 size-full" src="https://www.dianatramma.com/wp-content/uploads/2020/04/articolo_page-0002.jpg" alt="" width="1241" height="1755" srcset="https://www.dianatramma.com/wp-content/uploads/2020/04/articolo_page-0002.jpg 1241w, https://www.dianatramma.com/wp-content/uploads/2020/04/articolo_page-0002-212x300.jpg 212w, https://www.dianatramma.com/wp-content/uploads/2020/04/articolo_page-0002-724x1024.jpg 724w, https://www.dianatramma.com/wp-content/uploads/2020/04/articolo_page-0002-768x1086.jpg 768w, https://www.dianatramma.com/wp-content/uploads/2020/04/articolo_page-0002-1086x1536.jpg 1086w" sizes="(max-width: 1241px) 100vw, 1241px" /> <img decoding="async" class="alignnone wp-image-1603 size-full" src="https://www.dianatramma.com/wp-content/uploads/2020/04/articolo_page-0003.jpg" alt="articolo" width="1241" height="1755" srcset="https://www.dianatramma.com/wp-content/uploads/2020/04/articolo_page-0003.jpg 1241w, https://www.dianatramma.com/wp-content/uploads/2020/04/articolo_page-0003-212x300.jpg 212w, https://www.dianatramma.com/wp-content/uploads/2020/04/articolo_page-0003-724x1024.jpg 724w, https://www.dianatramma.com/wp-content/uploads/2020/04/articolo_page-0003-768x1086.jpg 768w, https://www.dianatramma.com/wp-content/uploads/2020/04/articolo_page-0003-1086x1536.jpg 1086w" sizes="(max-width: 1241px) 100vw, 1241px" /></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dianatramma.com/la-mediazione-2-0/">La Mediazione 2.0</a> proviene da <a href="https://www.dianatramma.com">Diana Tramma</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La quarantena e la convivenza necessaria anche per le coppie in fase di separazione.</title>
		<link>https://www.dianatramma.com/la-quarantena-e-la-convivenza-necessaria-anche-per-le-coppie-in-fase-di-separazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Diana Tramma]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Mar 2020 14:29:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog mediazione familiare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questo momento drammatico che coinvolge tutti, uno degli assunti della resilienza familiare è il saper mettere in campo delle strategie collaborative di risoluzione dei problemi. Questo passa anche attraverso il riconoscimento delle emozioni che, in questo momento, si affollano al nostro interno. Proviamo a disinnescare la miccia, se volete, insieme. Per il nostro benessere e quello dei più piccoli.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In questo momento drammatico che coinvolge tutti, uno degli assunti della <strong>resilienza familiare</strong> è il saper mettere in campo delle strategie collaborative di risoluzione dei problemi. Questo passa anche attraverso il riconoscimento delle emozioni che, in questo momento, si affollano al nostro interno.</p>
<p><strong>Potremmo sentirci impotenti e sopraffatti, </strong>nella situazione contingente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Penso ai <strong>bambini</strong>, fra i soggetti deboli, che più di altri stanno patendo il peso della quarantena e sono, talvolta, calati una situazione domestica conflittuale. Questi bambini, da un tempo che si sta protraendo (e che con buona probabilità verrà prorogato) si trovano spaesati ed astratti da quelle che, fino a poche settimane fa, erano abitudini rassicuranti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Penso a quei <strong>genitori</strong> che, preso atto della fine della loro relazione sentimentale, avevano deciso di separarsi e che ora, dolorosamente, devono necessariamente condividere gli stessi spazi senza possibilità di allontanamento anche temporaneo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quello che posso fare io, in qualità di mediatrice familiare, è di <strong>mettermi a disposizione</strong> per ascoltare questi genitori (ovviamente gratuitamente), accogliendo il loro disagio, affrontando il “qui ed ora” con lucidità e offrendomi di gestire il conflitto. Ciò anche per cercare, insieme, di disinnescare le micce che quotidianamente si presentano sul campo e che rischiano di far degenerare il clima familiare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Scrivetemi</span> (<a href="https://www.dianatramma.com/contattami/">CLICCA QUI</a>).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Insieme alla Dott.ssa Tiziana Restifo, giurista esperta in Diritto di Famiglia e Minori e mediatrice familiare con approccio sistemico, ci mettiamo a vostra disposizione per concordare sessioni via Skype (o altro mezzo telematico).</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La gestione del tavolo di mediazione</title>
		<link>https://www.dianatramma.com/la-gestione-del-tavolo-di-mediazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Diana Tramma]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jan 2020 18:33:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog mediazione civile]]></category>
		<category><![CDATA[Blog mediazione familiare]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lunedì 13 Gennaio, presso DPL Mediazione-Torino ed in occasione dei "Lunedì del Mediatore", affronteremo l'argomento relativo alla gestione del tavolo di mediazione. L'invito è aperto agli addetti ai lavori ma anche a CHIUNQUE sia interessato a conoscere l'istituto della Mediazione. Vi aspettiamo!</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Fra i vari compiti del mediatore vi è quello di gestire il tavolo della mediazione. Ma questo cosa comporta?</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si può pensare di affrontare l’argomento su due livelli diversi: un primo livello è quello “estetico”<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>; per poi passare a ragionare su di un livello “contenutistico”<a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Da un punto di vista estetico, pensiamo al luogo della mediazione (o “tavolo” della mediazione) come uno spazio fisico preposto ad accogliere le parti, con le loro istanze ed i loro vissuti. Pensiamo pertanto al “setting” della Mediazione.</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lo studio della prossemica<a href="#_ftn3" name="_ftnref3">[3]</a> porta ad osservare come determinate caratteristiche del <em>setting</em> possano aiutare le parti a sentirsi più accolte ed a loro agio, in una fase in cui la relazione di fiducia con il mediatore si deve ancora instaurare ed il “ghiaccio” non si è ancora rotto. Pensiamo, quindi, ad un primo incontro tra le parti ed il mediatore, ove questi non si siano mai conosciuti e l’ambiente non sia già stato esplorato. Ciò vale per la mediazione familiare <em>in primis </em>ma anche per la mediazione civile e commerciale.</p>
<p>In formazione, ai mediatori viene consigliato di far in modo che le parti si siedano attorno ad un tavolo rotondo, preferibilmente trasparente (di vetro) e che tale tavolo abbia una dimensione utile a rispettare i confini della “zona di protezione” di ciascuno. Il tavolo, però, non dovrebbe neanche essere eccessivamente grande nelle dimensioni; la qual cosa distanzierebbe troppo le parti con conseguenze sul loro comportamento in mediazione. Alcune altre scuole di pensiero prediligono l’assenza di ostacoli tra le parti che, beneficiando di semplice sedie, non vedranno frapporsi fra loro alcun tavolo divisorio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L‘esperienza, al di là della teoria, porta a ritenere che il giusto spazio prossemico vari a seconda degli individui, della loro cultura, provenienza e sostrato sociale. Il mediatore potrà dunque capire nel corso dell’incontro se vi siano diverse esigenze a cui sarebbe bene accondiscendere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Altro interessante spunto lo forniscono Fisher e Ury, celeberrimi esponenti della Mediazione Negoziale della Harvard School. Nel loro libro manifesto “L’Arte del Negoziato”<a href="#_ftn4" name="_ftnref4">[4]</a> consigliano, nella sezione dedicata alla conduzione delle varie fasi della mediazione ed all’interno dello <em>step </em>di <em>Branstorming</em> , il trasferimento delle parti in apposita stanza ad esso dedicata ed attrezzata (con lavagna ad es.) affinché le parti possano “prendere fiato” dopo la prima fase critica di gestione del conflitto latente ed affrontare quindi con più lucidità la fase di <em>problem solving</em>.</p>
<p>L’argomento è passibile di essere ulteriormente approfondito con nuovo apporti scientifici e sociologici e sarebbe interessante prenderne parte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Per quanto attiene al “contenuto” dell’attività di gestione del tavolo di mediazione, vale evidenziare subito che il ruolo del mediatore è quello anche di fornire una GUIDA alle parti che si accingono ad affrontare il PERCORSO di mediazione.</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>La procedura di mediazione deve essere per sua stessa natura informale, il mediatore con il consenso delle parti può decidere autonomamente lo sviluppo dell’<em>iter</em> ed anche il luogo più confacente alle necessità dei “mediandi”. Ciò comporta che, anche in un contesto più istituzionalizzato come quello della Mediazione Civile e Commerciale, qui Italia posta sotto il controllo degli Organismi di Mediazione, il mediatore possa anche variare la sede dell’incontro rispetto quella dell’Organismo, se concordato tra le parti, mediatore e Responsabile dell’Organismo<a href="#_ftn5" name="_ftnref5">[5]</a>; magari considerando più adeguato un <em>setting</em> diverso. A chi vi scrive, a titolo esemplificativo, è capitato in due casi di mediazione civile e commerciale di decidere (constatata la disponibilità e l’inclinazione delle parti) di gestire un specifica fase negoziale in un contesto conviviale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ciò che interessa è che il mediatore dovrà mantenere il polso della situazione, porre confini e chiarire sin da subito alcune regole da rispettare. Figurativamente, poiché di tavolo di mediazione qui si sta trattando, si può azzardare la similitudine fra il più benevolo dei <em>croupier</em> di una sala da gioco ed il mediatore: il mediatore può essere visto come colui che fornisce gli strumenti alle parti per gestire ed eventualmente risolvere il loro conflitto. Il banco salta quando lo richiedono le parti, essendo opportuno sia del tutto volontaria la loro permanenza e la loro disponibilità a mettersi in gioco, ma salta anche quando il mediatore si rende conto che le regole non sono state rispettate.</p>
<p>Tali regole, dunque, sono:&#8230;&#8230;&#8230; <em>(il contenuto dell&#8217;articolo verrà affrontato integralmente in occasione del Lunedì del mediatore, sopra citato)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Diana Tramma</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Senza un diretto riferimento all’esperienza artistica, la parola è passata anche nel linguaggio comune per indicare l’aspetto e i caratteri soprattutto esterni di oggetti, prodotti, operazioni suscettibili di essere considerati esteticamente;</p>
<p><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> Che si riferisce al contenuto, al valore dell’oggetto.</p>
<p><a href="#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a> (Cit, Treccani): parte della semiologia che studia il significato assunto, nel comportamento sociale dell’uomo, dalla distanza che l’individuo frappone tra sé e gli altri e tra sé e gli oggetti, e quindi, più in generale, il valore attribuito da gruppi sociali, diversi culturalmente o storicamente, al modo di porsi nello spazio e al modo di organizzarlo. Uno spazio (fisico, o sociale) può essere vissuto in modi differenti sia che si tratti, per es., di uno spazio (fisico) angusto e accidentato, oppure esteso e facilmente occupabile, sia che si tratti di uno ‘spazio’ all’interno di un partito politico, di una entità di lavoro, della famiglia, del gruppo di vicinato, e così via. Nell’ambito della famiglia, per es., fenomeni quali l’espansione affettiva, l’isolamento, la promiscuità dei sessi e delle generazioni sono strettamente dipendenti dall’organizzazione e dall’occupazione degli spazi interni. Lo stesso vale per la formazione di gruppi di vicinato negli agglomerati urbani, dove, per quanto gli spazi siano notoriamente piccoli, si assiste a una scarsa formazione di interazione, in quanto vengono a mancare le occasioni di incontro tra gli inquilini. La sociologia stessa può essere definita una p. generale. L&#8217;analisi di una società, infatti, può essere limitata, senza che perda tuttavia rilevanza sociologica, allo studio della distribuzione della popolazione sullo spazio fisico, alle trasformazioni impresse al territorio, alle forme di insediamento e così via.</p>
<p><a href="#_ftnref4" name="_ftn4">[4]</a> “Getting to yes” (1981)</p>
<p><a href="#_ftnref5" name="_ftn5">[5]</a> Vedi Regolamento di Mediazione in vigore presso la Camera Arbitrale di Milano. Prendo questo ultimo a riferimento poiché lo considero tra i più autorevoli e meglio rispecchianti le disposizione contenute nel D.M. n. 180/2010 Regolamento recante la determinazione dei criteri e delle modalità di iscrizione e tenuta del registro degli organismi di mediazione e dell’elenco dei formatori per la mediazione, nonché l’approvazione delle indennità spettanti agli organismi, ai sensi dell’articolo 16 del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28.</p>
<p><a href="#_ftnref6" name="_ftn6">[6]</a> Cfr. dottrina di José Ortega y Gasset. “Ei fu” un noto intellettuale, scrittore e filosofo legato al <em>Noucentisme</em> (movimento di rinnovamento culturale che cercava di rompere con le forme del passato), prospettivismo (non esiste una sola verità ma ognuno di noi ha la propria visione della vita) e il <em>raciovitalismo</em> in un momento tra gli attimi prima istituzione della Seconda Repubblica e la dittatura di Franco. In mediazione non si ricerca la Verità ma si fornisce lo spazio alle parti per raccontare la Loro verità.</p>
<p><a href="#_ftnref7" name="_ftn7">[7]</a> Friedrich Glasl, 1982.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dianatramma.com/la-gestione-del-tavolo-di-mediazione/">La gestione del tavolo di mediazione</a> proviene da <a href="https://www.dianatramma.com">Diana Tramma</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La sessione separata (o caucus) non solo come prassi metodologica ma anche come responsabilità.</title>
		<link>https://www.dianatramma.com/la-sessione-separata-o-caucus-non-solo-come-prassi-metodologica-ma-anche-come-responsabilita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Diana Tramma]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Dec 2019 21:22:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog mediazione familiare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nell'ultimo numero della rivista "La Mediazione", ANNO VII - N. 22, trovate un mio contributo in ambito di Mediazione Familiare. Vi riporto un estratto dell'articolo che vuole essere una provocazione per gli addetti ai lavori... ma anche una riflessione per chi vuole saperne di più sulla mediazione familiare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dianatramma.com/la-sessione-separata-o-caucus-non-solo-come-prassi-metodologica-ma-anche-come-responsabilita/">La sessione separata (o caucus) non solo come prassi metodologica ma anche come responsabilità.</a> proviene da <a href="https://www.dianatramma.com">Diana Tramma</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La questione su quali confini attribuire alla responsabilità del mediatore nell&#8217;ambito del suo operato è ampiamente dibattuta.</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Riflettendo individualmente, discutendo fra colleghi ma interrogandoci anche in qualità di membri della Comunità, ci si chiede dove debba interrompersi l’ambito di azione del mediatore.</p>
<p>Sotto diversi punti di vista, peraltro: ad esempio, in tema di trasversalità di discipline; su quanto carico emotivo sia utile e giusto “sopportare per supportare” le parti; su cosa possano e debbano aspettarsi le stesse parti dal mediatore; su come mantenersi entro i confini deontologici in determinate situazioni….</p>
<p>Si pone questo tema all&#8217;interno dello spazio di riflessione qui dedicato ai <em>caucus, </em>non a caso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si può ritenere che la sessione separata non possa essere considerata solo come prassi metodologica. Si può immaginare che essa debba essere vista anche come uno <em>step</em> procedurale utile per il mediatore che voglia controllare che, sul tavolo della mediazione, non concorrano situazioni che possano alterare i presupposti di equilibrio<span style="color: #ff0000"><a style="color: #ff0000" href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a> </span>fra le parti.</p>
<p>Questo elemento è infatti riconducibile ad una presa in carico responsabile del mediatore stesso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il ruolo del mediatore non può essere solo quello di facilitatore, talvolta deve fornire sostegno alla parte più debole, se esiste, fornendo degli strumenti di supporto ed affidando la persona ad una rete che possa proteggerla.</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Parlo dei casi di violenza in famiglia.</strong> Violenza non solo fisica ma anche psicologica ed economica. Parlo di quelle situazioni in cui uno dei componenti della coppia in fase di separazione vive una situazione non solo di conflittualità con il <em>partner</em> ma anche uno stato di difficoltà dovuto ad un potere esercitato dal <em>partner</em> stesso al fine del controllo e demolizione sistematica della propria persona.</p>
<p><strong>Ciò che, infatti, differenzia il conflitto dalla violenza è il degenerare di una situazione fisiologica (conflitto) in patologica e disfunzionale.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I confini sono labili, il mediatore non ha la funzione di psichiatra o psicoterapeuta ma è sua precisa responsabilità, si può pensare, rendersi competente almeno per riconoscere i segnali di un abuso (anche inconsapevole, per la vittima) ed a quel punto<strong> interessare la rete di sostegno</strong> che si sarà creato con la sua professione (con il consenso della “vittima”): centri antiviolenza, psicoterapeuti/psichiatri, legali, assistenti sociali.</p>
<p><strong>Il <em>caucus, </em>quindi, è la migliore occasione per intercettare e vagliare queste situazioni</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Va ricordato che la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (nota come Convenzione di Istanbul), all’art. 48 prevede l’adozione delle necessarie misure legislative, o di altro tipo, per</p>
<p>«<em>vietare il ricorso obbligatorio a procedimenti di soluzione alternativa delle controversie, incluse la mediazione e la conciliazione, in relazione a tutte le forme di violenza che rientrano nel campo di applicazione della presente Convenzione</em>».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Alcuni mediatori, non abbracciando la prassi delle sessioni separate, ritengono di poter captare la presenza delle dinamiche suddette solo da comportamenti precisi che assume la vittima in sessione congiunta. Non si smentiscono queste capacità ma si ritiene sia necessaria una esperienza professionale frutto di un numerosissimo bagaglio personale di mediazioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Dunque ci si deve domandare cosa potrebbe succedere, se il mediatore non intercettasse lo squilibrio all&#8217;interno della coppia.</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Molto probabilmente non si risolverà alcun conflitto ma si aiuterà a trovare un accordo che sia realmente volto solo dalla parte più forte. Si lascerà la vittima in balia della volontà del (della) partner. Si perpetreranno le dinamiche disfunzionali anche a scapito dei figli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La mediazione avrà fallito anche in presenza di un accordo. Il fallimento non sarà del solo mediatore singolo ma anche del sistema che lo appoggia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Chiediamoci quale fiducia potrà nutrire una donna (donna perché statisticamente le vittime di ogni genere di violenza, all&#8217;interno delle coppia, sono numericamente maggiori nel sesso femminile) che non è stata riconosciuta come vittima dal sistema di risoluzione stragiudiziale e giudiziale delle liti, nei confronti delle istituzioni stesse.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Chiediamoci se il messaggio che porterà ai suoi figli (qualora anche lei non sia cosciente del suo <em>status</em> di vittima) sarà quello della normalità di un rapporto quanto meno disfunzionale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="padding-left: 40px"><span style="color: #00ffff"><span style="color: #ff0000"><a style="color: #ff0000" href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a></span> <strong><span style="font-size: 10pt;color: #333333">Viene meno la condizione di equilibrio fra le parti caratterizzata da reciprocità, rispetto e non discriminazione ove si identifichi all’ interno della coppia una vittima di “violenza domestica” intesa come destinataria di “<em>atti di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica che si verificano all’ interno della famiglia o del nucleo familiare o tra attuali o precedenti coniugi o partner, indipendentemente dal fatto che l’autore di tali atti condivida o abbia condiviso la stessa residenza con la vittima</em>”, cfr. art. 3, Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica.</span></strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dianatramma.com/la-sessione-separata-o-caucus-non-solo-come-prassi-metodologica-ma-anche-come-responsabilita/">La sessione separata (o caucus) non solo come prassi metodologica ma anche come responsabilità.</a> proviene da <a href="https://www.dianatramma.com">Diana Tramma</a>.</p>
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		<title>Golding ed il Conflitto. Uno spunto dalla letteratura.</title>
		<link>https://www.dianatramma.com/golding-ed-il-conflitto-uno-spunto-dalla-letteratura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Diana Tramma]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Nov 2019 21:21:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog mediazione aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[Blog mediazione civile]]></category>
		<category><![CDATA[Blog mediazione familiare]]></category>
		<category><![CDATA[Blog mediazione penale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel celebre romanzo "Il Signore delle Mosche" vengono toccati molti temi interessanti: paura e aggressività, spinte motivazionali e scale valoriali, conflitto per il potere, riconoscimento, verità relative…. solo per citarne alcuni. Scopriamoli insieme. Ne suggerite altri, all'interno del racconto, su cui confrontarsi? La letteratura ci offre spesso diversi spunti di riflessione. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dianatramma.com/golding-ed-il-conflitto-uno-spunto-dalla-letteratura/">Golding ed il Conflitto. Uno spunto dalla letteratura.</a> proviene da <a href="https://www.dianatramma.com">Diana Tramma</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Giorni fa ho &#8220;pescato&#8221; da uno scatolone di un bancarella (messa in piedi da alcuni meritevoli volontari, a favore di una scuola elementare) il romanzo <strong>“Il Signore delle Mosche”</strong>, che fece guadagnare a Golding <a href="#_ftn1" name="_ftnref1"><span style="color: #33cccc;">[1]</span></a> il Nobel per la Letteratura. Libro letto, ormai, diversi anni fa ma che ho voluto riprendere scorrendolo con la chiave di lettura che mi interessa: quella relativa alla dinamica della <strong>manifestazione del conflitto tra i personaggi</strong>.</p>
<h2></h2>
<h2>Vorrei proporvi alcuni passaggi che descrivono situazioni conflittuali in cui tutti potremmo trovarci, seppur in contesti del tutto diversi da quello qui descritto.</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Pur trattandosi di un romanzo, infatti, <strong>l’autore ci offre spunti di riflessione colti dall’esperienza dei personaggi</strong> ancora prima che da riflessioni personali teorizzate astrattamente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Contestualizziamo: la vicenda narrata riguarda un gruppo di ragazzini, sopravvissuti ad un incidente aereo, che si trova a dover sopravvivere su una isola deserta; l’ombra della Seconda Guerra si staglia su tutto il racconto e risuona come il rumore della risacca del mare che fa da cornice all’intera trama narrativa. Si può pensare che il <strong>tema della paura e dell’aggressività</strong> costituiscano il <em>fil rouge</em> dell’intero racconto e può assumere rilievo <strong>notare come entrambi gli elementi si autoalimentino</strong> in un crescendo distruttivo. Gli istinti “primordiali” che l’antagonista del racconto spinge a far predominare, prevarranno sul senso di umanità e civiltà a cui si appella il protagonista. L’Autore sembra voler legare tali istinti ad una sorta di peccato originale, evocato come prima gemma primaverile (malevola) nei bambini, punto di vista più o meno condivisibile&#8230;. ma comunque da comprendere se ripercorriamo la vita di Golding.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il conflitto di fondo nasce dalla frustrazione di alcuni bisogni che &#8211; volendo ispirarsi alla “Piramide di Maslow”- si confondono e convergono in <strong>diverse spinte motivazionali (primarie, secondarie o superiori) innescate quando i protagonisti avvertiranno un disallineamento tra la situazione in cui si trovano e quella desiderata</strong>. Inizialmente, infatti, i giovanissimi superstiti colgono nella sventura l’opportunità di costruire una comunità nuova ed armonica, ma ben presto si renderanno conto come gli equilibri creati siano delicati e fragili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il bisogno primario è quello di <strong>sopravvivere in un contesto destrutturato</strong>. Il primo attrito che nasce verte sul “chi deciderà” ovvero su chi deterrà il potere: <strong>la scelta del Capo</strong>. Bellissimo il passaggio in cui Golding valorizzare le <strong>competenze sociali</strong> che possono dimostrare di avere anche i più giovani. Ralph (il protagonista) viene designato ad alzata di mano come guida, il suo rivale è Jack (che possiamo ritenere essere l’antagonista nel romanzo): <strong>ecco come il riconoscimento possa raffigurare la chiave che apre la porta per superare una situazione conflittuale in stallo.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Tranne il coro e Piggy tutti alzano la mano immediatamente; poi anche Piggy tirò su la sua di malavoglia.</em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Ralph contò le mani. &#8220;Allora il capo sono io.”</em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Un applauso scoppiò tra i ragazzi in cerchio. Anche il coro applaudiva, e per la mortificazione Jack diventò così rosso che le lentiggini non si vedevano più. </em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Egli si alzò, poi cambiò idea e si sedette di nuovo tra il frastuono. <strong>Ralph lo guardò, ansioso di offrirgli qualche cosa.</strong></em><strong> <em>“Naturalmente il coro è per te.” </em></strong></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>“Potrebbero fare i soldati…” </em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>“O i cacciatori…” </em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>“Potrebbero…”</em> <em>Il rossore sparì dalla faccia di Jack. </em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Ralph impose di nuovo il silenzio con una mano.</em> <em>“Il coro è affidato a Jack. Quelli del coro possono fare…  cosa volete che facciano?” </em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>“I cacciatori” <strong>Jack e Ralph si scambiarono un sorriso di timida simpatia</strong>.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Successivamente <strong>questo equilibrio si romperà </strong><strong>per sopravvenuta scarsità di risorse materiali e personali</strong> ed i personaggi si troveranno a <strong>subire la dinamica dell’<em>escalation</em> del conflitto</strong>.</p>
<p>Questo è quello che avviene anche in ogni conflitto in cui siamo coinvolti. Capire quali sono gli interessi lesi o attesi, è il primo passo per far emergere i bisogni insoddisfatti e per poi andare a gestire la problematica. Ralph, nel successivo estratto, rinfaccerà a Jack di aver lasciato spegnere il fuoco (che fungeva da segnale per le imbarcazioni di passaggio) per dedicarsi alla caccia. Interessante notare anche come l’Autore disegni le <strong>due verità relative dei rivali</strong> e le due letture diverse degli eventi, entrambe non sminuibili perché focalizzano l’attenzione sullo stesso oggetto &#8230; ma da due diverse prospettive.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Il capo ero io e tu dovevi fare quello che dicevo io….  tu parli, parli ma non sai nemmeno costruire una capanna;  te ne vai a caccia e lasci spegnere il fuoco.” Si voltò e tacque per un momento, poi riprese a parlare pieno di rancore “C’era una nave!”.  </em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Uno dei cacciatori più piccoli cominciò a piangere. L’angosciosa verità si faceva chiara a tutti. Jack prese a colpire il maiale, tirandone via dei pezzi: “In pochi non ce l’avremmo fatta. Ci volevano tutti!”</em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Ralph si voltò “potevi averli tutti quando i rifugi fossero finiti. Ma tu dovevi andare a caccia!”. </em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>“Avevamo bisogno di carne!” Mentre diceva questo Jack si raddrizzo col coltello insanguinato in mano. </em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>I due ragazzi erano di fronte l’uno all’altro e si guardavano. </em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em><strong>Da una parte c’era il mondo brillante della caccia, della tattica e dei giochi feroci e pieni di destrezza; dall’altra, il mondo del senso comune, con le sue aspirazioni e con le sue delusioni</strong></em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L’atmosfera di collaborazione e di condivisione si romperà poi con il vacillare della speranza e con lo sfaldamento dei confini tra i ruoli.</strong> Nel corso del racconto, prende forma il “fantasma” di quello che accadrà. Inizialmente una sottile sensazione di angoscia penetra nel romanzo tramite l’apprensione -che nutre il gruppo di giovani sopravvissuti- per la presunta presenza di una “bestia” sull’isola.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’angoscia diventa via via sempre più pungente e sarà solo Simone (la silente Cassandra del racconto) a farla emergere. Egli cercherà anche di affrontare il <strong>tema della paura</strong> (stato emotivo che porterà i ragazzi a cedere il potere al <em>leader</em> contendente che fa perno sulla forza). Svelare però tale sentimento porterà Simone ad un personale triste epilogo poiché<strong> i compagni non saranno pronti a “nominare” e “contenere” </strong>quella paura, richiamando essa stessa (come forse vuole comunicarci Golding)  il nostro lato umano più oscuro. Simone, infatti, sarà la vittima sacrificale della necessità dei compagni di esorcizzare la realtà. La reazione dello stesso “Piggy”, altro personaggio del racconto e fedele alleato del protagonista, evidenzia come anche nelle persone dotate del miglior buon senso ed intelletto (quale lui era) <strong>la perdita del controllo, la percezione di minaccia alla propria persona e l’immersione in uno stato presunto di “caos” generi uno stato di ansia tale da voler rinnegare la situazione di fatto</strong> (leggi successivo estratto dal romanzo, ove Simone prenderà la parola raccogliendo la Conchiglia, che nel racconto rappresenta il simbolo del rispetto delle regole di convivenza civile e dell&#8217;ascolto dell&#8217;Altro).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Attendere che siano le persone che abbiamo di fronte a sentirsi pronte a voler nominare emozioni “scomode” è una delle regole del mediatore.</strong> Questo è quello che avviene a molti quando si trovano, ad esempio, in un conflitto come quello che viene generato al capolinea di un relazione sentimentale: talvolta capita che un componente della coppia sia già in una fase avanzata della <strong>Separazione Emotiva </strong>e prenda la decisione di interrompere la relazione. Il partner però, spesso, non è pienamente consapevole di tale distacco (o tace nel suo intimo questa involuzione) e, messo di fronte all’evidenza della crisi relazionale, rinnega la stessa e/o reagisce con rabbia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Ralph gridò “<strong>Ascoltatelo! Ha la conchiglia!</strong>”. </em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Simone “Voglio dire che&#8230; forse siamo soltanto noi&#8230;” </em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>“Balle!” questa veniva da Piggy, <strong>così scosso da perdere la dignità</strong>. </em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Simone continuó: “non potremmo essere un po’ &#8230;” Simone si sforzava di esprimere la malattia fondamentale dell’umanità, ma non trovava le parole. Ebbe una ispirazione. “ Qual è la cosa più sporca che ci sia?” </em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Per tutta risposta Jack fece risuonare nell’attonito silenzio che seguì una cruda parola espressiva. Ci fu come un <strong>parossismo di allegria.</strong> I piccoli che erano tornati ad arrampicarsi sul tronco malfermo caddero giù di nuovo e non se ne accorsero neanche. I cacciatori gridavano di gioia. <strong>Lo sforzo di Simone si era risolto in una rovina</strong>: sconfitto crudelmente dalle risa, si rannicchiò, senza difendersi, al suo posto.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Buona lettura!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #33cccc;"><a style="color: #33cccc;" href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> </span>   <span style="font-family: 'courier new', courier, monospace;">William Golding fu, a cavallo tra la prima e la seconda metà del Novecento, un maestro elementare di simpatie steineriane che prestò servizio come militare della marina britannica durante la seconda guerra mondiale. Dopo il congedo tornò ad insegnare e scrivere e si guadagnò il Nobel con il suo romanzo “Il Signore delle Mosche”.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La tutela della riservatezza nella Mediazione Civile e Commerciale e nella Mediazione Familiare</title>
		<link>https://www.dianatramma.com/la-tutela-della-riservatezza-nella-mediazione-civile-e-commerciale-e-nella-mediazione-familiare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Diana Tramma]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Sep 2019 13:40:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog mediazione civile]]></category>
		<category><![CDATA[Blog mediazione familiare]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’evento si propone di offrire un breve panoramica degli aspetti inerenti la tutela della Privacy in particolari contesti di applicazione quali i procedimenti di mediazione e civile e commerciale e i percorsi di mediazione familiare. Partecipa anche tu il 18 OTTOBRE 2019 (h. 14:15-16:30) presso Tribunale di Torino, Aula 74 c/o Consiglio dell’Ordine degli Avvocati Torino (ingresso 18, 1° piano).</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>La tutela della riservatezza nella Mediazione Civile e Commerciale e nella Mediazione Familiare</h1>
<p>&nbsp;</p>
<h2>18 OTTOBRE 2019 (h. 14:15-16:30)</h2>
<h2>Tribunale di Torino, Aula 74 c/o Consiglio dell’Ordine degli<br />
Avvocati Torino (ingresso 18, 1° piano)</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>L’evento si propone di offrire un breve panoramica degli aspetti inerenti la tutela della Privacy in particolari contesti di applicazione quali i procedimenti di mediazione e civile e commerciale e i percorsi di mediazione familiare. Gli spunti di riflessione vogliono essere forniti in modo tale da coinvolgere i partecipanti in dibattito e rendere interlocutorio l’incontro. Si vuole anche affrontare la tematica della Deontologia inerente la professione forense nella particolare situazione nella quale versa il professionista che si trova ad assistere il cliente durante i procedimenti/percorsi (equilibrio fra tutela della parte e leale collaborazione con i colleghi).</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Vi aspetto!</h2>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.dianatramma.com/wp-content/uploads/2019/06/Evento-Diana-Tramma.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-1208 aligncenter" src="https://www.dianatramma.com/wp-content/uploads/2019/06/iconfinder_pdf_272699.png" alt="" width="25" height="25" /></a><a href="https://www.dianatramma.com/wp-content/uploads/2019/09/locandina-convegno.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Scarica la locandina dell&#8217;evento</a></p>
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		<item>
		<title>Conoscere e gestire il conflitto nelle nuove famiglie</title>
		<link>https://www.dianatramma.com/conoscere-conflitto-nuove-famiglie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Diana Tramma]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Jun 2019 05:27:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog mediazione familiare]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Poche settimane fa ho avuto il piacere di partecipare, in qualità di relatrice ed insieme alla nota psicologa e psicoterapeuta Franca Petracca, ad un incontro destinato a genitori e professionisti di vari settori -quali psicologi, avvocati ed educatori- incentrato sullo strumento della mediazione familiare. E’ stato interessante notare come sia sempre più evidente l’utilità di confronti non solo interdisciplinari ma anche su vari livelli cioè che mettano a confronto utenti e professionisti di varie materie.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dianatramma.com/conoscere-conflitto-nuove-famiglie/">Conoscere e gestire il conflitto nelle nuove famiglie</a> proviene da <a href="https://www.dianatramma.com">Diana Tramma</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Incontro tra genitori e professionisti</h2>
<p>Poche settimane fa ho avuto il piacere di partecipare, in qualità di relatrice ed insieme alla nota psicologa e psicoterapeuta Franca Petracca, ad un incontro destinato a genitori e professionisti di vari settori -quali psicologi, avvocati ed educatori- incentrato sullo strumento della mediazione familiare. E’ stato interessante notare come sia sempre più evidente l’utilità di<strong> confronti non solo interdisciplinari ma anche su vari livelli</strong> cioè che mettano a confronto utenti e professionisti di varie materie.</p>
<p>Sono emerse, nella particolare fattispecie, le esigenze sentite dai genitori che versano in stato di conflitto nel contesto della separazione. Sono altresì emerse le domande e curiosità dei professionisti che assistono queste persone e che valutano la <strong>mediazione familiare come uno strumento utile da integrare ai propri percorsi professionali</strong>. Abbiamo provato a dare qualche risposta. Si è parlato dei nuovi modelli di famiglia ma anche delle reazioni fisiologiche e non dei figli di fronte a situazioni altamente conflittuali ed infine del ruolo del mediatore. I <strong>feedback dei partecipanti sono stati molto positivi</strong> ed è emersa la voglia, e forse anche la necessità, di ripetere incontri simili per creare un <strong>canale virtuoso di informazioni, buone pratiche</strong>&#8230;. ma anche per far sentire le persone a cui, noi i mediatori familiari ci dedichiamo, <strong>meno sole</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.dianatramma.com/wp-content/uploads/2019/06/Evento-Diana-Tramma.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-1208 aligncenter" src="https://www.dianatramma.com/wp-content/uploads/2019/06/iconfinder_pdf_272699.png" alt="" width="25" height="25" /></a><a href="https://www.dianatramma.com/wp-content/uploads/2019/06/Evento-Diana-Tramma.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Scarica la locandina dell&#8217;evento</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dianatramma.com/conoscere-conflitto-nuove-famiglie/">Conoscere e gestire il conflitto nelle nuove famiglie</a> proviene da <a href="https://www.dianatramma.com">Diana Tramma</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;approccio del mediatore</title>
		<link>https://www.dianatramma.com/lapproccio-del-mediatore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Diana Tramma]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Feb 2019 12:00:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog mediazione aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[Blog mediazione civile]]></category>
		<category><![CDATA[Blog mediazione familiare]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.dianatramma.com/?p=1</guid>

					<description><![CDATA[<p>Mediare è un’arte che prevede pazienza, lavoro, ma soprattutto ascolto delle parti in conflitto. Ascoltare e comprendere le emozioni, il dolore e la sofferenza delle persone e facilitarle ad avere nuovamente una relazione che, anche se di matrice diversa, possa rivelarsi funzionale…. Questo è l’obiettivo della mediazione. Un possibile traguardo ulteriore? Creare insieme una soluzione che sia condivisa e il più soddisfacente per entrambi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dianatramma.com/lapproccio-del-mediatore/">L&#8217;approccio del mediatore</a> proviene da <a href="https://www.dianatramma.com">Diana Tramma</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Mediare è un&#8217;arte</h2>
<p><strong>Mediare </strong>richiede <strong>cuore </strong>e <strong>tecnica </strong>che, se utilizzati sapientemente e alternativamente, permettono quello che può essere il traguardo della mediazione: creare insieme una <strong>soluzione </strong>che sia condivisa e il più soddisfacente per entrambi.</p>
<p><strong>Mediare è un’arte</strong> che prevede pazienza, lavoro, ma soprattutto ascolto delle parti in conflitto. <strong>Conflitto</strong> che non è per forza di cose negativo, ma che, se accolto e gestito, può rappresentare un’opportunità di crescita.</p>
<p><strong>Ascoltare </strong>e <strong>comprendere </strong>le emozioni, il dolore e la sofferenza delle persone e facilitarle ad avere nuovamente una <strong>relazione </strong>che, anche se di matrice diversa, possa rivelarsi funzionale…. Questo è l’obiettivo della mediazione.</p>
<p><em>“Ascoltare bene è quasi rispondere” </em>diceva Pierre Marivaux</p>
<p>Perché questo sia possibile il <strong>mediatore </strong>deve rimanere sullo sfondo, spogliarsi da ogni abito ingombrante, da ogni ruolo o titolo, da ogni velleità e desiderio di esibizione della propria persona, deve sostanzialmente “sospendersi temporaneamente” per essere pronto ad <strong>accogliere </strong>ciò che portano le persone in mediazione… e ciò che portano è prima di tutto il non detto, le vibrazioni che <strong>umilmente </strong>il mediatore dovrà captare e che sono gli elementi essenziali ignorati fino a quel momento e rimasti latenti nell’ <strong><em>escalation </em>del conflitto</strong>. Questi elementi sono prima di tutto le <strong>emozioni </strong>non ancora nominate.</p>
<p>Solo un <strong>approccio empatico</strong> a chi abbiamo di fronte consente di cogliere questa opportunità… perché il rapporto fra mediatore e mediato deve basarsi sulla <strong>fiducia</strong>.</p>
<p>Oggi siamo tutti abbagliati dalla forma, ed ecco come la <strong>sostanza </strong>ed il contenuto qui siano preponderanti e siano il frutto necessario della rappresentazione dei <strong>vissuti</strong>. Questo approccio è declinabile in qualunque mediazione: sia essa <strong>civile, familiare, aziendale</strong>…</p>
<p>Il centro dell’attenzione sono le parti, vere protagoniste della mediazione, non il mediatore non chi assiste le parti: il <strong>potere è nelle mani di chi il conflitto lo sta vivendo. </strong>Sarà il loro <strong>linguaggio </strong>che userà il mediatore e non quello dei legali o dei professionisti che possono assistere al percorso….ed è su tale registro e solo su quello che vi è la reale possibilità di ristabilire il <strong>canale comunicativo</strong> utile a trovare <strong>accordi duraturi</strong>.</p>
<p><em>“Quando si è iniziato a considerare l’arte da espressione di creazione a espressione di sentimenti, ognuno poteva essere artista, perché tutti hanno dei sentimenti” </em>diceva Fernando Pessoa</p>
<p>Pensa a come nasce un’opera d’arte. A quando non è solo il frutto dell’ingegno di un unico artista, ma quando è un <strong>percorso collettivo</strong> che coinvolge più persone che collaborano per realizzare un quadro, una scultura, una struttura architettonica che incontri la soddisfazione di tutti.</p>
<p>La mediazione per me è proprio questo: un percorso in cui le persone (dette anche parti) sono protagoniste e il mediatore usa tutti gli strumenti a sua disposizione per portarle verso la composizione di quest’opera d’arte. Solo che non è qualcosa da ammirare in un museo o per strada, ma riguarda la loro vita.</p>
<p>Questo cerco di fare nel mio lavoro con le persone che vengono in mediazione: le aiuto a elaborare una <strong>soluzione condivisa</strong>, passando per il delicato processo di <strong>riconoscimento </strong>dei propri limiti e di quelli dell’altro.</p>
<p>E così come l’opera d’arte cambia a seconda di chi la vede, allo stesso modo la mediazione non è <strong>mai uguale per tutti</strong>, così come non lo è la soluzione, che è personale, unica, il più possibile duratura.</p>
<p>Se l’avvocato assiste le parti, nel caso della mediazione il mio ruolo è di continuo <strong>sostegno</strong>.</p>
<p>Dal punto di vista tecnico,</p>
<p>il mio <strong>approccio</strong> nella mediazione è sia di tipo <strong>umanistico-trasformativo</strong> che <strong>negoziale</strong>.</p>
<p>L’approccio umanistico richiede di saper accogliere, attraverso un <strong>ascolto attivo</strong>, le dimensioni emotive e i valori vissuti dalle persone coinvolte direttamente o indirettamente, sia in casi di reato che in relazioni fortemente conflittuali, così come quelle di coppia, con o senza figli.</p>
<p>È allo stesso tempo anche trasformativo perché il mio obiettivo è quello di individuare e supportare ogni occasione che porti a un possibile miglioramento (trasformazione) dell’interazione.</p>
<p>L’approccio negoziale, che applico anche nel contesto familiare oltre che nel civile e commerciale, mi permette di arrivare, tramite l’emersione dei <strong>reali interessi e bisogni</strong>, a una negoziazione che punta ad un accordo che soddisfi tutte le parti in gioco e che parte dal vagliare tutte le <strong>alternative possibili </strong>tramite il <strong>brainstorming</strong>. Ed anche qui, quale migliore strumento della <strong>creatività</strong> consente di ampliare il numero di colori da cui attingere e le varie sfumature utilizzabili per la realizzazione dell’opera collettiva? Il tutto si chiude, come il cerchio di Giotto.</p>
<p>Vi racconto una favola: c’era una volta una coppia di amici e soci che la vita aveva visto arrivare a scontrarsi in maniera così dura e dirompente da doversi ritrovare nello studio di un noto avvocato.</p>
<p>Avevano intenzione di dirimere la controversia e raccogliere una consulenza. Nella lussuosa sala d’aspetto, in attesa con loro e vicino a loro, si sedette una piccola donna di età avanzata. La signora indossava semplici vesti ma era dotata di occhi vivaci, limpidi e pieni di luce. La donna cominciò a parlare loro e dimostrò di voler condividere il motivo per cui era lì. Dolcemente raccontò loro del dispiacere che la attraversava nel dover attardarsi in quello studio, perchè coinvolta in liti patrimoniali familiari che avevano rovinato il rapporto con la sua nipote tanto amata.</p>
<p>Tanta era l’umanità che affiorana dalla donna che i due uomini sentirono per qualche istante la loro rabbia placarsi e la loro postura ammorbidirsi. Scambiarono alcune parole con la donna e si ritrovarono anche a parlare tra di loro… dopo tanto tempo. Forse questo successe  inizialmente con l’obiettivo di dare conforto alla donna…. Ma entrambi ben presto di resero conto che erano prima di tutto loro a sentirsi meglio.</p>
<p>L’avvocato tardava a riceverli, era trascorsa già una ora. I due si scambiarono una rapida occhiata e capirono che stavano pensando alla stessa cosa: avevano rotto il ghiaccio e sentivano di non volere reindossare la loro “armatura” entrando nello studio, almeno non quello stesso giorno… volevano provare a giovare del ritrovato dialogo. Non avevano pretese di arrivare ad un risultato od un obiettivo preciso, non ancora quanto meno.</p>
<p>Fecero per alzarsi ed andarsene quando la segretaria dello studio entrò nella sala d’attesa e disse guardando la donna: “Avvocato, chiedo scusa, la stavo proprio cercando perchè ha chiamato Sua nipote ed i signori avevano appuntamento con Lei già un’ ora fa…. Ma vedo che vi siete già incontrati, perciò tolgo il disturbo”. L’avvocato si girò verso i due uomini e sorrise. Quella fu una mediazione ben riuscita.</p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.dianatramma.com/lapproccio-del-mediatore/">L&#8217;approccio del mediatore</a> proviene da <a href="https://www.dianatramma.com">Diana Tramma</a>.</p>
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