La Co-Mediazione: quando il termine “sinergia” esprime il suo autentico significato.

La Co-Mediazione, nei diversi ambiti di applicazione dello strumento mediativo, ha sortito buoni risultati. Necessario risulta essere un certo "feeling" fra i mediatori che guidano la procedura. Tale strumento infatti, considerato nella maggior parte dei casi una opportunità ed una risorsa, potrebbe rivelarsi controproducente. Leggiamo l'esperienza della collega Maria Grazia Fiori.

 

Alla fine degli anni ’90 i mediatori familiari, sull’esempio di esperienze internazionali, iniziarono a sperimentare anche in Italia nuove forme/modelli di mediazione. Accanto alla conduzione più frequente, che vedeva un’unica figura di terzo alla guida del percorso di mediazione, si diffusero modalità che coinvolgevano più mediatori.

 

Si sono sviluppate, sempre in ambito di mediazione familiare, la Co-Mediazione, dove erano presenti due mediatori appartenenti alla medesima area professionale, la Mediazione Integrata, in cui al mediatore psico-sociale si affiancava un esperto di diritto in determinate occasioni (per esempio nel colloquio finale per la redazione del progetto di intesa), e la Co-Mediazione  Interdisciplinare, che prevedeva la compresenza ai colloqui di due mediatori, uno appartenente all’area psicosociale e l’altro appartenente alla sfera giuridica[1].

 

Anche nell’ambito dei conflitti ambientali, la mediazione è un modo affidabile per gestire, tramite la partecipazione, i conflitti nel settore pubblico e si contraddistingue per l’elevata flessibilità in situazioni conflittuali complicate. Anche in questo contesto, la co-mediazione è stato uno strumento utilizzato sapientemente.

 

Si vuole qui ricordare, a titolo esemplificativo, uno dei più famosi/interessanti primi percorsi, a livello europeo, e cioè il percorso di mediazione per la realizzazione dell’aeroporto di Vienna, che ha previsto la Co-Mediazione con la partecipazione di tre mediatori professionisti, di tre diverse nazionalità (svizzera, austriaca e tedesca) e di diversa competenza tecnica (un ingegnere, uno psicologo e un chimico). La Camera Arbitrale di Milano, in un convegno nel 2005, organizzò con il Politecnico di Milano un incontro pubblico facendo intervenire questi tre mediatori (i quali avevano realizzato detto percorso in Co-Mediazione raggiungendo tutti gli obiettivi fissati peraltro in un accordo di mediazione nel 2001 non vincolante ed altresì nei singoli contratti vincolanti) coinvolgendoli in un interessante dibattito.

 

Il dibattito stimolante nato, sulla mediazione civile e commerciale, nelle ultime settimane ha focalizzato l’attenzione e riproposto il tema dell’opportunità della Co-Mediazione come efficace strumento in tale percorso.

 

In questa direzione si desidera oggi dialogare con la collega mediatrice Maria Grazia Fiori, in riferimento a quelli che possiamo ritenere essere stati i primi esempi di Co-Mediazione in ambito civile commerciale. Entrambe, infatti, discendiamo dalla “vecchia scuola” della Fondazione dei Dottori Commercialisti di Milano dove abbiamo sperimentato la Co-Mediazione nel predetto ambito civile e commerciale.

 

 

Diana: “Maria Grazia, so che anche tu hai avuto la possibilità di intraprendere la Co-Mediazione, quasi 10 anni fa, oserei dire quasi una pioniera della Co-Mediazione.”

 

MGF: “ebbene sì, la mia prima esperienza di Co-Mediazione è iniziata presso la Camera di Conciliazione/Mediazione della Fondazione dei Dottori Commercialisti di Milano. E’ tutto nato per caso.”

 

Diana: “di quale periodo stiamo parlando?”

 

MGF: “era il 2011, quindi subito dopo il DM 180/2010, che ha visto il proliferare di tanti nuovi mediatori, e tante nuove mediazioni. Ricordo che detto Organismo, con il quale allora collaboravo, aveva organizzato “il mese della mediazione gratuita”, ed alcuni di noi (che si erano già avvicinati alla conciliazione/mediazione dal 2000)  con entusiasmo avevano accettato di concedere, generosamente,  il nostro tempo. Come potrai immaginare, l’Ordine aveva pianificato anche un’ottima pubblicità, e quindi tante erano state le istanze di mediazione volontaria e per casi anche complessi. Ed è così che, alcuni di noi, hanno iniziato le Co-Mediazioni. Ricordo che eravamo sempre una coppia composta da un avvocato ed un commercialista, ed è cosi che io mi sono cimentata con le mie prime Co-Mediazioni.”

 

Diana: “quindi mi stai dicendo che tutto è nato un po’ per caso?”

 

MGF: “proprio così, io conoscevo la Co-Mediazione, ma in altri contesti, nell’ambientale per esempio, come hai ricordato, ma non nel civile-commerciale.”

 

Diana: “che metodo è stato attuato?”

 

MGF: “allora, visto che tutto è nato un po’ per caso, ora posso dire che sono stata fortunata, anche perché i miei colleghi avevano il mio stesso entusiasmo e la mia stessa preparazione di base (modello negoziale di Fish e Ury) anche se alcuni di noi avevano già sperimentato il modello trasformativo di Folger e conoscevano il modello della comprensione di Friedman, ed è stato un work in progress.”

 

Diana: “come vi siete organizzati?”

 

MGF: “come prima cosa, abbiamo letto con attenzione tutte le carte che le parti, personalmente, o tramite i loro commercialisti avevano trasmesso alla segreteria, e poi, in un briefing iniziale, abbiamo deciso come procedere, e cioè come gestire la prima parte dell’incontro. Ricordo che mentre uno dei due parlava, l’altro osservava ed ho sperimentato lo shadowing, tecnica che avevo appresa leggendo anche gli scritti di Marianella Sclavi. Ricordo che, durante la mediazione, nessuno dei due mediatori si sovrapponeva all’altro: bastava uno sguardo tra di noi e la nostra empatia si trasmetteva nella stanza. Prima degli incontri separati, a volte, facevamo un debriefing, per decidere, per esempio, nel caso di più parti presenti, chi avrebbe incontrato l’una o l’altra parte. Ricordo, che la maggior parte delle mediazioni, su richiesta delle parti, venivano svolte anche su più incontri e ricordo che erano presenti nella stanza anche i nuovi mediatori che si erano appena formati, in qualità di tirocinanti, e con i quali facevamo dei briefing prima delle nuove sedute.”

 

Diana: “vedo che ti si illuminano gli occhi.”  

 

MGF: “ebbene sì, devo confessarti una cosa: io non sono nata mediatrice/conciliatrice, negoziatrice, anzi; è forse anche per questo che io mi trovavo bene nel conflitto, cioè più le parti erano in conflitto, manifestavano rabbia, arroganza, risentimento, e più io davo del mio meglio ed adoperavo tutte le tecniche che avevo appreso negli anni. Come dire, sapevo mettermi nei loro panni.”

 

Diana: “tipico del mediatore direi. Ricordo quando una mia docente affermò che i mediatori possono essere le persone peggiori con cui litigare. Non credo stesse scherzando, il paradosso talvolta è evidente o forse ciò si riconduce ad una maggiore consapevolezza dei propri e degli altrui confini. Comunque, hai dei ricordi che vuoi condividere?”

 

MGF: “certo, ricordo alcuni incontri di mediazioni svolti con il collega Massimo Oldani (lui commercialista) che peraltro avevo allora da poco conosciuto. Ricordo che per una mediazione (relativa ad un passaggio generazionale di una società di famiglia) con più parti, ci eravamo divisi per gli incontri separati. Tale scelta è stata vincente; nel caso specifico, io avevo ascoltato la figlia ed il collega le altri parti. Poi nel nostro briefing, avevamo raccolto gli elementi utili, i fatti che non erano mai emersi. Alla fine le parti sono riuscite a comunicare e poi, piano piano, con il nostro aiuto a negoziare l’accordo finale.”

 

Diana: “come credi che si possa replicare la Co-Mediazione per essere vincente?”

 

MGF: “ritengo che i due mediatori che si trovano in mediazione, di cui uno può anche essere un mediatore ausiliario, debbano conoscersi a fondo e che tra i due ci debba essere molto feeling. Credo che le regole debbano essere decise nel briefing iniziale tra i due, e che non si debbano mai sovrapporre. Insomma il lavoro deve essere di squadra e ben gestito ed organizzato. Ciò può generare davvero un ottimo risultato in termini di soddisfazione dei mediandi.”

 

[1] Cesana C., Porri L. (2005). La co-mediazione interdisciplinare: diverse competenze a favore della coppia. In Ardone R., Lucardi M. (a cura di). La mediazione familiare. Ed.Kappa, Roma.

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