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	<title>Blog mediazione civile - Diana Tramma</title>
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	<description>Andare oltre i conflitti</description>
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	<title>Blog mediazione civile - Diana Tramma</title>
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	<item>
		<title>La Co-Mediazione: quando il termine “sinergia” esprime il suo autentico significato.</title>
		<link>https://www.dianatramma.com/la-co-mediazione-quando-il-termine-sinergia-esprime-il-suo-autentico-significato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Diana Tramma]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2020 17:46:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog mediazione civile]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Co-Mediazione, nei diversi ambiti di applicazione dello strumento mediativo, ha sortito buoni risultati. Necessario risulta essere un certo "feeling" fra i mediatori che guidano la procedura. Tale strumento infatti, considerato nella maggior parte dei casi una opportunità ed una risorsa, potrebbe rivelarsi controproducente. Leggiamo l'esperienza della collega Maria Grazia Fiori.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dianatramma.com/la-co-mediazione-quando-il-termine-sinergia-esprime-il-suo-autentico-significato/">La Co-Mediazione: quando il termine “sinergia” esprime il suo autentico significato.</a> proviene da <a href="https://www.dianatramma.com">Diana Tramma</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Alla fine degli anni ’90 i <strong>mediatori familiari</strong>, sull’esempio di esperienze internazionali, iniziarono a sperimentare anche in Italia <strong>nuove forme/modelli di mediazione</strong>. Accanto alla conduzione più frequente, che vedeva un’unica figura di terzo alla guida del percorso di mediazione, si diffusero modalità che coinvolgevano più mediatori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si sono sviluppate, sempre in ambito di mediazione familiare, la <strong><em>Co-Mediazione</em></strong>, dove erano presenti due mediatori appartenenti alla medesima area professionale, la<strong><em> Mediazione Integrata</em></strong>, in cui al mediatore psico-sociale si affiancava un esperto di diritto in determinate occasioni (per esempio nel colloquio finale per la redazione del progetto di intesa), e la <strong><em>Co-Mediazione  Interdisciplinare</em></strong>, che prevedeva la compresenza ai colloqui di due mediatori, uno appartenente all’area psicosociale e l’altro appartenente alla sfera giuridica<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Anche nell’ambito dei <strong>conflitti ambientali</strong>, la mediazione è un modo affidabile per gestire, tramite la partecipazione, i conflitti nel settore pubblico e si contraddistingue per l&#8217;elevata flessibilità in situazioni conflittuali complicate. Anche in questo contesto, la co-mediazione è stato uno strumento utilizzato sapientemente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si vuole qui ricordare, a titolo esemplificativo, uno dei più famosi/interessanti primi percorsi, a livello europeo, e cioè il <strong>percorso di mediazione per la realizzazione dell’aeroporto di Vienna</strong>, che ha previsto la Co-Mediazione con la <strong>partecipazione di tre mediatori professionisti, di tre diverse nazionalità</strong> (svizzera, austriaca e tedesca) <strong>e di diversa competenza tecnica</strong> (un ingegnere, uno psicologo e un chimico). La Camera Arbitrale di Milano, in un convegno nel 2005, organizzò con il Politecnico di Milano un incontro pubblico facendo intervenire questi tre mediatori (i quali avevano realizzato detto percorso in Co-Mediazione raggiungendo tutti gli obiettivi fissati peraltro in un accordo di mediazione nel 2001 non vincolante ed altresì nei singoli contratti vincolanti) coinvolgendoli in un interessante dibattito.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il dibattito stimolante nato, sulla <strong>mediazione civile e commerciale</strong>, nelle ultime settimane ha focalizzato l’attenzione e riproposto il tema dell’<strong>opportunità della Co-Mediazione come efficace strumento</strong> in tale percorso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In questa direzione si desidera oggi dialogare con la collega mediatrice Maria Grazia Fiori, in riferimento a quelli che possiamo ritenere essere stati i primi esempi di Co-Mediazione in ambito civile commerciale. Entrambe, infatti, discendiamo dalla “vecchia scuola” della Fondazione dei Dottori Commercialisti di Milano dove abbiamo sperimentato la Co-Mediazione nel predetto <strong>ambito civile e commerciale</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Diana: “</strong>Maria Grazia, so che anche tu hai avuto la possibilità di intraprendere la Co-Mediazione, quasi 10 anni fa, oserei dire quasi una pioniera della Co-Mediazione.”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>MGF:</strong> “ebbene sì, la mia prima esperienza di Co-Mediazione è iniziata presso la Camera di Conciliazione/Mediazione della Fondazione dei Dottori Commercialisti di Milano. E’ tutto nato per caso.”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Diana</strong>: “di quale periodo stiamo parlando?”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>MGF:</strong> “era il 2011, quindi subito dopo il DM 180/2010, che ha visto il proliferare di tanti nuovi mediatori, e tante nuove mediazioni. Ricordo che detto Organismo, con il quale allora collaboravo, aveva organizzato “<u>il mese</u> <u>della mediazione gratuita</u>”, ed alcuni di noi (che si erano già avvicinati alla conciliazione/mediazione dal 2000)  con entusiasmo avevano accettato di concedere, generosamente,  il nostro tempo. Come potrai immaginare, l’Ordine aveva pianificato anche un’ottima pubblicità, e quindi tante erano state le istanze di mediazione volontaria e per casi anche complessi. Ed è così che, alcuni di noi, hanno iniziato le Co-Mediazioni. Ricordo che eravamo sempre una coppia composta da un avvocato ed un commercialista, ed è cosi che io mi sono cimentata con le mie prime Co-Mediazioni.”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Diana:</strong> “quindi mi stai dicendo che tutto è nato un po’ per caso?”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>MGF</strong>: “proprio così, io conoscevo la Co-Mediazione, ma in altri contesti, nell’ambientale per esempio, come hai ricordato, ma non nel civile-commerciale.”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Diana:</strong> “che metodo è stato attuato?”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>MGF:</strong> “allora, visto che tutto è nato un po’ per caso, ora posso dire che sono stata fortunata, anche perché i miei colleghi avevano il mio stesso entusiasmo e la mia stessa preparazione di base (modello negoziale di Fish e Ury) anche se alcuni di noi avevano già sperimentato il modello trasformativo di Folger e conoscevano il modello della comprensione di Friedman, ed è stato un work in progress.”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Diana:</strong> “come vi siete organizzati?”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>MGF:</strong> “come prima cosa, abbiamo letto con attenzione tutte le carte che le parti, personalmente, o tramite i loro commercialisti avevano trasmesso alla segreteria, e poi, in un briefing iniziale, abbiamo deciso come procedere, e cioè come gestire la prima parte dell’incontro. Ricordo che mentre uno dei due parlava, l’altro osservava ed ho sperimentato lo shadowing, tecnica che avevo appresa leggendo anche gli scritti di Marianella Sclavi. Ricordo che, durante la mediazione, nessuno dei due mediatori si sovrapponeva all’altro: bastava uno sguardo tra di noi e la nostra empatia si trasmetteva nella stanza. Prima degli incontri separati, a volte, facevamo un debriefing, per decidere, per esempio, nel caso di più parti presenti, chi avrebbe incontrato l’una o l’altra parte. Ricordo, che la maggior parte delle mediazioni, su richiesta delle parti, venivano svolte anche su più incontri e ricordo che erano presenti nella stanza anche i nuovi mediatori che si erano appena formati, in qualità di tirocinanti, e con i quali facevamo dei briefing prima delle nuove sedute.”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Diana:</strong> “vedo che ti si illuminano gli occhi.”  </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>MGF:</strong> “ebbene sì, devo confessarti una cosa: io non sono nata mediatrice/conciliatrice, negoziatrice, anzi; è forse anche per questo che io mi trovavo bene nel conflitto, cioè più le parti erano in conflitto, manifestavano rabbia, arroganza, risentimento, e più io davo del mio meglio ed adoperavo tutte le tecniche che avevo appreso negli anni. Come dire, sapevo mettermi nei loro panni.”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Diana:</strong> “tipico del mediatore direi. Ricordo quando una mia docente affermò che i mediatori possono essere le persone peggiori con cui litigare. Non credo stesse scherzando, il paradosso talvolta è evidente o forse ciò si riconduce ad una maggiore consapevolezza dei propri e degli altrui confini. Comunque, hai dei ricordi che vuoi condividere?”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>MGF:</strong> “certo, ricordo alcuni incontri di mediazioni svolti con il collega Massimo Oldani (lui commercialista) che peraltro avevo allora da poco conosciuto. Ricordo che per una mediazione (relativa ad un passaggio generazionale di una società di famiglia) con più parti, ci eravamo divisi per gli incontri separati. Tale scelta è stata vincente; nel caso specifico, io avevo ascoltato la figlia ed il collega le altri parti. Poi nel nostro briefing, avevamo raccolto gli elementi utili, i fatti che non erano mai emersi. Alla fine le parti sono riuscite a comunicare e poi, piano piano, con il nostro aiuto a negoziare l’accordo finale.”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Diana:</strong> “come credi che si possa replicare la Co-Mediazione per essere vincente?”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>MGF:</strong> “ritengo che i due mediatori che si trovano in mediazione, di cui uno può anche essere un mediatore ausiliario, debbano conoscersi a fondo e che tra i due ci debba essere molto feeling. Credo che le regole debbano essere decise nel briefing iniziale tra i due, e che non si debbano mai sovrapporre. Insomma il lavoro deve essere di squadra e ben gestito ed organizzato. Ciò può generare davvero un ottimo risultato in termini di soddisfazione dei mediandi.”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> <span style="font-family: 'times new roman', times, serif;color: #008080">Cesana C., Porri L. (2005). La co-mediazione interdisciplinare: diverse competenze a favore della coppia. In Ardone R., Lucardi M. (a cura di). La mediazione familiare. Ed.Kappa, Roma.</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dianatramma.com/la-co-mediazione-quando-il-termine-sinergia-esprime-il-suo-autentico-significato/">La Co-Mediazione: quando il termine “sinergia” esprime il suo autentico significato.</a> proviene da <a href="https://www.dianatramma.com">Diana Tramma</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La Mediazione 2.0</title>
		<link>https://www.dianatramma.com/la-mediazione-2-0/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Diana Tramma]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2020 15:59:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog mediazione civile]]></category>
		<category><![CDATA[Blog mediazione familiare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Credo non ci sia bisogno di una Task Force anche sul tema della mediazione (il lavoro della Commissione Alpa, purtroppo, è stato dimenticato troppo in fretta). A fronte delle ultime proposte indirizzate al Ministero, per una Mediazione 2.0, metterei al centro chi conduce la procedura e mi focalizzerei, conseguentemente, sul tema relativo alla Deontologia del mediatore.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dianatramma.com/la-mediazione-2-0/">La Mediazione 2.0</a> proviene da <a href="https://www.dianatramma.com">Diana Tramma</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Le nuove frontiere delle mediazione</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>In un momento “caldo” come quello che stiamo vivendo, diverse sono le iniziative e proposte presentate agli organi competenti per rilanciare l’istituto della <span style="color: #0000ff;font-size: 14pt">Mediazione Civile e Commerciale in ottica 2.0</span> (o forse 4.0 se consideriamo tutti i passi avanti e indietro fatti negli ultimi vent&#8217;anni). Alcune di esse propugnano primariamente l’istituto come valido strumento per la composizione bonaria di liti venutesi a creare conseguentemente agli ultimi D.P.C.M. succedutisi (vedi controversie relative ad inadempimenti contrattuali in periodo di <em>lock-down</em>) o anche antecedenti: il comune denominatore parrebbe essere, pertanto, la rappresentazione della soluzione al problema “mole di lavoro” che potrebbe fare andare in corto circuito i Tribunali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Accolgo, personalmente, con molto favore le proposte che diano <span style="color: #0000ff;font-size: 14pt">l’opportunità ai mediatori di far ascoltare le loro voci</span>. Non per “manie di protagonismo” -poiché sappiamo bene che le protagoniste del percorso di mediazione sono le parti- ma perché i Mediatori sono coloro che guidano il percorso e se ne assumono le responsabilità, al di là del coinvolgimento nell’ Organismo di Mediazione scelto. Sappiamo bene, peraltro, come per la formulazione di eventuali norme sia imprescindibile la conoscenza delle dinamiche reali coinvolte nelle fattispecie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Partendo dal presupposto che, mio modesto parere, la mediazione non debba essere considerata come mero strumento deflattivo del contenzioso, avente il fine primario di liberare le sedi istituzionalmente coinvolte, ritengo che spesso questa argomentazione a favore della mediazione sia stata utilizzata a stregua di richiamo dell’innamorato -per lo più non corrisposto- (Mediatore) verso l’amato distratto (il Ministero, che negli ultimi anni si è per lo più disinteressato alla mediazione e ancor più al riconoscimento della figura del Mediatore…. Il quale, se vogliamo raccontarcela tutta, alle condizioni attuali è paragonabile ad un professionista che svolge volontariato sociale suo malgrado o per pura passione).</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>&#8230; uno strumento antico ma ancora tutto da scoprire e da valorizzare</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Deve essere chiaro come, a parere di chi vi scrive, la deflazione del contenzioso sia la naturale conseguenza della mediazione e non il fine poiché <span style="color: #0000ff;font-size: 14pt">lo strumento è di per se’ valido, efficace e rivoluzionario </span>nella sua primaria funzione di promozione del benessere delle parti coinvolte (nonché antico almeno come le Sacre Scritture, a soddisfazione anche dei più “reazionari”) se vogliamo ragionare con quella mentalità aperta che dovremmo riscoprire non solo nei momenti in cui più ci conviene.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Qualche dubbio, a proposito del riconoscimento della figura professionale del Mediatore (e volendomi concedere un breve dirottamento dalla <em>vexata quaestio)</em>, lo nutro relativamente al progetto UNI che propone, fra le altre cose, anche la certificazione dei Mediatori Civili. Ciò perché taglierebbe fuori una buona fetta di colleghi che non possono permettersi di investire ancora una volta a &#8220;fondo perduto&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dobbiamo, infatti, essere onesti intellettualmente: molti si sono formati e non hanno ancora avuto l’opportunità di mediare; personalmente sento non di rado le recriminazioni dei nuovi mediatori che si sono rivolti agli specialisti del “business” della formazione (mi riferisco esclusivamente a chi offre formazione povera di contenuti) e che sono iscritti in realtà in cui il principio della rotazione degli incarichi è per lo più un miraggio. <span style="color: #0000ff;font-size: 14pt">E allora non è forse un po’ prematura una certificazione quando ancora mancano le basi del riconoscimento della figura del Mediatore?</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Credo non ci sia bisogno di una Task Force anche sul tema della mediazione (il lavoro della Commissione Alpa, purtroppo, è stato dimenticato troppo in fretta). A fronte delle ultime proposte indirizzate al Ministero, per una Mediazione 2.0, metterei al centro chi conduce la procedura e mi focalizzerei, conseguentemente, sul tema relativo alla Deontologia del mediatore. Tale aspetto pare, a modesto parere di chi scrive, un elemento imprescindibile se vogliamo valorizzare questa professione e non permettere a nessuno di svilirla.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Riporto, a riguardo, un mio contributo pubblicato nell’ultimo numero della Rivista “La Mediazione” che prende spunto da una vicenda che ruota attorno alla Mediazione Familiare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Buona lettura.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone wp-image-1601 size-full" src="https://www.dianatramma.com/wp-content/uploads/2020/04/articolo_page-0001.jpg" alt="" width="1241" height="1755" srcset="https://www.dianatramma.com/wp-content/uploads/2020/04/articolo_page-0001.jpg 1241w, https://www.dianatramma.com/wp-content/uploads/2020/04/articolo_page-0001-212x300.jpg 212w, https://www.dianatramma.com/wp-content/uploads/2020/04/articolo_page-0001-724x1024.jpg 724w, https://www.dianatramma.com/wp-content/uploads/2020/04/articolo_page-0001-768x1086.jpg 768w, https://www.dianatramma.com/wp-content/uploads/2020/04/articolo_page-0001-1086x1536.jpg 1086w" sizes="(max-width: 1241px) 100vw, 1241px" /> <img decoding="async" class="alignnone wp-image-1602 size-full" src="https://www.dianatramma.com/wp-content/uploads/2020/04/articolo_page-0002.jpg" alt="" width="1241" height="1755" srcset="https://www.dianatramma.com/wp-content/uploads/2020/04/articolo_page-0002.jpg 1241w, https://www.dianatramma.com/wp-content/uploads/2020/04/articolo_page-0002-212x300.jpg 212w, https://www.dianatramma.com/wp-content/uploads/2020/04/articolo_page-0002-724x1024.jpg 724w, https://www.dianatramma.com/wp-content/uploads/2020/04/articolo_page-0002-768x1086.jpg 768w, https://www.dianatramma.com/wp-content/uploads/2020/04/articolo_page-0002-1086x1536.jpg 1086w" sizes="(max-width: 1241px) 100vw, 1241px" /> <img decoding="async" class="alignnone wp-image-1603 size-full" src="https://www.dianatramma.com/wp-content/uploads/2020/04/articolo_page-0003.jpg" alt="articolo" width="1241" height="1755" srcset="https://www.dianatramma.com/wp-content/uploads/2020/04/articolo_page-0003.jpg 1241w, https://www.dianatramma.com/wp-content/uploads/2020/04/articolo_page-0003-212x300.jpg 212w, https://www.dianatramma.com/wp-content/uploads/2020/04/articolo_page-0003-724x1024.jpg 724w, https://www.dianatramma.com/wp-content/uploads/2020/04/articolo_page-0003-768x1086.jpg 768w, https://www.dianatramma.com/wp-content/uploads/2020/04/articolo_page-0003-1086x1536.jpg 1086w" sizes="(max-width: 1241px) 100vw, 1241px" /></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dianatramma.com/la-mediazione-2-0/">La Mediazione 2.0</a> proviene da <a href="https://www.dianatramma.com">Diana Tramma</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La gestione del tavolo di mediazione</title>
		<link>https://www.dianatramma.com/la-gestione-del-tavolo-di-mediazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Diana Tramma]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jan 2020 18:33:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog mediazione civile]]></category>
		<category><![CDATA[Blog mediazione familiare]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lunedì 13 Gennaio, presso DPL Mediazione-Torino ed in occasione dei "Lunedì del Mediatore", affronteremo l'argomento relativo alla gestione del tavolo di mediazione. L'invito è aperto agli addetti ai lavori ma anche a CHIUNQUE sia interessato a conoscere l'istituto della Mediazione. Vi aspettiamo!</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dianatramma.com/la-gestione-del-tavolo-di-mediazione/">La gestione del tavolo di mediazione</a> proviene da <a href="https://www.dianatramma.com">Diana Tramma</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Fra i vari compiti del mediatore vi è quello di gestire il tavolo della mediazione. Ma questo cosa comporta?</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si può pensare di affrontare l’argomento su due livelli diversi: un primo livello è quello “estetico”<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>; per poi passare a ragionare su di un livello “contenutistico”<a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Da un punto di vista estetico, pensiamo al luogo della mediazione (o “tavolo” della mediazione) come uno spazio fisico preposto ad accogliere le parti, con le loro istanze ed i loro vissuti. Pensiamo pertanto al “setting” della Mediazione.</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lo studio della prossemica<a href="#_ftn3" name="_ftnref3">[3]</a> porta ad osservare come determinate caratteristiche del <em>setting</em> possano aiutare le parti a sentirsi più accolte ed a loro agio, in una fase in cui la relazione di fiducia con il mediatore si deve ancora instaurare ed il “ghiaccio” non si è ancora rotto. Pensiamo, quindi, ad un primo incontro tra le parti ed il mediatore, ove questi non si siano mai conosciuti e l’ambiente non sia già stato esplorato. Ciò vale per la mediazione familiare <em>in primis </em>ma anche per la mediazione civile e commerciale.</p>
<p>In formazione, ai mediatori viene consigliato di far in modo che le parti si siedano attorno ad un tavolo rotondo, preferibilmente trasparente (di vetro) e che tale tavolo abbia una dimensione utile a rispettare i confini della “zona di protezione” di ciascuno. Il tavolo, però, non dovrebbe neanche essere eccessivamente grande nelle dimensioni; la qual cosa distanzierebbe troppo le parti con conseguenze sul loro comportamento in mediazione. Alcune altre scuole di pensiero prediligono l’assenza di ostacoli tra le parti che, beneficiando di semplice sedie, non vedranno frapporsi fra loro alcun tavolo divisorio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L‘esperienza, al di là della teoria, porta a ritenere che il giusto spazio prossemico vari a seconda degli individui, della loro cultura, provenienza e sostrato sociale. Il mediatore potrà dunque capire nel corso dell’incontro se vi siano diverse esigenze a cui sarebbe bene accondiscendere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Altro interessante spunto lo forniscono Fisher e Ury, celeberrimi esponenti della Mediazione Negoziale della Harvard School. Nel loro libro manifesto “L’Arte del Negoziato”<a href="#_ftn4" name="_ftnref4">[4]</a> consigliano, nella sezione dedicata alla conduzione delle varie fasi della mediazione ed all’interno dello <em>step </em>di <em>Branstorming</em> , il trasferimento delle parti in apposita stanza ad esso dedicata ed attrezzata (con lavagna ad es.) affinché le parti possano “prendere fiato” dopo la prima fase critica di gestione del conflitto latente ed affrontare quindi con più lucidità la fase di <em>problem solving</em>.</p>
<p>L’argomento è passibile di essere ulteriormente approfondito con nuovo apporti scientifici e sociologici e sarebbe interessante prenderne parte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Per quanto attiene al “contenuto” dell’attività di gestione del tavolo di mediazione, vale evidenziare subito che il ruolo del mediatore è quello anche di fornire una GUIDA alle parti che si accingono ad affrontare il PERCORSO di mediazione.</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>La procedura di mediazione deve essere per sua stessa natura informale, il mediatore con il consenso delle parti può decidere autonomamente lo sviluppo dell’<em>iter</em> ed anche il luogo più confacente alle necessità dei “mediandi”. Ciò comporta che, anche in un contesto più istituzionalizzato come quello della Mediazione Civile e Commerciale, qui Italia posta sotto il controllo degli Organismi di Mediazione, il mediatore possa anche variare la sede dell’incontro rispetto quella dell’Organismo, se concordato tra le parti, mediatore e Responsabile dell’Organismo<a href="#_ftn5" name="_ftnref5">[5]</a>; magari considerando più adeguato un <em>setting</em> diverso. A chi vi scrive, a titolo esemplificativo, è capitato in due casi di mediazione civile e commerciale di decidere (constatata la disponibilità e l’inclinazione delle parti) di gestire un specifica fase negoziale in un contesto conviviale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ciò che interessa è che il mediatore dovrà mantenere il polso della situazione, porre confini e chiarire sin da subito alcune regole da rispettare. Figurativamente, poiché di tavolo di mediazione qui si sta trattando, si può azzardare la similitudine fra il più benevolo dei <em>croupier</em> di una sala da gioco ed il mediatore: il mediatore può essere visto come colui che fornisce gli strumenti alle parti per gestire ed eventualmente risolvere il loro conflitto. Il banco salta quando lo richiedono le parti, essendo opportuno sia del tutto volontaria la loro permanenza e la loro disponibilità a mettersi in gioco, ma salta anche quando il mediatore si rende conto che le regole non sono state rispettate.</p>
<p>Tali regole, dunque, sono:&#8230;&#8230;&#8230; <em>(il contenuto dell&#8217;articolo verrà affrontato integralmente in occasione del Lunedì del mediatore, sopra citato)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Diana Tramma</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Senza un diretto riferimento all’esperienza artistica, la parola è passata anche nel linguaggio comune per indicare l’aspetto e i caratteri soprattutto esterni di oggetti, prodotti, operazioni suscettibili di essere considerati esteticamente;</p>
<p><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> Che si riferisce al contenuto, al valore dell’oggetto.</p>
<p><a href="#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a> (Cit, Treccani): parte della semiologia che studia il significato assunto, nel comportamento sociale dell’uomo, dalla distanza che l’individuo frappone tra sé e gli altri e tra sé e gli oggetti, e quindi, più in generale, il valore attribuito da gruppi sociali, diversi culturalmente o storicamente, al modo di porsi nello spazio e al modo di organizzarlo. Uno spazio (fisico, o sociale) può essere vissuto in modi differenti sia che si tratti, per es., di uno spazio (fisico) angusto e accidentato, oppure esteso e facilmente occupabile, sia che si tratti di uno ‘spazio’ all’interno di un partito politico, di una entità di lavoro, della famiglia, del gruppo di vicinato, e così via. Nell’ambito della famiglia, per es., fenomeni quali l’espansione affettiva, l’isolamento, la promiscuità dei sessi e delle generazioni sono strettamente dipendenti dall’organizzazione e dall’occupazione degli spazi interni. Lo stesso vale per la formazione di gruppi di vicinato negli agglomerati urbani, dove, per quanto gli spazi siano notoriamente piccoli, si assiste a una scarsa formazione di interazione, in quanto vengono a mancare le occasioni di incontro tra gli inquilini. La sociologia stessa può essere definita una p. generale. L&#8217;analisi di una società, infatti, può essere limitata, senza che perda tuttavia rilevanza sociologica, allo studio della distribuzione della popolazione sullo spazio fisico, alle trasformazioni impresse al territorio, alle forme di insediamento e così via.</p>
<p><a href="#_ftnref4" name="_ftn4">[4]</a> “Getting to yes” (1981)</p>
<p><a href="#_ftnref5" name="_ftn5">[5]</a> Vedi Regolamento di Mediazione in vigore presso la Camera Arbitrale di Milano. Prendo questo ultimo a riferimento poiché lo considero tra i più autorevoli e meglio rispecchianti le disposizione contenute nel D.M. n. 180/2010 Regolamento recante la determinazione dei criteri e delle modalità di iscrizione e tenuta del registro degli organismi di mediazione e dell’elenco dei formatori per la mediazione, nonché l’approvazione delle indennità spettanti agli organismi, ai sensi dell’articolo 16 del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28.</p>
<p><a href="#_ftnref6" name="_ftn6">[6]</a> Cfr. dottrina di José Ortega y Gasset. “Ei fu” un noto intellettuale, scrittore e filosofo legato al <em>Noucentisme</em> (movimento di rinnovamento culturale che cercava di rompere con le forme del passato), prospettivismo (non esiste una sola verità ma ognuno di noi ha la propria visione della vita) e il <em>raciovitalismo</em> in un momento tra gli attimi prima istituzione della Seconda Repubblica e la dittatura di Franco. In mediazione non si ricerca la Verità ma si fornisce lo spazio alle parti per raccontare la Loro verità.</p>
<p><a href="#_ftnref7" name="_ftn7">[7]</a> Friedrich Glasl, 1982.</p>
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		<title>Golding ed il Conflitto. Uno spunto dalla letteratura.</title>
		<link>https://www.dianatramma.com/golding-ed-il-conflitto-uno-spunto-dalla-letteratura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Diana Tramma]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Nov 2019 21:21:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog mediazione aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[Blog mediazione civile]]></category>
		<category><![CDATA[Blog mediazione familiare]]></category>
		<category><![CDATA[Blog mediazione penale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel celebre romanzo "Il Signore delle Mosche" vengono toccati molti temi interessanti: paura e aggressività, spinte motivazionali e scale valoriali, conflitto per il potere, riconoscimento, verità relative…. solo per citarne alcuni. Scopriamoli insieme. Ne suggerite altri, all'interno del racconto, su cui confrontarsi? La letteratura ci offre spesso diversi spunti di riflessione. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Giorni fa ho &#8220;pescato&#8221; da uno scatolone di un bancarella (messa in piedi da alcuni meritevoli volontari, a favore di una scuola elementare) il romanzo <strong>“Il Signore delle Mosche”</strong>, che fece guadagnare a Golding <a href="#_ftn1" name="_ftnref1"><span style="color: #33cccc;">[1]</span></a> il Nobel per la Letteratura. Libro letto, ormai, diversi anni fa ma che ho voluto riprendere scorrendolo con la chiave di lettura che mi interessa: quella relativa alla dinamica della <strong>manifestazione del conflitto tra i personaggi</strong>.</p>
<h2></h2>
<h2>Vorrei proporvi alcuni passaggi che descrivono situazioni conflittuali in cui tutti potremmo trovarci, seppur in contesti del tutto diversi da quello qui descritto.</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Pur trattandosi di un romanzo, infatti, <strong>l’autore ci offre spunti di riflessione colti dall’esperienza dei personaggi</strong> ancora prima che da riflessioni personali teorizzate astrattamente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Contestualizziamo: la vicenda narrata riguarda un gruppo di ragazzini, sopravvissuti ad un incidente aereo, che si trova a dover sopravvivere su una isola deserta; l’ombra della Seconda Guerra si staglia su tutto il racconto e risuona come il rumore della risacca del mare che fa da cornice all’intera trama narrativa. Si può pensare che il <strong>tema della paura e dell’aggressività</strong> costituiscano il <em>fil rouge</em> dell’intero racconto e può assumere rilievo <strong>notare come entrambi gli elementi si autoalimentino</strong> in un crescendo distruttivo. Gli istinti “primordiali” che l’antagonista del racconto spinge a far predominare, prevarranno sul senso di umanità e civiltà a cui si appella il protagonista. L’Autore sembra voler legare tali istinti ad una sorta di peccato originale, evocato come prima gemma primaverile (malevola) nei bambini, punto di vista più o meno condivisibile&#8230;. ma comunque da comprendere se ripercorriamo la vita di Golding.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il conflitto di fondo nasce dalla frustrazione di alcuni bisogni che &#8211; volendo ispirarsi alla “Piramide di Maslow”- si confondono e convergono in <strong>diverse spinte motivazionali (primarie, secondarie o superiori) innescate quando i protagonisti avvertiranno un disallineamento tra la situazione in cui si trovano e quella desiderata</strong>. Inizialmente, infatti, i giovanissimi superstiti colgono nella sventura l’opportunità di costruire una comunità nuova ed armonica, ma ben presto si renderanno conto come gli equilibri creati siano delicati e fragili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il bisogno primario è quello di <strong>sopravvivere in un contesto destrutturato</strong>. Il primo attrito che nasce verte sul “chi deciderà” ovvero su chi deterrà il potere: <strong>la scelta del Capo</strong>. Bellissimo il passaggio in cui Golding valorizzare le <strong>competenze sociali</strong> che possono dimostrare di avere anche i più giovani. Ralph (il protagonista) viene designato ad alzata di mano come guida, il suo rivale è Jack (che possiamo ritenere essere l’antagonista nel romanzo): <strong>ecco come il riconoscimento possa raffigurare la chiave che apre la porta per superare una situazione conflittuale in stallo.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Tranne il coro e Piggy tutti alzano la mano immediatamente; poi anche Piggy tirò su la sua di malavoglia.</em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Ralph contò le mani. &#8220;Allora il capo sono io.”</em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Un applauso scoppiò tra i ragazzi in cerchio. Anche il coro applaudiva, e per la mortificazione Jack diventò così rosso che le lentiggini non si vedevano più. </em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Egli si alzò, poi cambiò idea e si sedette di nuovo tra il frastuono. <strong>Ralph lo guardò, ansioso di offrirgli qualche cosa.</strong></em><strong> <em>“Naturalmente il coro è per te.” </em></strong></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>“Potrebbero fare i soldati…” </em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>“O i cacciatori…” </em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>“Potrebbero…”</em> <em>Il rossore sparì dalla faccia di Jack. </em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Ralph impose di nuovo il silenzio con una mano.</em> <em>“Il coro è affidato a Jack. Quelli del coro possono fare…  cosa volete che facciano?” </em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>“I cacciatori” <strong>Jack e Ralph si scambiarono un sorriso di timida simpatia</strong>.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Successivamente <strong>questo equilibrio si romperà </strong><strong>per sopravvenuta scarsità di risorse materiali e personali</strong> ed i personaggi si troveranno a <strong>subire la dinamica dell’<em>escalation</em> del conflitto</strong>.</p>
<p>Questo è quello che avviene anche in ogni conflitto in cui siamo coinvolti. Capire quali sono gli interessi lesi o attesi, è il primo passo per far emergere i bisogni insoddisfatti e per poi andare a gestire la problematica. Ralph, nel successivo estratto, rinfaccerà a Jack di aver lasciato spegnere il fuoco (che fungeva da segnale per le imbarcazioni di passaggio) per dedicarsi alla caccia. Interessante notare anche come l’Autore disegni le <strong>due verità relative dei rivali</strong> e le due letture diverse degli eventi, entrambe non sminuibili perché focalizzano l’attenzione sullo stesso oggetto &#8230; ma da due diverse prospettive.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Il capo ero io e tu dovevi fare quello che dicevo io….  tu parli, parli ma non sai nemmeno costruire una capanna;  te ne vai a caccia e lasci spegnere il fuoco.” Si voltò e tacque per un momento, poi riprese a parlare pieno di rancore “C’era una nave!”.  </em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Uno dei cacciatori più piccoli cominciò a piangere. L’angosciosa verità si faceva chiara a tutti. Jack prese a colpire il maiale, tirandone via dei pezzi: “In pochi non ce l’avremmo fatta. Ci volevano tutti!”</em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Ralph si voltò “potevi averli tutti quando i rifugi fossero finiti. Ma tu dovevi andare a caccia!”. </em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>“Avevamo bisogno di carne!” Mentre diceva questo Jack si raddrizzo col coltello insanguinato in mano. </em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>I due ragazzi erano di fronte l’uno all’altro e si guardavano. </em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em><strong>Da una parte c’era il mondo brillante della caccia, della tattica e dei giochi feroci e pieni di destrezza; dall’altra, il mondo del senso comune, con le sue aspirazioni e con le sue delusioni</strong></em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L’atmosfera di collaborazione e di condivisione si romperà poi con il vacillare della speranza e con lo sfaldamento dei confini tra i ruoli.</strong> Nel corso del racconto, prende forma il “fantasma” di quello che accadrà. Inizialmente una sottile sensazione di angoscia penetra nel romanzo tramite l’apprensione -che nutre il gruppo di giovani sopravvissuti- per la presunta presenza di una “bestia” sull’isola.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’angoscia diventa via via sempre più pungente e sarà solo Simone (la silente Cassandra del racconto) a farla emergere. Egli cercherà anche di affrontare il <strong>tema della paura</strong> (stato emotivo che porterà i ragazzi a cedere il potere al <em>leader</em> contendente che fa perno sulla forza). Svelare però tale sentimento porterà Simone ad un personale triste epilogo poiché<strong> i compagni non saranno pronti a “nominare” e “contenere” </strong>quella paura, richiamando essa stessa (come forse vuole comunicarci Golding)  il nostro lato umano più oscuro. Simone, infatti, sarà la vittima sacrificale della necessità dei compagni di esorcizzare la realtà. La reazione dello stesso “Piggy”, altro personaggio del racconto e fedele alleato del protagonista, evidenzia come anche nelle persone dotate del miglior buon senso ed intelletto (quale lui era) <strong>la perdita del controllo, la percezione di minaccia alla propria persona e l’immersione in uno stato presunto di “caos” generi uno stato di ansia tale da voler rinnegare la situazione di fatto</strong> (leggi successivo estratto dal romanzo, ove Simone prenderà la parola raccogliendo la Conchiglia, che nel racconto rappresenta il simbolo del rispetto delle regole di convivenza civile e dell&#8217;ascolto dell&#8217;Altro).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Attendere che siano le persone che abbiamo di fronte a sentirsi pronte a voler nominare emozioni “scomode” è una delle regole del mediatore.</strong> Questo è quello che avviene a molti quando si trovano, ad esempio, in un conflitto come quello che viene generato al capolinea di un relazione sentimentale: talvolta capita che un componente della coppia sia già in una fase avanzata della <strong>Separazione Emotiva </strong>e prenda la decisione di interrompere la relazione. Il partner però, spesso, non è pienamente consapevole di tale distacco (o tace nel suo intimo questa involuzione) e, messo di fronte all’evidenza della crisi relazionale, rinnega la stessa e/o reagisce con rabbia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Ralph gridò “<strong>Ascoltatelo! Ha la conchiglia!</strong>”. </em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Simone “Voglio dire che&#8230; forse siamo soltanto noi&#8230;” </em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>“Balle!” questa veniva da Piggy, <strong>così scosso da perdere la dignità</strong>. </em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Simone continuó: “non potremmo essere un po’ &#8230;” Simone si sforzava di esprimere la malattia fondamentale dell’umanità, ma non trovava le parole. Ebbe una ispirazione. “ Qual è la cosa più sporca che ci sia?” </em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Per tutta risposta Jack fece risuonare nell’attonito silenzio che seguì una cruda parola espressiva. Ci fu come un <strong>parossismo di allegria.</strong> I piccoli che erano tornati ad arrampicarsi sul tronco malfermo caddero giù di nuovo e non se ne accorsero neanche. I cacciatori gridavano di gioia. <strong>Lo sforzo di Simone si era risolto in una rovina</strong>: sconfitto crudelmente dalle risa, si rannicchiò, senza difendersi, al suo posto.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Buona lettura!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #33cccc;"><a style="color: #33cccc;" href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> </span>   <span style="font-family: 'courier new', courier, monospace;">William Golding fu, a cavallo tra la prima e la seconda metà del Novecento, un maestro elementare di simpatie steineriane che prestò servizio come militare della marina britannica durante la seconda guerra mondiale. Dopo il congedo tornò ad insegnare e scrivere e si guadagnò il Nobel con il suo romanzo “Il Signore delle Mosche”.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Intervista al &#8220;Giudice Mediatore&#8221;</title>
		<link>https://www.dianatramma.com/intervista-al-giudice-mediatore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Diana Tramma]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Oct 2019 21:34:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog mediazione civile]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mi sono chiesta se anche la figura del giudice, così come incardinata nel nostro sistema, potesse sganciarsi dal mero diritto. Questo pensiero si è così incrociato con l’esperienza della collega Maria Grazia Fiori, che ho coinvolta in una intervista che affronta il ruolo del “Giudice Mediatore”. L'esperienza della collega intervistata dimostra come le tecniche di mediazione possano essere utili anche nel diverso ruolo, a lei assegnato, di Giudice Onorario del Tribunale.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Il Giudizio di Salomone diffonde da tempo immemore fascino per l’evocazione di una sovranità improntata sul concetto di saggezza piuttosto che di mera reggenza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Re Salomone, nel noto caso a lui sottoposto che vedeva due donne contendersi un infante, cerca di cogliere le intenzioni ed i bisogni reconditi delle due confliggenti, andando oltre le parole proferite e che possono tradursi in puro irrigidimento di posizione.</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Mi sono chiesta se anche la figura del giudice, così come incardinata nel nostro sistema, potesse sganciarsi dal mero diritto. Questo pensiero si è così incrociato con l’esperienza della collega Maria Grazia Fiori, che ho coinvolta in una intervista che affronta il ruolo del “Giudice Mediatore”. Nel periodo 2013-2015, la dott.ssa Maria Grazia Fiori, nella sua funzione di GOT (Giudice Onorario del Tribunale) si è occupata di conciliazione giudiziale impersonando la figura del Giudice Mediatore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Diana </em></strong><em> Gentile dott.ssa, ho letto il Tuo articolo, “La conciliazione giudiziale ed il giudice mediatore, nell’ambito del processo civile per una giustizia come servizio pubblico”,<a href="#_ftn1" name="_ftnref1"><strong>[1]</strong></a> di che cosa si tratta, visto che Tu sei anche mediatrice civile e commerciale?</em></p>
<p><strong><em>MGF</em></strong><em>  Premetto che il nostro codice civile prevede la conciliazione giudiziale, in relazione agli articoli relativi alla comparizione delle parti (185 c.p.c), all’interrogatorio libero (art. 117 c.p.c), alla conciliazione non contenziosa (art. 322 c.p.c), in quella di appello (art. 350 c.p.c.), nelle controversie di lavoro (art. 410 c.p.c.), nei  procedimenti tra coniugi (art. 708 c.p.c.) e nelle spese (art. 92 c.p.c.).  Quello di cui mi sono occupata io, nel rispetto delle direttive dell’allora mio presidente di sezione <a href="#_ftn2" name="_ftnref2"><strong>[2]</strong></a>  è stato di  effettuare degli incontri di conciliazione/ mediazione, nell’ambito di procedure giudiziarie, per le quali io ero stata all’uopo delegata .</em></p>
<p><strong><em>Diana</em></strong><em>  Perché  è nato questo progetto?</em></p>
<p><strong><em>MGF</em></strong><em>   Nella primavera e nell’estate  2012, a seguito del trasferimento in sede centrale di contenzioso precedentemente assegnato  alle sezioni distaccate del Tribunale di Milano, e ripartito per materia in base alle  tabelle di distribuzione degli affari, erano giunte alla sezione circa 1000 cause già pendenti, spesso di vecchia data e con percorso processuale realizzato anche da più giudici. In questa situazione si era presentata l’esigenza, individuata dal Presidente di sezione, per il giudice (a volte anche sollecitato dagli avvocati) di convocare le parti in sede di comparizione delle medesime, per l’esperimento del tentativo di conciliazione, prima di entrare nella fase decisoria. Ed è in questa particolare situazione che è sorta la possibilità di attuare, nell’ambito del sistema processuale vigente (artt. 117 e 185 c.p.c.) un percorso proattivo di “conciliazione giudiziale” assegnando questa procedura ad un giudice onorario. E’ stato in questo contesto che il GOT ha iniziato il percorso di “conciliazione con le parti” sapendo che, in caso di mancato accordo, la sentenza sarebbe stata decisa dal giudice togato delegante. </em></p>
<p><strong><em>Diana</em></strong><em>  Come si è sviluppato questo progetto?</em></p>
<p><strong><em>MGF</em></strong><em>  Il presidente di sezione, ha individuato in me la persona che poteva prendersi in carico di questo percorso, visto il mio interesse per la conciliazione/mediazione, nato alla fine degli anni ’90 (quando dirigevo il servizio legale di una multinazionale chimico- farmaceutica)  e sviluppatosi concretamente dal 2004-2005, allora  presso la CCIAA di Bergamo e Lodi, e poi presso la Fondazione dei dottori commercialisti di Milano. Le materie trattate –appalti privati e contratti atipici – e la situazione di crisi economica in essere all’epoca, hanno fatto sì che le parti avessero  trovato molto utile discutere e definire la loro posizione con l’aiuto dei loro avvocati e del giudice onorario, addivenendo ad un accordo il più possibile di soddisfazione per tutte e risolutivo del conflitto.</em></p>
<p><strong><em>Diana</em></strong><em>  Che metodo è stato attuato?</em></p>
<p><strong><em>MGF</em></strong><em>  Il metodo attuato dal Got ha previsto uno studio preliminare ed approfondito del fascicolo, la formulazione  di domande alle parti, al fine di “capire”  quanto riportato anche negli atti e documenti di causa e privilegiando l’ascolto delle parti. Ascolto, naturalmente, attivo che è stato realizzato anche sulla base degli insegnamenti  della professoressa Marianella Sclavi (etnografa e sociologa), che ha sviluppato, nel suo libro “Arte di ascoltare e mondi possibili. Come si esce dalle cornici di cui siamo parte”, le sette regole dell’arte di ascoltare. </em></p>
<p><strong><em>Diana</em></strong><em> Come si è svolto praticamente?</em></p>
<p><strong><em>MGF</em></strong><em>  In quest’ottica è stata data ampia possibilità alle parti di “sfogarsi”, anche con toni forti. Il giudice mediatore non ha paura dei toni forti che emergono dal conflitto, ma anzi sono per lui lo strumento per far emergere le reali esigenze e gli obiettivi delle parti, aiutandoli nella ripresa, là dove possibile, di un dialogo costruttivo. <strong>L’ascolto attivo porta a far sì che anche le parti stesse e gli avvocati lo attuino e prosegue con l’osservazione dei loro comportamenti. Il percorso ha portato alla realizzazione di un confronto creativo ed ha permesso, tra l’altro, di far emergere anche i conflitti silenti, in un contesto dinamico ed avvolgente.</strong></em></p>
<p><strong><em>Diana</em></strong><em> Come si sono comportate le parti?</em></p>
<p><strong><em>MGF</em></strong><em> Le parti e gli avvocati all’inizio di questa mia esperienza (Ottobre 2012) non usavano la parola “conflitto”, ma espressioni sostitutive come “ le parti non si vogliono parlar; la mia cliente non ne vuole più sapere, è stata troppo male; il mio cliente si è sentito offeso, noi non siamo riusciti a sbloccare la situazione, ecc ..” Successivamente dopo la restituzione alle parti della loro esposizione, il giudice mediatore -con adeguate parafrasi- ha iniziato la fase di negoziazione, dove prima dei momenti di rilancio della negoziazione, le parti con i rispettivi avvocati hanno potuto chiedere al Got di allontanarsi dal tavolo di udienza (e riunirsi per pochi minuti cogliendo un luogo più appartato con i loro avvocati, per un confronto veloce con gli stessi) per poi  proseguire nella negoziazione. L’apporto del giudice mediatore è stato molto utile anche in questa fase sia per l’indicazione, là dove richiesto dalle parti, di una somma che per la proposta di termini di pagamento. Si tratta di una vera e propria fase di “conciliazione” e non di una “transazione”, infatti si può tenere conto anche delle questioni litigiose in essere tra le parti e non oggetto del giudizio pendente, ma pur sempre connesse con lo stesso, in modo che l’assetto conciliativo vada a comporre il conflitto nel suo complesso non limitandosi alla singola controversia.</em></p>
<p><strong><em>Diana  </em></strong><em>Mi puoi descrivere alcuni aspetti degli incontri?</em></p>
<p><strong><em>MGF</em></strong><em>  Ad esempio, questioni relative al medesimo contratto azionato in giudizio, che non sono state ancora esplicitate negli atti di causa, per esempio fatture scadute successivamente, o a danni emersi successivamente all’instaurazione della causa. Qualche volta queste negoziazioni, per poter raggiungere un risultato utile per le parti, hanno previsto per esempio una cessione di credito a terze parti non presenti in causa, ed in questo caso hanno formalizzato il loro accordo al di fuori dell’udienza (alla fine dell’udienza), ed il giudice, nella successiva udienza constaterà semplicemente la loro assenza (ex art. 309 c.p.c.) con possibilità di cancellare ed estinguere la causa in un ulteriore udienza successiva. Questa formula “conciliazione giudiziale” ha avuto successo anche grazie alla preparazione di molti avvocati nel gestire la “negoziazione”, i quali spronati dal Got, sono intervenuti con proposte anche creative di risoluzione del conflitto. Siamo in presenza di una buona conciliazione quando “si riescono a trovare un soddisfacente punto di equilibrio tra le parti, se ci si trova di fronte ad una lite da pretesa contestata” (i c.d. good faith disagreements)  </em></p>
<p><strong><em>Diana</em></strong><em>  Mi puoi indicare un esempio pratico?</em></p>
<p><strong><em>MGF</em></strong><em>  Ricordo con piacere una causa avente ad oggetto lamentati danni subiti dai committenti a seguito di lavori di costruzione di sei villette. In una prima fase di istruzione preventiva, in sede di accertamento tecnico preventivo (ATP) ex art. 696 c.p.c., il consulente tecnico (CTU) aveva riscontrato i vizi e difetti e li aveva quantificati. Nella successiva fase di merito, i sei attori avevano proposto differenti posizioni e di legittimazione attiva, nei confronti del Direttore Lavori e dell’appaltatore, quest’ultimo a sua volta aveva chiesto l’intervento in giudizio di ben tre ditte subappaltatrici, di cui una rimasta contumace. Il giudice della sede distaccata, su richiesta delle parti aveva ammesso le prove testimoniali, nonché disposto una CTU in relazione alla sola questione relativa alla realizzazione della fognatura. In tale sede il CTU nominato, sulla base di opportune indagini, anche nell’ambito degli uffici del Comune, aveva previsto le opere necessarie per la sua realizzazione, riuscendo peraltro altresì a conciliare le parti su questo punto. La causa era arrivata in sezione dopo questo lungo percorso, nella fase finale. Il nuovo Giudice aveva delegato il giudice onorario ad interrogare liberamente le parti e di tentare la conciliazione, e la causa sarebbe ritornata allo stesso per l’eventuale sentenza. L’avvocato degli attori (delle sei villette) aveva depositato un documento, tardivo, proveniente dal Comune dove, dopo tre anni, aveva rilevato la presenza della fognatura in loco.  A questo punto tutte le parti in causa (dieci parti), ed i legali, si sono ritrovati avanti al giudice onorario, il quale dopo aver illustrato la sua funzione alle parti, ha dapprima riassunto brevemente le posizioni processuali ed ha chiarito la questione relativa alla fognatura comunale, essendo già stata definita dalle parti, con separato accordo, e che non sarebbe rientrata  nella procedura di conciliazione. Le parti quindi hanno iniziato ad esprimere liberamente le proprie impressioni e proposte, a volte dando sfogo con forza ai malumori personali, tutto sotto l’attento ascolto del giudice onorario. Esaurita questa fase, la successiva fase di negoziazione ha richiesto un po’ di tempo, con qualche imprevisto finale (in quanto le due imprese subappaltatrici hanno richiesto all’ultimo momento che venisse loro accordato un riconoscimento per la spese di causa) riconoscimento di cui si è fatto carico l’appaltatore, ed alla fine tutte le parti hanno sottoscritto soddisfate la convenzione di conciliazione, prevedendo dei tempi di pagamento differiti. La procedura è iniziata alle ore 12 ed è finita alle ore 15,40.   </em></p>
<p><strong><em>Diana</em></strong><em> So che ci sono esperienze di conciliazioni eseguite dal giudice mediatore/di conciliazione in Europa, il nostro collega Carlo Albero Calcagno ne ha parlato nel suo blog (mediare senza confini).</em></p>
<p><strong><em>MGF </em></strong><em>Si certo, Carlo Alberto ha riportato per esempio i casi della Finlandia, della Germania, e da ultimo della Bosnia ed Erzegovina. In Finlandia, la Court -annexed mediation ha l’obiettivo di comporre amichevolmente le questioni, principalmente in materia successoria e di lavoro nonché di diritto di famiglia, e le parti devono indicare se preferiscono un giudice come mediatore, ed in tal caso sarà un giudice nominato dal Tribunale, che potrà usufruire di un ausiliario e decidere l’organizzazione della procedura con le parti, sentirli separatamente e formulare una proposta. La soluzione a cui le parti prestano il consenso può essere omologata come mediazione giudiziaria e potrà coprire anche ambiti che non sono oggetto delle domande originarie. In caso di fallimento le parti possono avviare il contenzioso, ma in questo caso il giudice che presiederà il processo non potrà coincidere con la persona del giudice che ha operato in qualità di mediatore.</em></p>
<p><strong><em>Diana</em></strong><em> In Germania vi è la figura del </em><em>Güterichter</em><em>. </em></p>
<p><strong><em>MGF</em></strong><em>  Si certo, in Germania dal 2012 vi è la figura del giudice di conciliazione, già presente in alcuni  </em><em>Länder</em><em>    come la Baviera e la Turingia,  che non ha poteri decisionali, che può utilizzare nel suo percorso di mediazione (per una serie di materie) anche gli incontri separati con le parti in conflitto, e se l’opera del giudice di conciliazione non porta all’accordo di conciliazione, altro giudice deciderà con sentenza. Anche nella legislazione della Bosnia ed Ezegovina è prevista che il giudice di conciliazione, in caso di fallimento della procedura, non potrà decidere la causa che sarà decisa da altro giudice.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ritengo queste esperienze affascinante, voi che ne pensate?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> La giustizia sostenibile, scritti vari, volume VI febbraio 2014</p>
<p><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> Tribunale di Milano, sez 7° civile, che si occupa di appalti, lavori opere e forniture e contratti atipici</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dianatramma.com/intervista-al-giudice-mediatore/">Intervista al &#8220;Giudice Mediatore&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.dianatramma.com">Diana Tramma</a>.</p>
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		<title>La tutela della riservatezza nella Mediazione Civile e Commerciale e nella Mediazione Familiare</title>
		<link>https://www.dianatramma.com/la-tutela-della-riservatezza-nella-mediazione-civile-e-commerciale-e-nella-mediazione-familiare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Diana Tramma]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Sep 2019 13:40:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog mediazione civile]]></category>
		<category><![CDATA[Blog mediazione familiare]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’evento si propone di offrire un breve panoramica degli aspetti inerenti la tutela della Privacy in particolari contesti di applicazione quali i procedimenti di mediazione e civile e commerciale e i percorsi di mediazione familiare. Partecipa anche tu il 18 OTTOBRE 2019 (h. 14:15-16:30) presso Tribunale di Torino, Aula 74 c/o Consiglio dell’Ordine degli Avvocati Torino (ingresso 18, 1° piano).</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>La tutela della riservatezza nella Mediazione Civile e Commerciale e nella Mediazione Familiare</h1>
<p>&nbsp;</p>
<h2>18 OTTOBRE 2019 (h. 14:15-16:30)</h2>
<h2>Tribunale di Torino, Aula 74 c/o Consiglio dell’Ordine degli<br />
Avvocati Torino (ingresso 18, 1° piano)</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>L’evento si propone di offrire un breve panoramica degli aspetti inerenti la tutela della Privacy in particolari contesti di applicazione quali i procedimenti di mediazione e civile e commerciale e i percorsi di mediazione familiare. Gli spunti di riflessione vogliono essere forniti in modo tale da coinvolgere i partecipanti in dibattito e rendere interlocutorio l’incontro. Si vuole anche affrontare la tematica della Deontologia inerente la professione forense nella particolare situazione nella quale versa il professionista che si trova ad assistere il cliente durante i procedimenti/percorsi (equilibrio fra tutela della parte e leale collaborazione con i colleghi).</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Vi aspetto!</h2>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.dianatramma.com/wp-content/uploads/2019/06/Evento-Diana-Tramma.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-1208 aligncenter" src="https://www.dianatramma.com/wp-content/uploads/2019/06/iconfinder_pdf_272699.png" alt="" width="25" height="25" /></a><a href="https://www.dianatramma.com/wp-content/uploads/2019/09/locandina-convegno.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Scarica la locandina dell&#8217;evento</a></p>
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		<title>Litigi in famiglia? Talvolta la miscela fra legami parentali, impresa e patrimonio può diventare esplosiva.</title>
		<link>https://www.dianatramma.com/litigi-in-famiglia-talvolta-la-miscela-fra-legami-parentali-impresa-e-patrimonio-puo-diventare-esplosiva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Diana Tramma]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Sep 2019 16:56:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog mediazione aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[Blog mediazione civile]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I conflitti nei nuclei familiari allargati (parenti) esistono da sempre. Gli esiti spesso arrecano danni a tutti i componenti, anche quelli non direttamente coinvolti nel litigio. Non ci si riferisce solo a dispiaceri o sofferenze derivanti dal deterioramento della relazione ma anche, concretamente, a conseguenze negative che possono riversarsi sulle aziende di famiglia o sui patrimoni. Soffermiamoci... prima che sia tardi.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>Quante volte abbiamo sentito di aziende storiche familiari che hanno incontrato un triste epilogo (magari dopo generazioni) a seguito di dissidi fra i parenti?</h1>
<p><strong>Conflitti nati per presunti motivi attinenti la gestione dell’azienda ma che, con ottime probabilità, nascondevano radici più profonde.</strong></p>
<p>Senza voler disturbare marchi aziendali di riconosciuto prestigio nazionale ed internazionale, ci sarà ben capitato di constatare che “quella” piccola azienda gestita da padri e figli del nostro Comune, la cui insegna avrà incrociato mille volte i nostri percorsi, ad un certo punto si è spenta.</p>
<h2><strong>Quando il <em>management</em> o gli stessi soci sono fra loro imparentati, il funzionamento di una impresa può essere più difficoltoso se non si riconosce e gestisce l’intrecciarsi dei più livelli su cui interagiscono gli individui.</strong></h2>
<p>Talvolta un netto distacco emotivo può sembrare funzionale in un contesto lavorativo, questo però non è sempre possibile … semplicemente perché innaturale. (Leggi a proposito: <span style="color: #ff0000;"><strong><a style="color: #ff0000;" href="https://www.dianatramma.com/welfare-e-mediazione-unopportunita-per-lazienda-e-la-persona/">Welfare e mediazione: un’opportunità per l’azienda e la persona</a></strong><span style="color: #000000;">).</span></span></p>
<p><strong>Insorta scarsità di risorse, mancanza di riconoscimento, senso di appartenenza tradito sono solo alcuni esempi di bisogni frustrati che possono minare la relazione e, nel nostro specifico caso, una buona collaborazione.</strong> Questo non vale solo per le aziende di famiglia ma pensiamo anche -continuando a voler aderire alla tematica parentale- a quei patrimoni che comprendono immobili di famiglia la cui cura, gestione e fruizione devono essere suddivise (case di villeggiatura, ad esempio).</p>
<h2>Ma il conflitto è davvero da demonizzare?</h2>
<p><strong>Pensiamo, invece, a come la situazione potrebbe ad un certo punto fornire quella spinta propulsiva utile ad un cambiamento. Pensiamo a come sfruttarla verso un miglioramento!</strong></p>
<p>Se è vero, infatti, che nelle aziende familiari: manca formalizzazione nella gestione e nel percorso decisionale; talvolta le deleghe di responsabilità sono basate sulla aderenza al nucleo familiare piuttosto che sulla competenza personale; che i conflitti si perpetuano magari per anni…. Forse possiamo riconoscere questi elementi come un <strong>nuovo punto di partenza</strong>. Possiamo farlo da soli (quando il dialogo non si sia interrotto) o con l’aiuto di un terzo <a href="https://www.dianatramma.com/come-lavoro/">(<strong><span style="color: #ff0000;">il mediatore</span></strong>)</a>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dianatramma.com/litigi-in-famiglia-talvolta-la-miscela-fra-legami-parentali-impresa-e-patrimonio-puo-diventare-esplosiva/">Litigi in famiglia? Talvolta la miscela fra legami parentali, impresa e patrimonio può diventare esplosiva.</a> proviene da <a href="https://www.dianatramma.com">Diana Tramma</a>.</p>
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		<title>&#8220;Casa, dolce casa&#8221;&#8230;.o quasi</title>
		<link>https://www.dianatramma.com/casa-dolce-casa-o-quasi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Diana Tramma]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Aug 2019 13:50:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog mediazione civile]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La mediazione può aiutarti sia a risolvere i problemi concreti oggetto dei conflitti condominiali, tramite la ricerca di un accordo soddisfacente per condominio e condomino (mediazione civile), sia a prevenire il degenerare di liti di vicinato, tramite il mediatore che si pone come “facilitatore” tra i confliggenti (mediazione umanistica).</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dianatramma.com/casa-dolce-casa-o-quasi/">&#8220;Casa, dolce casa&#8221;&#8230;.o quasi</a> proviene da <a href="https://www.dianatramma.com">Diana Tramma</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>Finite le vacanze, si torna a casa. Come si preannuncia il rientro?</h1>
<p>Qualcuno, infatti, oltre a dover fare i conti con i propri malumori causati dal ritorno al <em>tran tran</em> quotidiano, deve far fronte anche ad i malumori dei vicini di casa.</p>
<h2><strong>La realtà condominiale rappresenta, lo sappiamo, terreno fertile per la nascita di contrasti e conflitti.</strong></h2>
<p>Basti pensare che negli ultimi anni si è andato configurando e riconoscendo anche lo <strong>stalking</strong> condominiale<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>.</p>
<p><strong>Ma si può far in modo da non arrivare a ritrovarsi in queste situazioni?</strong></p>
<p>La mediazione può aiutarti sia a <strong>risolvere i problemi concreti</strong> oggetto dei conflitti condominiali, tramite la ricerca di un accordo soddisfacente per condominio e condomino (mediazione civile), sia a <strong>prevenire il degenerare di liti di vicinato</strong> tramite il mediatore, che si pone come “facilitatore” tra i confliggenti (mediazione umanistica).</p>
<h2>Ma cosa è la mediazione e, in particolare, la mediazione civile? (<span style="color: #ff0000"><a style="color: #ff0000" href="https://www.dianatramma.com/mediazione-civile-e-commerciale/">leggi qui</a></span>)</h2>
<p><strong>I vantaggi?</strong></p>
<p>Sono diversi. Vediamoli insieme:</p>
<ul>
<li>ristabilisce il <strong>canale comunicativo</strong>;</li>
<li>la procedura è <strong>riservata</strong>;</li>
<li>si deve chiudere <strong>entro 3 mesi</strong> dal deposito dell’istanza;</li>
<li>l’accordo ha <strong>efficacia di titolo esecutivo;</strong></li>
<li>la procedura <strong>non è formale</strong>: si può decidere dove gestirla;</li>
<li>consente un <strong>minore dispendio di costi</strong> rispetto ad andare in giudizio;</li>
<li>è possibile abbandonare il tavolo della mediazione in qualunque momento;</li>
<li>per chi sceglie la mediazione è previsto un <strong>credito d’imposta</strong> che corrisponde all’indennità data agli Organismi di Mediazione: di massimo 500 euro se la mediazione si conclude con successo, se con insuccesso di 250 euro.</li>
</ul>
<p><strong>Dunque cosa aspetti?</strong></p>
<h2><strong>Se vuoi maggiori informazioni, fammi contattare (<span style="color: #ff0000"><a style="color: #ff0000" href="https://www.dianatramma.com/contattami/">qui</a></span>) dal tuo legale di fiducia</strong>!</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> <em>Le statistiche rilevano che una buona percentuale di ipotesi di atti persecutori si realizza nel condominio, dove gli animi esacerbati da incomprensioni e rancori trascinati negli anni, all’interno delle relazioni di vicinato, degenerano  spesso in condotte penalmente rilevanti. Lo stalking condominiale è così entrato da qualche anno a pieno titolo all&#8217;interno delle aule di giustizia (cfr. anche Sent. Cass. 28340/2019).</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L&#8217;approccio del mediatore</title>
		<link>https://www.dianatramma.com/lapproccio-del-mediatore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Diana Tramma]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Feb 2019 12:00:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog mediazione aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[Blog mediazione civile]]></category>
		<category><![CDATA[Blog mediazione familiare]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.dianatramma.com/?p=1</guid>

					<description><![CDATA[<p>Mediare è un’arte che prevede pazienza, lavoro, ma soprattutto ascolto delle parti in conflitto. Ascoltare e comprendere le emozioni, il dolore e la sofferenza delle persone e facilitarle ad avere nuovamente una relazione che, anche se di matrice diversa, possa rivelarsi funzionale…. Questo è l’obiettivo della mediazione. Un possibile traguardo ulteriore? Creare insieme una soluzione che sia condivisa e il più soddisfacente per entrambi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dianatramma.com/lapproccio-del-mediatore/">L&#8217;approccio del mediatore</a> proviene da <a href="https://www.dianatramma.com">Diana Tramma</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Mediare è un&#8217;arte</h2>
<p><strong>Mediare </strong>richiede <strong>cuore </strong>e <strong>tecnica </strong>che, se utilizzati sapientemente e alternativamente, permettono quello che può essere il traguardo della mediazione: creare insieme una <strong>soluzione </strong>che sia condivisa e il più soddisfacente per entrambi.</p>
<p><strong>Mediare è un’arte</strong> che prevede pazienza, lavoro, ma soprattutto ascolto delle parti in conflitto. <strong>Conflitto</strong> che non è per forza di cose negativo, ma che, se accolto e gestito, può rappresentare un’opportunità di crescita.</p>
<p><strong>Ascoltare </strong>e <strong>comprendere </strong>le emozioni, il dolore e la sofferenza delle persone e facilitarle ad avere nuovamente una <strong>relazione </strong>che, anche se di matrice diversa, possa rivelarsi funzionale…. Questo è l’obiettivo della mediazione.</p>
<p><em>“Ascoltare bene è quasi rispondere” </em>diceva Pierre Marivaux</p>
<p>Perché questo sia possibile il <strong>mediatore </strong>deve rimanere sullo sfondo, spogliarsi da ogni abito ingombrante, da ogni ruolo o titolo, da ogni velleità e desiderio di esibizione della propria persona, deve sostanzialmente “sospendersi temporaneamente” per essere pronto ad <strong>accogliere </strong>ciò che portano le persone in mediazione… e ciò che portano è prima di tutto il non detto, le vibrazioni che <strong>umilmente </strong>il mediatore dovrà captare e che sono gli elementi essenziali ignorati fino a quel momento e rimasti latenti nell’ <strong><em>escalation </em>del conflitto</strong>. Questi elementi sono prima di tutto le <strong>emozioni </strong>non ancora nominate.</p>
<p>Solo un <strong>approccio empatico</strong> a chi abbiamo di fronte consente di cogliere questa opportunità… perché il rapporto fra mediatore e mediato deve basarsi sulla <strong>fiducia</strong>.</p>
<p>Oggi siamo tutti abbagliati dalla forma, ed ecco come la <strong>sostanza </strong>ed il contenuto qui siano preponderanti e siano il frutto necessario della rappresentazione dei <strong>vissuti</strong>. Questo approccio è declinabile in qualunque mediazione: sia essa <strong>civile, familiare, aziendale</strong>…</p>
<p>Il centro dell’attenzione sono le parti, vere protagoniste della mediazione, non il mediatore non chi assiste le parti: il <strong>potere è nelle mani di chi il conflitto lo sta vivendo. </strong>Sarà il loro <strong>linguaggio </strong>che userà il mediatore e non quello dei legali o dei professionisti che possono assistere al percorso….ed è su tale registro e solo su quello che vi è la reale possibilità di ristabilire il <strong>canale comunicativo</strong> utile a trovare <strong>accordi duraturi</strong>.</p>
<p><em>“Quando si è iniziato a considerare l’arte da espressione di creazione a espressione di sentimenti, ognuno poteva essere artista, perché tutti hanno dei sentimenti” </em>diceva Fernando Pessoa</p>
<p>Pensa a come nasce un’opera d’arte. A quando non è solo il frutto dell’ingegno di un unico artista, ma quando è un <strong>percorso collettivo</strong> che coinvolge più persone che collaborano per realizzare un quadro, una scultura, una struttura architettonica che incontri la soddisfazione di tutti.</p>
<p>La mediazione per me è proprio questo: un percorso in cui le persone (dette anche parti) sono protagoniste e il mediatore usa tutti gli strumenti a sua disposizione per portarle verso la composizione di quest’opera d’arte. Solo che non è qualcosa da ammirare in un museo o per strada, ma riguarda la loro vita.</p>
<p>Questo cerco di fare nel mio lavoro con le persone che vengono in mediazione: le aiuto a elaborare una <strong>soluzione condivisa</strong>, passando per il delicato processo di <strong>riconoscimento </strong>dei propri limiti e di quelli dell’altro.</p>
<p>E così come l’opera d’arte cambia a seconda di chi la vede, allo stesso modo la mediazione non è <strong>mai uguale per tutti</strong>, così come non lo è la soluzione, che è personale, unica, il più possibile duratura.</p>
<p>Se l’avvocato assiste le parti, nel caso della mediazione il mio ruolo è di continuo <strong>sostegno</strong>.</p>
<p>Dal punto di vista tecnico,</p>
<p>il mio <strong>approccio</strong> nella mediazione è sia di tipo <strong>umanistico-trasformativo</strong> che <strong>negoziale</strong>.</p>
<p>L’approccio umanistico richiede di saper accogliere, attraverso un <strong>ascolto attivo</strong>, le dimensioni emotive e i valori vissuti dalle persone coinvolte direttamente o indirettamente, sia in casi di reato che in relazioni fortemente conflittuali, così come quelle di coppia, con o senza figli.</p>
<p>È allo stesso tempo anche trasformativo perché il mio obiettivo è quello di individuare e supportare ogni occasione che porti a un possibile miglioramento (trasformazione) dell’interazione.</p>
<p>L’approccio negoziale, che applico anche nel contesto familiare oltre che nel civile e commerciale, mi permette di arrivare, tramite l’emersione dei <strong>reali interessi e bisogni</strong>, a una negoziazione che punta ad un accordo che soddisfi tutte le parti in gioco e che parte dal vagliare tutte le <strong>alternative possibili </strong>tramite il <strong>brainstorming</strong>. Ed anche qui, quale migliore strumento della <strong>creatività</strong> consente di ampliare il numero di colori da cui attingere e le varie sfumature utilizzabili per la realizzazione dell’opera collettiva? Il tutto si chiude, come il cerchio di Giotto.</p>
<p>Vi racconto una favola: c’era una volta una coppia di amici e soci che la vita aveva visto arrivare a scontrarsi in maniera così dura e dirompente da doversi ritrovare nello studio di un noto avvocato.</p>
<p>Avevano intenzione di dirimere la controversia e raccogliere una consulenza. Nella lussuosa sala d’aspetto, in attesa con loro e vicino a loro, si sedette una piccola donna di età avanzata. La signora indossava semplici vesti ma era dotata di occhi vivaci, limpidi e pieni di luce. La donna cominciò a parlare loro e dimostrò di voler condividere il motivo per cui era lì. Dolcemente raccontò loro del dispiacere che la attraversava nel dover attardarsi in quello studio, perchè coinvolta in liti patrimoniali familiari che avevano rovinato il rapporto con la sua nipote tanto amata.</p>
<p>Tanta era l’umanità che affiorana dalla donna che i due uomini sentirono per qualche istante la loro rabbia placarsi e la loro postura ammorbidirsi. Scambiarono alcune parole con la donna e si ritrovarono anche a parlare tra di loro… dopo tanto tempo. Forse questo successe  inizialmente con l’obiettivo di dare conforto alla donna…. Ma entrambi ben presto di resero conto che erano prima di tutto loro a sentirsi meglio.</p>
<p>L’avvocato tardava a riceverli, era trascorsa già una ora. I due si scambiarono una rapida occhiata e capirono che stavano pensando alla stessa cosa: avevano rotto il ghiaccio e sentivano di non volere reindossare la loro “armatura” entrando nello studio, almeno non quello stesso giorno… volevano provare a giovare del ritrovato dialogo. Non avevano pretese di arrivare ad un risultato od un obiettivo preciso, non ancora quanto meno.</p>
<p>Fecero per alzarsi ed andarsene quando la segretaria dello studio entrò nella sala d’attesa e disse guardando la donna: “Avvocato, chiedo scusa, la stavo proprio cercando perchè ha chiamato Sua nipote ed i signori avevano appuntamento con Lei già un’ ora fa…. Ma vedo che vi siete già incontrati, perciò tolgo il disturbo”. L’avvocato si girò verso i due uomini e sorrise. Quella fu una mediazione ben riuscita.</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.dianatramma.com/lapproccio-del-mediatore/">L&#8217;approccio del mediatore</a> proviene da <a href="https://www.dianatramma.com">Diana Tramma</a>.</p>
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