La Mediazione 2.0

Credo non ci sia bisogno di una Task Force anche sul tema della mediazione (il lavoro della Commissione Alpa, purtroppo, è stato dimenticato troppo in fretta). A fronte delle ultime proposte indirizzate al Ministero, per una Mediazione 2.0, metterei al centro chi conduce la procedura e mi focalizzerei, conseguentemente, sul tema relativo alla Deontologia del mediatore.

Le nuove frontiere delle mediazione

 

In un momento “caldo” come quello che stiamo vivendo, diverse sono le iniziative e proposte presentate agli organi competenti per rilanciare l’istituto della Mediazione Civile e Commerciale in ottica 2.0 (o forse 4.0 se consideriamo tutti i passi avanti e indietro fatti negli ultimi vent’anni). Alcune di esse propugnano primariamente l’istituto come valido strumento per la composizione bonaria di liti venutesi a creare conseguentemente agli ultimi D.P.C.M. succedutisi (vedi controversie relative ad inadempimenti contrattuali in periodo di lock-down) o anche antecedenti: il comune denominatore parrebbe essere, pertanto, la rappresentazione della soluzione al problema “mole di lavoro” che potrebbe fare andare in corto circuito i Tribunali.

 

Accolgo, personalmente, con molto favore le proposte che diano l’opportunità ai mediatori di far ascoltare le loro voci. Non per “manie di protagonismo” -poiché sappiamo bene che le protagoniste del percorso di mediazione sono le parti- ma perché i Mediatori sono coloro che guidano il percorso e se ne assumono le responsabilità, al di là del coinvolgimento nell’ Organismo di Mediazione scelto. Sappiamo bene, peraltro, come per la formulazione di eventuali norme sia imprescindibile la conoscenza delle dinamiche reali coinvolte nelle fattispecie.

 

Partendo dal presupposto che, mio modesto parere, la mediazione non debba essere considerata come mero strumento deflattivo del contenzioso, avente il fine primario di liberare le sedi istituzionalmente coinvolte, ritengo che spesso questa argomentazione a favore della mediazione sia stata utilizzata a stregua di richiamo dell’innamorato -per lo più non corrisposto- (Mediatore) verso l’amato distratto (il Ministero, che negli ultimi anni si è per lo più disinteressato alla mediazione e ancor più al riconoscimento della figura del Mediatore…. Il quale, se vogliamo raccontarcela tutta, alle condizioni attuali è paragonabile ad un professionista che svolge volontariato sociale suo malgrado o per pura passione).

 

… uno strumento antico ma ancora tutto da scoprire e da valorizzare

 

Deve essere chiaro come, a parere di chi vi scrive, la deflazione del contenzioso sia la naturale conseguenza della mediazione e non il fine poiché lo strumento è di per se’ valido, efficace e rivoluzionario nella sua primaria funzione di promozione del benessere delle parti coinvolte (nonché antico almeno come le Sacre Scritture, a soddisfazione anche dei più “reazionari”) se vogliamo ragionare con quella mentalità aperta che dovremmo riscoprire non solo nei momenti in cui più ci conviene.

 

Qualche dubbio, a proposito del riconoscimento della figura professionale del Mediatore (e volendomi concedere un breve dirottamento dalla vexata quaestio), lo nutro relativamente al progetto UNI che propone, fra le altre cose, anche la certificazione dei Mediatori Civili. Ciò perché taglierebbe fuori una buona fetta di colleghi che non possono permettersi di investire ancora una volta a “fondo perduto”.

 

Dobbiamo, infatti, essere onesti intellettualmente: molti si sono formati e non hanno ancora avuto l’opportunità di mediare; personalmente sento non di rado le recriminazioni dei nuovi mediatori che si sono rivolti agli specialisti del “business” della formazione (mi riferisco esclusivamente a chi offre formazione povera di contenuti) e che sono iscritti in realtà in cui il principio della rotazione degli incarichi è per lo più un miraggio. E allora non è forse un po’ prematura una certificazione quando ancora mancano le basi del riconoscimento della figura del Mediatore?

 

Credo non ci sia bisogno di una Task Force anche sul tema della mediazione (il lavoro della Commissione Alpa, purtroppo, è stato dimenticato troppo in fretta). A fronte delle ultime proposte indirizzate al Ministero, per una Mediazione 2.0, metterei al centro chi conduce la procedura e mi focalizzerei, conseguentemente, sul tema relativo alla Deontologia del mediatore. Tale aspetto pare, a modesto parere di chi scrive, un elemento imprescindibile se vogliamo valorizzare questa professione e non permettere a nessuno di svilirla.

 

Riporto, a riguardo, un mio contributo pubblicato nell’ultimo numero della Rivista “La Mediazione” che prende spunto da una vicenda che ruota attorno alla Mediazione Familiare.

 

Buona lettura.

 

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