L’approccio del mediatore

Mediare è un’arte che prevede pazienza, lavoro, ma soprattutto ascolto delle parti in conflitto. Ascoltare e comprendere le emozioni, il dolore e la sofferenza delle persone e facilitarle ad avere nuovamente una relazione che, anche se di matrice diversa, possa rivelarsi funzionale…. Questo è l’obiettivo della mediazione. Un possibile traguardo ulteriore? Creare insieme una soluzione che sia condivisa e il più soddisfacente per entrambi.
mediare è un'arte

Mediare è un’arte

Mediare richiede cuore e tecnica che, se utilizzati sapientemente e alternativamente, permettono quello che può essere il traguardo della mediazione: creare insieme una soluzione che sia condivisa e il più soddisfacente per entrambi.

Mediare è un’arte che prevede pazienza, lavoro, ma soprattutto ascolto delle parti in conflitto. Conflitto che non è per forza di cose negativo, ma che, se accolto e gestito, può rappresentare un’opportunità di crescita.

Ascoltare e comprendere le emozioni, il dolore e la sofferenza delle persone e facilitarle ad avere nuovamente una relazione che, anche se di matrice diversa, possa rivelarsi funzionale…. Questo è l’obiettivo della mediazione.

“Ascoltare bene è quasi rispondere” diceva Pierre Marivaux

Perché questo sia possibile il mediatore deve rimanere sullo sfondo, spogliarsi da ogni abito ingombrante, da ogni ruolo o titolo, da ogni velleità e desiderio di esibizione della propria persona, deve sostanzialmente “sospendersi temporaneamente” per essere pronto ad accogliere ciò che portano le persone in mediazione… e ciò che portano è prima di tutto il non detto, le vibrazioni che umilmente il mediatore dovrà captare e che sono gli elementi essenziali ignorati fino a quel momento e rimasti latenti nell’ escalation del conflitto. Questi elementi sono prima di tutto le emozioni non ancora nominate.

Solo un approccio empatico a chi abbiamo di fronte consente di cogliere questa opportunità… perché il rapporto fra mediatore e mediato deve basarsi sulla fiducia.

Oggi siamo tutti abbagliati dalla forma, ed ecco come la sostanza ed il contenuto qui siano preponderanti e siano il frutto necessario della rappresentazione dei vissuti. Questo approccio è declinabile in qualunque mediazione: sia essa civile, familiare, aziendale

Il centro dell’attenzione sono le parti, vere protagoniste della mediazione, non il mediatore non chi assiste le parti: il potere è nelle mani di chi il conflitto lo sta vivendo. Sarà il loro linguaggio che userà il mediatore e non quello dei legali o dei professionisti che possono assistere al percorso….ed è su tale registro e solo su quello che vi è la reale possibilità di ristabilire il canale comunicativo utile a trovare accordi duraturi.

“Quando si è iniziato a considerare l’arte da espressione di creazione a espressione di sentimenti, ognuno poteva essere artista, perché tutti hanno dei sentimenti” diceva Fernando Pessoa

Pensa a come nasce un’opera d’arte. A quando non è solo il frutto dell’ingegno di un unico artista, ma quando è un percorso collettivo che coinvolge più persone che collaborano per realizzare un quadro, una scultura, una struttura architettonica che incontri la soddisfazione di tutti.

La mediazione per me è proprio questo: un percorso in cui le persone (dette anche parti) sono protagoniste e il mediatore usa tutti gli strumenti a sua disposizione per portarle verso la composizione di quest’opera d’arte. Solo che non è qualcosa da ammirare in un museo o per strada, ma riguarda la loro vita.

Questo cerco di fare nel mio lavoro con le persone che vengono in mediazione: le aiuto a elaborare una soluzione condivisa, passando per il delicato processo di riconoscimento dei propri limiti e di quelli dell’altro.

E così come l’opera d’arte cambia a seconda di chi la vede, allo stesso modo la mediazione non è mai uguale per tutti, così come non lo è la soluzione, che è personale, unica, il più possibile duratura.

Se l’avvocato assiste le parti, nel caso della mediazione il mio ruolo è di continuo sostegno.

Dal punto di vista tecnico,

il mio approccio nella mediazione è sia di tipo umanistico-trasformativo che negoziale.

L’approccio umanistico richiede di saper accogliere, attraverso un ascolto attivo, le dimensioni emotive e i valori vissuti dalle persone coinvolte direttamente o indirettamente, sia in casi di reato che in relazioni fortemente conflittuali, così come quelle di coppia, con o senza figli.

È allo stesso tempo anche trasformativo perché il mio obiettivo è quello di individuare e supportare ogni occasione che porti a un possibile miglioramento (trasformazione) dell’interazione.

L’approccio negoziale, che applico anche nel contesto familiare oltre che nel civile e commerciale, mi permette di arrivare, tramite l’emersione dei reali interessi e bisogni, a una negoziazione che punta ad un accordo che soddisfi tutte le parti in gioco e che parte dal vagliare tutte le alternative possibili tramite il brainstorming. Ed anche qui, quale migliore strumento della creatività consente di ampliare il numero di colori da cui attingere e le varie sfumature utilizzabili per la realizzazione dell’opera collettiva? Il tutto si chiude, come il cerchio di Giotto.

Vi racconto una favola: c’era una volta una coppia di amici e soci che la vita aveva visto arrivare a scontrarsi in maniera così dura e dirompente da doversi ritrovare nello studio di un noto avvocato.

Avevano intenzione di dirimere la controversia e raccogliere una consulenza. Nella lussuosa sala d’aspetto, in attesa con loro e vicino a loro, si sedette una piccola donna di età avanzata. La signora indossava semplici vesti ma era dotata di occhi vivaci, limpidi e pieni di luce. La donna cominciò a parlare loro e dimostrò di voler condividere il motivo per cui era lì. Dolcemente raccontò loro del dispiacere che la attraversava nel dover attardarsi in quello studio, perchè coinvolta in liti patrimoniali familiari che avevano rovinato il rapporto con la sua nipote tanto amata.

Tanta era l’umanità che affiorana dalla donna che i due uomini sentirono per qualche istante la loro rabbia placarsi e la loro postura ammorbidirsi. Scambiarono alcune parole con la donna e si ritrovarono anche a parlare tra di loro… dopo tanto tempo. Forse questo successe  inizialmente con l’obiettivo di dare conforto alla donna…. Ma entrambi ben presto di resero conto che erano prima di tutto loro a sentirsi meglio.

L’avvocato tardava a riceverli, era trascorsa già una ora. I due si scambiarono una rapida occhiata e capirono che stavano pensando alla stessa cosa: avevano rotto il ghiaccio e sentivano di non volere reindossare la loro “armatura” entrando nello studio, almeno non quello stesso giorno… volevano provare a giovare del ritrovato dialogo. Non avevano pretese di arrivare ad un risultato od un obiettivo preciso, non ancora quanto meno.

Fecero per alzarsi ed andarsene quando la segretaria dello studio entrò nella sala d’attesa e disse guardando la donna: “Avvocato, chiedo scusa, la stavo proprio cercando perchè ha chiamato Sua nipote ed i signori avevano appuntamento con Lei già un’ ora fa…. Ma vedo che vi siete già incontrati, perciò tolgo il disturbo”. L’avvocato si girò verso i due uomini e sorrise. Quella fu una mediazione ben riuscita.

 

 

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