<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Blog mediazione penale - Diana Tramma</title>
	<atom:link href="https://www.dianatramma.com/blog-mediazione-penale/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.dianatramma.com/blog-mediazione-penale/</link>
	<description>Andare oltre i conflitti</description>
	<lastBuildDate>Wed, 03 Feb 2021 17:36:20 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.8.2</generator>

<image>
	<url>https://www.dianatramma.com/wp-content/uploads/2019/06/Favicon-Tramma-150x150.png</url>
	<title>Blog mediazione penale - Diana Tramma</title>
	<link>https://www.dianatramma.com/blog-mediazione-penale/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Giustizia Riparativa: un modello ormai riconosciuto come parte integrante del nostro sistema.</title>
		<link>https://www.dianatramma.com/giustizia-riparativa-un-modello-ormai-riconosciuto-come-parte-integrante-del-nostro-sistema/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Diana Tramma]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Feb 2021 08:56:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog mediazione penale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.dianatramma.com/?p=1660</guid>

					<description><![CDATA[<p>In occasione dell' apertura dell’anno giudiziario 2021, lo scorso 29 Gennaio presso la Corte di Cassazione, è stata pre­sentata la “Relazione del Ministro sull’amministrazione della giustizia per l’anno 2020, ai sensi dell’art. 86, R.D. 30 gennaio 1941, n.12” che rendiconta le attività svolte nel 2020 e pone le basi per il lavoro da svolgere nel corso dell'anno nuovo.<br />
Il 2020, secondo quanto si evince dalla Relazione, ha portato pieno riconoscimento e sviluppo crescente alla Mediazione Penale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dianatramma.com/giustizia-riparativa-un-modello-ormai-riconosciuto-come-parte-integrante-del-nostro-sistema/">Giustizia Riparativa: un modello ormai riconosciuto come parte integrante del nostro sistema.</a> proviene da <a href="https://www.dianatramma.com">Diana Tramma</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>Responsabilizzazione del Reo e riconoscimento della Vittima.</h1>
<p>In occasione dell&#8217; apertura dell’anno giudiziario 2021, lo scorso 29 Gennaio presso la Corte di Cassazione, è stata pre­sentata la “Relazione del Ministro sull’amministrazione della giustizia per l’anno 2020, ai sensi dell’art. 86, R.D. 30 gennaio 1941, n.12” che rendiconta le attività svolte nel 2020 e pone le basi per il lavoro da svolgere nel corso dell&#8217;anno nuovo.</p>
<h2>Il 2020, secondo quanto si evince dalla <a href="https://www.dianatramma.com/wp-content/uploads/2021/02/anno_giudiziario_2021_relazione.pdf" target="_blank" rel="noopener">Relazione</a>, ha portato pieno riconoscimento e sviluppo crescente alla Mediazione Penale.</h2>
<p>Si <a href="https://www.dianatramma.com/wp-content/uploads/2021/02/anno_giudiziario_2021_relazione.pdf" target="_blank" rel="noopener">allega il testo della Relazione</a> e si evidenzia quanto riportato al Par. 6.3. Interessante è comunque leggerla in tutte le sue articolazioni e senza estrapolazioni.</p>
<p>&#8220;<em>L’amministrazione, anche nell’anno 2020, ha curato le attività istituzionali orientate all’implementazione di un modello di Giustizia penale di tipo riparativo che, affiancandosi alla cultura giuridica italiana in cui si coniugano i concetti di sicurezza e riabilitazione. Il Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità ha pertanto potenziato l’impegno istituzionale attivando una pianificazione fortemente orientata all’attuazione di tre livelli di direzione: costruzione e messa a regime di una capillare rete istituzionale di referenti per la giustizia riparativa e mediazione penale; riorganizzazione sistematica della materia con l’emanazione delle “Linee di indirizzo per la giustizia minorile e di comunità in materia di giustizia riparativa e tutela delle vittime di reato in ambito dell’esecuzione penale e in materia minorile” e la definizione del nuovo modello di “Accordo di collaborazione per attività di volontariato a valenza riparativa” al fine di rendere condiviso l’approccio alla “comunità” nella rinnovata configurazione del Dipartimento, intesa anche nel prendersi cura del disagio e della sofferenza che il reato genera; sostegno alle realtà territoriali in questo delicato passaggio di paradigma.</em>&#8221;</p>
<h2>Il 2021? Diversi sono i progetti avviati in prospettiva di un consolidamento dello strumento della Mediazione Penale Minorile (e non solo).</h2>
<p>Leggi anche: <span style="color: #ff0000; font-size: 14pt;"><a style="color: #ff0000;" href="https://www.dianatramma.com/mediazione-penale/">Una alternativa possibile: il modello di Giustizia Riparativa</a> </span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dianatramma.com/giustizia-riparativa-un-modello-ormai-riconosciuto-come-parte-integrante-del-nostro-sistema/">Giustizia Riparativa: un modello ormai riconosciuto come parte integrante del nostro sistema.</a> proviene da <a href="https://www.dianatramma.com">Diana Tramma</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>“Per ogni tipo di viaggio, meglio avere un bagaglio leggero.”</title>
		<link>https://www.dianatramma.com/per-ogni-tipo-di-viaggio-meglio-avere-un-bagaglio-leggero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Diana Tramma]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Jan 2020 15:25:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog mediazione penale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.dianatramma.com/?p=1550</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quello che emerse dagli incontri fu il racconto di una vita fatta di speranze ma soprattutto di delusioni, di aspettative fondate su dei valori così pregnanti da poter, all’apparenza, essere scambiati con l’identità stessa delle due persone che li portavano. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dianatramma.com/per-ogni-tipo-di-viaggio-meglio-avere-un-bagaglio-leggero/">“Per ogni tipo di viaggio, meglio avere un bagaglio leggero.”</a> proviene da <a href="https://www.dianatramma.com">Diana Tramma</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Ancora mi porto dentro le sensazioni di quella mediazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L. e A. erano una donna ed un uomo all’interno di una relazione coniugale arrivata per loro al capolinea; da me conosciuti in un percorso di <a href="https://www.dianatramma.com/mediazione-penale/">mediazione penale</a> (per presunte lesioni derivate da percosse del marito alla moglie, al culmine di un litigio).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il conflitto tra i due si protraeva da anni ormai.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quello che emerse dagli incontri fu il racconto, per ciascuno, di <strong>una vita fatta di speranze ma soprattutto di delusioni, di aspettative fondate su dei valori così pregnanti da poter, all’apparenza, essere scambiati con l’identità stessa delle due persone che li portavano. Valori che, nei due confliggenti, ci si poteva aspettare fossero diversi e che invece qui erano identici… ma che si invocavano a gran voce da due minareti contrapposti.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In tutti e due era così forte la rabbia, e così profonda, da risultare loro stessi spaventati dal pensiero di poterla sfiorare insieme a me. Il conflitto, infatti, era a dire il vero precedente la loro relazione. Si poteva sentire la rabbia da parte di L. per quanto le sue origini avessero mortificato il candore della sua gioventù; rabbia da parte di A. per quanti colpi la vita gli avesse riservato e per il pensiero costante indirizzato ad una madre che era mancata per la volontà di qualcuno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La guerra non era solo fra loro due, che sembravano quanto mai accomunati dalla disperazione e dalla soffocata volontà di ricostruirsi una dignità, ma era anche verso una vita che non li aveva riconosciuti come meritevoli della felicità. Verso una altra “madre” da cui si sentivano abbandonati… sentimento che però provavano vergogna a riconoscere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>E quanto più si sentivano abbandonati, tanto più entrambi assumevano atteggiamenti rigidi e di controllo nel quotidiano. Il peso di questo ogni giorno li affaticava di più. Il futuro? Difficile guardarlo.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>_</p>
<p><strong>La musica è spesso un balsamo.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A distanza di tempo, mi piacerebbe rincontrare sia A. che L., se lo vorranno. Per ora dedico loro il testo di una canzone<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1] </a>che, se vorranno ascoltare, ha il potere di sciogliere qualche “nodo”; magari anche i loro …</p>
<p>…. O i nostri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>&#8220;Lascio andare la mano</em></p>
<p><em>che mi stringe la gola</em></p>
<p><em>Lascio andare la fune</em></p>
<p><em>Che mi unisce alla riva</em></p>
<p><em>Il moschettone nella parete</em></p>
<p><em>L&#8217;orgoglio e la sete</em></p>
<p><em>Lascio andare le valigie</em></p>
<p><em>I mobili antichi</em></p>
<p><em>Le sentinelle armate in garitta</em></p>
<p><em>Ogni mia cosa trafitta</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Lascio andare il destino</em></p>
<p><em>Tutti i miei attaccamenti</em></p>
<p><em>I diplomi appesi in salotto</em></p>
<p><em>Il coltello tra i denti</em></p>
<p><em>Lascio andare mio padre e mia madre</em></p>
<p><em>E le loro paure</em></p>
<p><em>Quella casa nella foresta</em></p>
<p><em>Un umore che duri davvero</em></p>
<p><em>Per ogni tipo di viaggio</em></p>
<p><em>Meglio avere un bagaglio leggero</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Distendo le vene</em></p>
<p><em>E apro piano le mani</em></p>
<p><em>Cerco di non trattenere più nulla</em></p>
<p><em>Lascio tutto fluire</em></p>
<p><em>L&#8217;aria dal naso arriva ai polmoni</em></p>
<p><em>Le palpitazioni tornano battiti</em></p>
<p><em>La testa torna al suo peso normale</em></p>
<p><em>La salvezza non si controlla</em></p>
<p><em>Vince chi molla</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> “Vince chi molla”, Niccolò Fabi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dianatramma.com/per-ogni-tipo-di-viaggio-meglio-avere-un-bagaglio-leggero/">“Per ogni tipo di viaggio, meglio avere un bagaglio leggero.”</a> proviene da <a href="https://www.dianatramma.com">Diana Tramma</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Golding ed il Conflitto. Uno spunto dalla letteratura.</title>
		<link>https://www.dianatramma.com/golding-ed-il-conflitto-uno-spunto-dalla-letteratura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Diana Tramma]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Nov 2019 21:21:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog mediazione aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[Blog mediazione civile]]></category>
		<category><![CDATA[Blog mediazione familiare]]></category>
		<category><![CDATA[Blog mediazione penale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.dianatramma.com/?p=1461</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel celebre romanzo "Il Signore delle Mosche" vengono toccati molti temi interessanti: paura e aggressività, spinte motivazionali e scale valoriali, conflitto per il potere, riconoscimento, verità relative…. solo per citarne alcuni. Scopriamoli insieme. Ne suggerite altri, all'interno del racconto, su cui confrontarsi? La letteratura ci offre spesso diversi spunti di riflessione. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dianatramma.com/golding-ed-il-conflitto-uno-spunto-dalla-letteratura/">Golding ed il Conflitto. Uno spunto dalla letteratura.</a> proviene da <a href="https://www.dianatramma.com">Diana Tramma</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Giorni fa ho &#8220;pescato&#8221; da uno scatolone di un bancarella (messa in piedi da alcuni meritevoli volontari, a favore di una scuola elementare) il romanzo <strong>“Il Signore delle Mosche”</strong>, che fece guadagnare a Golding <a href="#_ftn1" name="_ftnref1"><span style="color: #33cccc;">[1]</span></a> il Nobel per la Letteratura. Libro letto, ormai, diversi anni fa ma che ho voluto riprendere scorrendolo con la chiave di lettura che mi interessa: quella relativa alla dinamica della <strong>manifestazione del conflitto tra i personaggi</strong>.</p>
<h2></h2>
<h2>Vorrei proporvi alcuni passaggi che descrivono situazioni conflittuali in cui tutti potremmo trovarci, seppur in contesti del tutto diversi da quello qui descritto.</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Pur trattandosi di un romanzo, infatti, <strong>l’autore ci offre spunti di riflessione colti dall’esperienza dei personaggi</strong> ancora prima che da riflessioni personali teorizzate astrattamente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Contestualizziamo: la vicenda narrata riguarda un gruppo di ragazzini, sopravvissuti ad un incidente aereo, che si trova a dover sopravvivere su una isola deserta; l’ombra della Seconda Guerra si staglia su tutto il racconto e risuona come il rumore della risacca del mare che fa da cornice all’intera trama narrativa. Si può pensare che il <strong>tema della paura e dell’aggressività</strong> costituiscano il <em>fil rouge</em> dell’intero racconto e può assumere rilievo <strong>notare come entrambi gli elementi si autoalimentino</strong> in un crescendo distruttivo. Gli istinti “primordiali” che l’antagonista del racconto spinge a far predominare, prevarranno sul senso di umanità e civiltà a cui si appella il protagonista. L’Autore sembra voler legare tali istinti ad una sorta di peccato originale, evocato come prima gemma primaverile (malevola) nei bambini, punto di vista più o meno condivisibile&#8230;. ma comunque da comprendere se ripercorriamo la vita di Golding.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il conflitto di fondo nasce dalla frustrazione di alcuni bisogni che &#8211; volendo ispirarsi alla “Piramide di Maslow”- si confondono e convergono in <strong>diverse spinte motivazionali (primarie, secondarie o superiori) innescate quando i protagonisti avvertiranno un disallineamento tra la situazione in cui si trovano e quella desiderata</strong>. Inizialmente, infatti, i giovanissimi superstiti colgono nella sventura l’opportunità di costruire una comunità nuova ed armonica, ma ben presto si renderanno conto come gli equilibri creati siano delicati e fragili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il bisogno primario è quello di <strong>sopravvivere in un contesto destrutturato</strong>. Il primo attrito che nasce verte sul “chi deciderà” ovvero su chi deterrà il potere: <strong>la scelta del Capo</strong>. Bellissimo il passaggio in cui Golding valorizzare le <strong>competenze sociali</strong> che possono dimostrare di avere anche i più giovani. Ralph (il protagonista) viene designato ad alzata di mano come guida, il suo rivale è Jack (che possiamo ritenere essere l’antagonista nel romanzo): <strong>ecco come il riconoscimento possa raffigurare la chiave che apre la porta per superare una situazione conflittuale in stallo.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Tranne il coro e Piggy tutti alzano la mano immediatamente; poi anche Piggy tirò su la sua di malavoglia.</em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Ralph contò le mani. &#8220;Allora il capo sono io.”</em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Un applauso scoppiò tra i ragazzi in cerchio. Anche il coro applaudiva, e per la mortificazione Jack diventò così rosso che le lentiggini non si vedevano più. </em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Egli si alzò, poi cambiò idea e si sedette di nuovo tra il frastuono. <strong>Ralph lo guardò, ansioso di offrirgli qualche cosa.</strong></em><strong> <em>“Naturalmente il coro è per te.” </em></strong></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>“Potrebbero fare i soldati…” </em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>“O i cacciatori…” </em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>“Potrebbero…”</em> <em>Il rossore sparì dalla faccia di Jack. </em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Ralph impose di nuovo il silenzio con una mano.</em> <em>“Il coro è affidato a Jack. Quelli del coro possono fare…  cosa volete che facciano?” </em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>“I cacciatori” <strong>Jack e Ralph si scambiarono un sorriso di timida simpatia</strong>.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Successivamente <strong>questo equilibrio si romperà </strong><strong>per sopravvenuta scarsità di risorse materiali e personali</strong> ed i personaggi si troveranno a <strong>subire la dinamica dell’<em>escalation</em> del conflitto</strong>.</p>
<p>Questo è quello che avviene anche in ogni conflitto in cui siamo coinvolti. Capire quali sono gli interessi lesi o attesi, è il primo passo per far emergere i bisogni insoddisfatti e per poi andare a gestire la problematica. Ralph, nel successivo estratto, rinfaccerà a Jack di aver lasciato spegnere il fuoco (che fungeva da segnale per le imbarcazioni di passaggio) per dedicarsi alla caccia. Interessante notare anche come l’Autore disegni le <strong>due verità relative dei rivali</strong> e le due letture diverse degli eventi, entrambe non sminuibili perché focalizzano l’attenzione sullo stesso oggetto &#8230; ma da due diverse prospettive.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Il capo ero io e tu dovevi fare quello che dicevo io….  tu parli, parli ma non sai nemmeno costruire una capanna;  te ne vai a caccia e lasci spegnere il fuoco.” Si voltò e tacque per un momento, poi riprese a parlare pieno di rancore “C’era una nave!”.  </em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Uno dei cacciatori più piccoli cominciò a piangere. L’angosciosa verità si faceva chiara a tutti. Jack prese a colpire il maiale, tirandone via dei pezzi: “In pochi non ce l’avremmo fatta. Ci volevano tutti!”</em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Ralph si voltò “potevi averli tutti quando i rifugi fossero finiti. Ma tu dovevi andare a caccia!”. </em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>“Avevamo bisogno di carne!” Mentre diceva questo Jack si raddrizzo col coltello insanguinato in mano. </em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>I due ragazzi erano di fronte l’uno all’altro e si guardavano. </em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em><strong>Da una parte c’era il mondo brillante della caccia, della tattica e dei giochi feroci e pieni di destrezza; dall’altra, il mondo del senso comune, con le sue aspirazioni e con le sue delusioni</strong></em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L’atmosfera di collaborazione e di condivisione si romperà poi con il vacillare della speranza e con lo sfaldamento dei confini tra i ruoli.</strong> Nel corso del racconto, prende forma il “fantasma” di quello che accadrà. Inizialmente una sottile sensazione di angoscia penetra nel romanzo tramite l’apprensione -che nutre il gruppo di giovani sopravvissuti- per la presunta presenza di una “bestia” sull’isola.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’angoscia diventa via via sempre più pungente e sarà solo Simone (la silente Cassandra del racconto) a farla emergere. Egli cercherà anche di affrontare il <strong>tema della paura</strong> (stato emotivo che porterà i ragazzi a cedere il potere al <em>leader</em> contendente che fa perno sulla forza). Svelare però tale sentimento porterà Simone ad un personale triste epilogo poiché<strong> i compagni non saranno pronti a “nominare” e “contenere” </strong>quella paura, richiamando essa stessa (come forse vuole comunicarci Golding)  il nostro lato umano più oscuro. Simone, infatti, sarà la vittima sacrificale della necessità dei compagni di esorcizzare la realtà. La reazione dello stesso “Piggy”, altro personaggio del racconto e fedele alleato del protagonista, evidenzia come anche nelle persone dotate del miglior buon senso ed intelletto (quale lui era) <strong>la perdita del controllo, la percezione di minaccia alla propria persona e l’immersione in uno stato presunto di “caos” generi uno stato di ansia tale da voler rinnegare la situazione di fatto</strong> (leggi successivo estratto dal romanzo, ove Simone prenderà la parola raccogliendo la Conchiglia, che nel racconto rappresenta il simbolo del rispetto delle regole di convivenza civile e dell&#8217;ascolto dell&#8217;Altro).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Attendere che siano le persone che abbiamo di fronte a sentirsi pronte a voler nominare emozioni “scomode” è una delle regole del mediatore.</strong> Questo è quello che avviene a molti quando si trovano, ad esempio, in un conflitto come quello che viene generato al capolinea di un relazione sentimentale: talvolta capita che un componente della coppia sia già in una fase avanzata della <strong>Separazione Emotiva </strong>e prenda la decisione di interrompere la relazione. Il partner però, spesso, non è pienamente consapevole di tale distacco (o tace nel suo intimo questa involuzione) e, messo di fronte all’evidenza della crisi relazionale, rinnega la stessa e/o reagisce con rabbia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Ralph gridò “<strong>Ascoltatelo! Ha la conchiglia!</strong>”. </em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Simone “Voglio dire che&#8230; forse siamo soltanto noi&#8230;” </em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>“Balle!” questa veniva da Piggy, <strong>così scosso da perdere la dignità</strong>. </em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Simone continuó: “non potremmo essere un po’ &#8230;” Simone si sforzava di esprimere la malattia fondamentale dell’umanità, ma non trovava le parole. Ebbe una ispirazione. “ Qual è la cosa più sporca che ci sia?” </em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Per tutta risposta Jack fece risuonare nell’attonito silenzio che seguì una cruda parola espressiva. Ci fu come un <strong>parossismo di allegria.</strong> I piccoli che erano tornati ad arrampicarsi sul tronco malfermo caddero giù di nuovo e non se ne accorsero neanche. I cacciatori gridavano di gioia. <strong>Lo sforzo di Simone si era risolto in una rovina</strong>: sconfitto crudelmente dalle risa, si rannicchiò, senza difendersi, al suo posto.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Buona lettura!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #33cccc;"><a style="color: #33cccc;" href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> </span>   <span style="font-family: 'courier new', courier, monospace;">William Golding fu, a cavallo tra la prima e la seconda metà del Novecento, un maestro elementare di simpatie steineriane che prestò servizio come militare della marina britannica durante la seconda guerra mondiale. Dopo il congedo tornò ad insegnare e scrivere e si guadagnò il Nobel con il suo romanzo “Il Signore delle Mosche”.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dianatramma.com/golding-ed-il-conflitto-uno-spunto-dalla-letteratura/">Golding ed il Conflitto. Uno spunto dalla letteratura.</a> proviene da <a href="https://www.dianatramma.com">Diana Tramma</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Dipingere non è un&#8217;operazione estetica: è una forma di magia intesa a compiere un&#8217;opera di mediazione fra questo mondo estraneo ed ostile e noi.&#8221; Pablo Picasso</title>
		<link>https://www.dianatramma.com/dipingere-non-e-unoperazione-estetica-e-una-forma-di-magia-intesa-a-compiere-unopera-di-mediazione-fra-questo-mondo-estraneo-ed-ostile-e-noi-pablo-picasso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Diana Tramma]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Oct 2019 17:50:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog mediazione penale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.dianatramma.com/?p=1421</guid>

					<description><![CDATA[<p>Visualizziamo i colori che hanno caratterizzato gli ultimi anni. Io ci ho provato e, per una volta, ho avuto l'impressione che questi colori ci accomunassero tutti. Ed allora perché non fermarci a discutere della parola Comunità? Magari provando a ridisegnarla anche per rimarcare i suoi confini talvolta sfumati. Parliamone con il semplice buon senso e quel poco di saggezza che talvolta ripeschiamo dal cilindro.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dianatramma.com/dipingere-non-e-unoperazione-estetica-e-una-forma-di-magia-intesa-a-compiere-unopera-di-mediazione-fra-questo-mondo-estraneo-ed-ostile-e-noi-pablo-picasso/">&#8220;Dipingere non è un&#8217;operazione estetica: è una forma di magia intesa a compiere un&#8217;opera di mediazione fra questo mondo estraneo ed ostile e noi.&#8221; Pablo Picasso</a> proviene da <a href="https://www.dianatramma.com">Diana Tramma</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quale fra le diverse <strong>emozioni</strong> vi sembra abbia tinteggiato, con i suoi colori caratteristici, questi ultimi dieci anni?</p>
<p>Anni difficili questi, possiamo riconoscerlo: io intravedo il <strong><span style="color: #c94949;">rosso</span></strong> sbiadito di una rabbia che ha perso la sua energia ed ha lasciato un fondo di amarezza; il <span style="color: #428bb3;"><strong>blu ceruleo</strong></span> di una tristezza che minaccia il futuro… ma anche il <span style="color: #000000;"><strong>bianco</strong></span>, di un fiore che sboccia all’improvviso come risposta ad una richiesta di purezza e di un desiderio di fare “tabula rasa” e ricominciare da zero; il <strong><span style="color: #219445;">verde smeraldo</span></strong>, gentile richiesta di riavvicinamento verso una natura un po’ (tanto) tradita.</p>
<p><strong>Per una volta, mi sembra che questi colori ci accomunino tutti.</strong> Ed allora perché non fermarci a discutere della parola <strong>Comunità</strong>? Magari provando a ridisegnarla anche per rimarcare i suoi confini talvolta sfumati. Ridisegnarla&#8230; però senza colori che ricordino aderenze politiche o convinzioni religiose. Parliamone con il semplice buon senso e quel poco di saggezza che talvolta ripeschiamo dal cilindro.</p>
<p>Possiamo anche pensare di realizzare questo disegno assumendo un <strong>diverso punto di fuga</strong> cioè quello che non ci inquadra come “perfetti&#8221; ma che, diversamente, svela anche il nostro lato più miserabile. Sì, ho utilizzato proprio il termine miserabile: nella sua accezione più compassionevole.</p>
<p>All’interno di questa ritratteggiata comunità, non sarebbe forse più facile guardarci negli occhi con serenità? Senza più lo <strong><span style="color: #940707;">scarlatto</span></strong> della rabbia e il <span style="color: #364f80;"><strong>bluastro</strong></span> della disillusione ma solo con la <strong>trasparenza</strong> dell’acqua.</p>
<p>Magari (quante stupore potremmo provare!) <strong>potremmo addirittura riuscire a perdonare agli altri quello che non tolleriamo di noi stessi</strong>.</p>
<p>Magari, dall’altro lato, <strong>ci prenderemmo -con rinvigorita buona disposizione d’animo- il nostro “carico” di responsabilità verso la comunità</strong>.</p>
<p>(&#8230;E l’intimo percorso verso l’individuale <em>virtute e canoscenza</em> sarebbe assai più lieto.)</p>
<h2>Comunità e giustizia. Il modello di giustizia riparativa (<span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="https://www.dianatramma.com/mediazione-penale/">approfondisci qui</a></span>) ci propone qualche riflessione.</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif; font-size: 12pt;"><strong>[A Milano, presso l&#8217;Organismo di Mediazione <span style="text-decoration: underline;">DPL Mediazione &amp; Co.</span>, il 25-26-27 Ottobre si parlerà di Giustizia Riparativa; a <span style="text-decoration: underline;">Rivalta di Torino</span>, un Convegno tratterà il tema dei minori a confronto con le regole del sistema familiare e sociale]</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">
<p>L'articolo <a href="https://www.dianatramma.com/dipingere-non-e-unoperazione-estetica-e-una-forma-di-magia-intesa-a-compiere-unopera-di-mediazione-fra-questo-mondo-estraneo-ed-ostile-e-noi-pablo-picasso/">&#8220;Dipingere non è un&#8217;operazione estetica: è una forma di magia intesa a compiere un&#8217;opera di mediazione fra questo mondo estraneo ed ostile e noi.&#8221; Pablo Picasso</a> proviene da <a href="https://www.dianatramma.com">Diana Tramma</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Bullismo e cyberbullismo: la sospensione del giudizio e il dovere del dubbio.</title>
		<link>https://www.dianatramma.com/bullismo-e-cyberbullismo-la-sospensione-del-giudizio-e-il-dovere-del-dubbio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Diana Tramma]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Jul 2019 11:09:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog mediazione penale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.dianatramma.com/?p=1274</guid>

					<description><![CDATA[<p>Vogliamo azzardare l’ipotesi che ciò di cui soffrono i nostri ragazzi siano la mancanza di risorse, non tanto economiche, quanto più personali che investiamo verso di loro (tempo, energie, valori, curiosità, stimoli, cure, determinazione nell'esigere che le regole vengano rispettate -chiediamoci anche se diamo il buon esempio perché è questo che poi seguono i figli-.... fiducia e speranza)? Guardiamoci attorno: da quale fonte attingiamo acqua per irrorare le nostre piante? Forse solo quella più vicina perché sentiamo di avere poche forze per spingerci un po' più in là....</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dianatramma.com/bullismo-e-cyberbullismo-la-sospensione-del-giudizio-e-il-dovere-del-dubbio/">Bullismo e cyberbullismo: la sospensione del giudizio e il dovere del dubbio.</a> proviene da <a href="https://www.dianatramma.com">Diana Tramma</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>Un esercizio di elasticità : la sospensione del giudizio ed il dovere del dubbio.</h1>
<h2>La notizia.</h2>
<p>Forse molti di voi avranno letto ed appreso la seguente <strong>notizia Ansa-Corriere del 25 Luglio 2019</strong> “Escono dal tribunale dei minori di Torino, dopo tre anni di lavori socialmente utili per aver infarcito di escrementi il panino di un compagno, e festeggiano in un video insultando le forze dell&#8217;ordine. La bravata non è passata inosservata e sui social si è scatenata la polemica tra chi sostiene che i ragazzi non abbiano imparato nulla e chi li difende definendo il loro comportamento una ragazzata. Ora il video verrà acquisito dai carabinieri, che hanno avviato gli accertamenti del caso sull&#8217;episodio.” si tratta di un fatto avvenuto nella provincia di Torino.</p>
<h2>La reazione.</h2>
<p>Qual è la vostra prima reazione nel leggere quello che vi ho riportato? Per quanto mi riguarda, in tutta onestà, concedendomi di spogliarmi per un momento del mio abito da mediatrice, la mia prima immediata reazione istintiva è stata la rabbia (dovuta forse ad una certa intolleranza alla prepotenza), a seguire è affiorata la preoccupazione che non solo i miei figli ma anche quelli di altri potessero essere le vittime dei fatti per cui questi giovani sono stati condannati a svolgere i lavori socialmente utili.</p>
<p>Subito dopo è venuto il <strong>dubbio</strong>, un dubbio non solo lecito -oserei dire- ma anche <strong>necessario</strong> e legato a due interrogativi:</p>
<p>1) in futuro, non potrebbero magari essere propri i miei figli fautori di episodi simili di violenza?</p>
<p>2) i rimedi offerti dal sistema giustizia sono efficaci? (<span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="https://www.dianatramma.com/mediazione-penale/">una alternativa possibile: il modello di Giustizia Riparativa</a></span>)</p>
<h2>Un esercizio utile, forse.</h2>
<p>Ed allora propongo un <strong>esercizio</strong>: quello di <strong>sospendere il giudizio</strong> (non perché non sia dato di formare un pensiero critico ma semplicemente per concederci un momento di riflessione, e non tanto nei panni del terzo non giudicante ma semplicemente del senziente che si legittima il tempo di porsi interrogativi e svolgere considerazioni &#8230;. magari utili).</p>
<p>Quindi, seppur possano essere <strong>fisiologiche le prime reazioni emotive</strong> succitate -di fronte ad un accadimento che può indurre sdegno- <strong>poi però queste stesse emozioni le dobbiamo riconoscere, capire e gestire perché diventino funzionali: ogni avvenimento è, infatti, specifico</strong> ed è il frutto di una situazione particolare.</p>
<p>Facciamo dunque un passo, faticoso, ulteriore, di distacco per vedere con una visuale più allargata il fenomeno del bullismo (e del cyber-bullismo). Non mi dilungo a spiegare in cosa consista poiché vi è dottrina -fruibile a tutti- che lo spiega sicuramente meglio di me. Possiamo pensare sia un fenomeno sicuramente non nuovo ed anzi, antichissimo direi. Ma perché porta dietro ora reazioni così estreme? Non esiste una risposta semplice (e guai se ve ne fosse data una sbrigativamente) ed univoca.</p>
<p>Quello che però è il nostro compito da adulti è prima di tutto il <strong>dovere di coltivare il dubbio</strong>&#8230; il dubbio relativamente a che cosa sia realmente accaduto nella vicenda descritta, chiederci quali ne possano essere le cause.</p>
<p>È giusto e vero, poi, pensare che quelle cause inneschino automaticamente determinate conseguenze? Possiamo supporre o ritenere veramente che questi giovani incarneranno nuovamente elementi di pericolo? <strong>Se lo crediamo, non tracciamo il solco proprio perché ripercorrano e ripetano gli stessi errori?</strong></p>
<p>Noi adulti siamo responsabili dell’educazione delle nuove generazioni ma è pur vero che non siamo onnipotenti e che i nostri figli prima o poi seguiranno il loro percorso&#8230; ma stiamo facendo tutto il possibile per metterli nelle condizioni di avere un’infanzia, una giovinezza ed un’adolescenza serena? Gli <strong>strumenti</strong> che offriamo loro (sempre che vengano offerti e sempre che non ci si sostituisca a loro nell&#8217;affrontare le difficoltà) sono quelli giusti?</p>
<p>Si parla della povertà come la causa di tutto, soprattutto in questi ultimi anni di lacerante crisi economica. Vogliamo azzardare l’ipotesi che ciò di cui soffrono i nostri ragazzi siano la mancanza di risorse, non tanto economiche, quanto più personali che investiamo verso di loro (<strong>tempo, energie, valori, curiosità, stimoli, cure, determinazione nell&#8217;esigere che le regole vengano rispettate -chiediamoci anche se diamo il buon esempio perché è questo che poi seguono i figli-&#8230;. fiducia e speranza</strong>)?<span style="color: #333333;"> <strong>Guardiamoci attorno: da quale fonte attingiamo acqua per irrorare le nostre piante? Forse solo quella più vicina perché sentiamo di avere poche forze per spingerci un po&#8217; più in là&#8230;.</strong></span></p>
<p>C’è anche da dire che le nostre piante non crescono solo con l&#8217;acqua del nostro annafiatoio, soprattutto dopo una certa età&#8230;</p>
<h2>Possiamo fare qualcosa?</h2>
<p>Tante parole&#8230; ma la <strong>soluzione</strong>? Non esiste una ricetta ma Filomena Albani, <strong>Garante Nazionale per l’Infanzia e per l’Adolescenza</strong>, offre una riflessione che reputo interessante. Ritiene necessario “Affrontare l’emergenza educativa e introdurre la mediazione come materia scolastica obbligatoria”. “Numerosi segnali” – ha spiegato – “denunciano l’emergere di una serie di criticità nell’esercizio del ruolo educativo dei genitori”. Di fronte ad “adolescenti sempre più soli, bambini che chiedono di essere ascoltati e di giocare, utilizzo non consapevole dei <em>social media</em>, adulti sempre più distratti o assenti è necessario avviare un percorso che valorizzi l’ascolto, la partecipazione e la costruzione dell’autonomia dei ragazzi. Riteniamo che la mediazione sia veramente l’arte per gestire la conflittualità, per sviluppare la cultura del rispetto nei confronti dell’altro, per eliminare alla radice ogni forma di aggressività. Per combattere e prevenire il bullismo e il <em>cyberbullismo,</em> ho proposto che venga introdotta la mediazione come materia scolastica obbligatoria. L’ora di mediazione e di ascolto nelle scuole come strumento per impedire in radice ogni forma di violenza”.</p>
<p>Aggiungerei: a scuola ci insegnano che se qualcuno ci fa un torto o siamo in conflitti con un compagno è necessario rivolgersi alla maestra, come terzo giudicante, per risolvere il conflitto. Questo terzo, in età adulta, può diventare un giudice di un tribunale. Consideriamo che nell’infanzia e nella prima giovinezza le risorse personali non si sono ancora ampiamente sviluppate e non si è in grado gestire il conflitto con degli strumenti utili che si portano già nel proprio bagaglio personale di competenze. <strong>Da adulti, ma anche da adolescenti, potrebbe essere sano che questo venga richiesto (se si è preparato il terreno negli anni precedenti). Dunque, il terzo dovrebbe diventare semplicemente colui che ci aiuta ad attivare e valorizzare queste risorse correttamente e non colui che risolve il problema per noi. </strong>Questo non vuol dire sminuire l&#8217;importanza di chiedere aiuto quando si è in difficoltà (ne&#8217; tanto meno, spero sia chiaro, non offrire una protezione a chi ne ha bisogno o giustificare comportamenti che inducono in soggezione). Il significato vuole essere la valorizzazione, al contrario, del paradigma <strong>responsabilizzazione del reo-riconoscimento della vittima</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dianatramma.com/bullismo-e-cyberbullismo-la-sospensione-del-giudizio-e-il-dovere-del-dubbio/">Bullismo e cyberbullismo: la sospensione del giudizio e il dovere del dubbio.</a> proviene da <a href="https://www.dianatramma.com">Diana Tramma</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
