Golding ed il Conflitto. Uno spunto dalla letteratura.

Nel celebre romanzo "Il Signore delle Mosche" vengono toccati molti temi interessanti: paura e aggressività, spinte motivazionali e scale valoriali, conflitto per il potere, riconoscimento, verità relative…. solo per citarne alcuni. Scopriamoli insieme. Ne suggerite altri, all'interno del racconto, su cui confrontarsi? La letteratura ci offre spesso diversi spunti di riflessione.

 

Giorni fa ho “pescato” da uno scatolone di un bancarella (messa in piedi da alcuni meritevoli volontari, a favore di una scuola elementare) il romanzo “Il Signore delle Mosche”, che fece guadagnare a Golding [1] il Nobel per la Letteratura. Libro letto, ormai, diversi anni fa ma che ho voluto riprendere scorrendolo con la chiave di lettura che mi interessa: quella relativa alla dinamica della manifestazione del conflitto tra i personaggi.

Vorrei proporvi alcuni passaggi che descrivono situazioni conflittuali in cui tutti potremmo trovarci, seppur in contesti del tutto diversi da quello qui descritto.

 

Pur trattandosi di un romanzo, infatti, l’autore ci offre spunti di riflessione colti dall’esperienza dei personaggi ancora prima che da riflessioni personali teorizzate astrattamente.

 

Contestualizziamo: la vicenda narrata riguarda un gruppo di ragazzini, sopravvissuti ad un incidente aereo, che si trova a dover sopravvivere su una isola deserta; l’ombra della Seconda Guerra si staglia su tutto il racconto e risuona come il rumore della risacca del mare che fa da cornice all’intera trama narrativa. Si può pensare che il tema della paura e dell’aggressività costituiscano il fil rouge dell’intero racconto e può assumere rilievo notare come entrambi gli elementi si autoalimentino in un crescendo distruttivo. Gli istinti “primordiali” che l’antagonista del racconto spinge a far predominare, prevarranno sul senso di umanità e civiltà a cui si appella il protagonista. L’Autore sembra voler legare tali istinti ad una sorta di peccato originale, evocato come prima gemma primaverile (malevola) nei bambini, punto di vista più o meno condivisibile…. ma comunque da comprendere se ripercorriamo la vita di Golding.

 

Il conflitto di fondo nasce dalla frustrazione di alcuni bisogni che – volendo ispirarsi alla “Piramide di Maslow”- si confondono e convergono in diverse spinte motivazionali (primarie, secondarie o superiori) innescate quando i protagonisti avvertiranno un disallineamento tra la situazione in cui si trovano e quella desiderata. Inizialmente, infatti, i giovanissimi superstiti colgono nella sventura l’opportunità di costruire una comunità nuova ed armonica, ma ben presto si renderanno conto come gli equilibri creati siano delicati e fragili.

 

Il bisogno primario è quello di sopravvivere in un contesto destrutturato. Il primo attrito che nasce verte sul “chi deciderà” ovvero su chi deterrà il potere: la scelta del Capo. Bellissimo il passaggio in cui Golding valorizzare le competenze sociali che possono dimostrare di avere anche i più giovani. Ralph (il protagonista) viene designato ad alzata di mano come guida, il suo rivale è Jack (che possiamo ritenere essere l’antagonista nel romanzo): ecco come il riconoscimento possa raffigurare la chiave che apre la porta per superare una situazione conflittuale in stallo.

 

Tranne il coro e Piggy tutti alzano la mano immediatamente; poi anche Piggy tirò su la sua di malavoglia.

Ralph contò le mani. “Allora il capo sono io.”

Un applauso scoppiò tra i ragazzi in cerchio. Anche il coro applaudiva, e per la mortificazione Jack diventò così rosso che le lentiggini non si vedevano più.

Egli si alzò, poi cambiò idea e si sedette di nuovo tra il frastuono. Ralph lo guardò, ansioso di offrirgli qualche cosa. “Naturalmente il coro è per te.”

“Potrebbero fare i soldati…”

“O i cacciatori…”

“Potrebbero…” Il rossore sparì dalla faccia di Jack.

Ralph impose di nuovo il silenzio con una mano. “Il coro è affidato a Jack. Quelli del coro possono fare…  cosa volete che facciano?”

“I cacciatori” Jack e Ralph si scambiarono un sorriso di timida simpatia.

 

Successivamente questo equilibrio si romperà per sopravvenuta scarsità di risorse materiali e personali ed i personaggi si troveranno a subire la dinamica dell’escalation del conflitto.

Questo è quello che avviene anche in ogni conflitto in cui siamo coinvolti. Capire quali sono gli interessi lesi o attesi, è il primo passo per far emergere i bisogni insoddisfatti e per poi andare a gestire la problematica. Ralph, nel successivo estratto, rinfaccerà a Jack di aver lasciato spegnere il fuoco (che fungeva da segnale per le imbarcazioni di passaggio) per dedicarsi alla caccia. Interessante notare anche come l’Autore disegni le due verità relative dei rivali e le due letture diverse degli eventi, entrambe non sminuibili perché focalizzano l’attenzione sullo stesso oggetto … ma da due diverse prospettive.

 

Il capo ero io e tu dovevi fare quello che dicevo io….  tu parli, parli ma non sai nemmeno costruire una capanna;  te ne vai a caccia e lasci spegnere il fuoco.” Si voltò e tacque per un momento, poi riprese a parlare pieno di rancore “C’era una nave!”. 

Uno dei cacciatori più piccoli cominciò a piangere. L’angosciosa verità si faceva chiara a tutti. Jack prese a colpire il maiale, tirandone via dei pezzi: “In pochi non ce l’avremmo fatta. Ci volevano tutti!”

Ralph si voltò “potevi averli tutti quando i rifugi fossero finiti. Ma tu dovevi andare a caccia!”.

“Avevamo bisogno di carne!” Mentre diceva questo Jack si raddrizzo col coltello insanguinato in mano.

I due ragazzi erano di fronte l’uno all’altro e si guardavano.

Da una parte c’era il mondo brillante della caccia, della tattica e dei giochi feroci e pieni di destrezza; dall’altra, il mondo del senso comune, con le sue aspirazioni e con le sue delusioni.

 

L’atmosfera di collaborazione e di condivisione si romperà poi con il vacillare della speranza e con lo sfaldamento dei confini tra i ruoli. Nel corso del racconto, prende forma il “fantasma” di quello che accadrà. Inizialmente una sottile sensazione di angoscia penetra nel romanzo tramite l’apprensione -che nutre il gruppo di giovani sopravvissuti- per la presunta presenza di una “bestia” sull’isola.

 

L’angoscia diventa via via sempre più pungente e sarà solo Simone (la silente Cassandra del racconto) a farla emergere. Egli cercherà anche di affrontare il tema della paura (stato emotivo che porterà i ragazzi a cedere il potere al leader contendente che fa perno sulla forza). Svelare però tale sentimento porterà Simone ad un personale triste epilogo poiché i compagni non saranno pronti a “nominare” e “contenere” quella paura, richiamando essa stessa (come forse vuole comunicarci Golding)  il nostro lato umano più oscuro. Simone, infatti, sarà la vittima sacrificale della necessità dei compagni di esorcizzare la realtà. La reazione dello stesso “Piggy”, altro personaggio del racconto e fedele alleato del protagonista, evidenzia come anche nelle persone dotate del miglior buon senso ed intelletto (quale lui era) la perdita del controllo, la percezione di minaccia alla propria persona e l’immersione in uno stato presunto di “caos” generi uno stato di ansia tale da voler rinnegare la situazione di fatto (leggi successivo estratto dal romanzo, ove Simone prenderà la parola raccogliendo la Conchiglia, che nel racconto rappresenta il simbolo del rispetto delle regole di convivenza civile e dell’ascolto dell’Altro).

 

Attendere che siano le persone che abbiamo di fronte a sentirsi pronte a voler nominare emozioni “scomode” è una delle regole del mediatore. Questo è quello che avviene a molti quando si trovano, ad esempio, in un conflitto come quello che viene generato al capolinea di un relazione sentimentale: talvolta capita che un componente della coppia sia già in una fase avanzata della Separazione Emotiva e prenda la decisione di interrompere la relazione. Il partner però, spesso, non è pienamente consapevole di tale distacco (o tace nel suo intimo questa involuzione) e, messo di fronte all’evidenza della crisi relazionale, rinnega la stessa e/o reagisce con rabbia.

 

Ralph gridò “Ascoltatelo! Ha la conchiglia!”.

Simone “Voglio dire che… forse siamo soltanto noi…”

“Balle!” questa veniva da Piggy, così scosso da perdere la dignità.

Simone continuó: “non potremmo essere un po’ …” Simone si sforzava di esprimere la malattia fondamentale dell’umanità, ma non trovava le parole. Ebbe una ispirazione. “ Qual è la cosa più sporca che ci sia?”

Per tutta risposta Jack fece risuonare nell’attonito silenzio che seguì una cruda parola espressiva. Ci fu come un parossismo di allegria. I piccoli che erano tornati ad arrampicarsi sul tronco malfermo caddero giù di nuovo e non se ne accorsero neanche. I cacciatori gridavano di gioia. Lo sforzo di Simone si era risolto in una rovina: sconfitto crudelmente dalle risa, si rannicchiò, senza difendersi, al suo posto.

 

Buona lettura!

 

[1]    William Golding fu, a cavallo tra la prima e la seconda metà del Novecento, un maestro elementare di simpatie steineriane che prestò servizio come militare della marina britannica durante la seconda guerra mondiale. Dopo il congedo tornò ad insegnare e scrivere e si guadagnò il Nobel con il suo romanzo “Il Signore delle Mosche”.

 

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