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	<title>Diana Tramma</title>
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	<description>Andare oltre i conflitti</description>
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	<title>Diana Tramma</title>
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	<item>
		<title>Giustizia Riparativa: un modello ormai riconosciuto come parte integrante del nostro sistema.</title>
		<link>https://www.dianatramma.com/giustizia-riparativa-un-modello-ormai-riconosciuto-come-parte-integrante-del-nostro-sistema/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Diana Tramma]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Feb 2021 08:56:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog mediazione penale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In occasione dell' apertura dell’anno giudiziario 2021, lo scorso 29 Gennaio presso la Corte di Cassazione, è stata pre­sentata la “Relazione del Ministro sull’amministrazione della giustizia per l’anno 2020, ai sensi dell’art. 86, R.D. 30 gennaio 1941, n.12” che rendiconta le attività svolte nel 2020 e pone le basi per il lavoro da svolgere nel corso dell'anno nuovo.<br />
Il 2020, secondo quanto si evince dalla Relazione, ha portato pieno riconoscimento e sviluppo crescente alla Mediazione Penale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dianatramma.com/giustizia-riparativa-un-modello-ormai-riconosciuto-come-parte-integrante-del-nostro-sistema/">Giustizia Riparativa: un modello ormai riconosciuto come parte integrante del nostro sistema.</a> proviene da <a href="https://www.dianatramma.com">Diana Tramma</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>Responsabilizzazione del Reo e riconoscimento della Vittima.</h1>
<p>In occasione dell&#8217; apertura dell’anno giudiziario 2021, lo scorso 29 Gennaio presso la Corte di Cassazione, è stata pre­sentata la “Relazione del Ministro sull’amministrazione della giustizia per l’anno 2020, ai sensi dell’art. 86, R.D. 30 gennaio 1941, n.12” che rendiconta le attività svolte nel 2020 e pone le basi per il lavoro da svolgere nel corso dell&#8217;anno nuovo.</p>
<h2>Il 2020, secondo quanto si evince dalla <a href="https://www.dianatramma.com/wp-content/uploads/2021/02/anno_giudiziario_2021_relazione.pdf" target="_blank" rel="noopener">Relazione</a>, ha portato pieno riconoscimento e sviluppo crescente alla Mediazione Penale.</h2>
<p>Si <a href="https://www.dianatramma.com/wp-content/uploads/2021/02/anno_giudiziario_2021_relazione.pdf" target="_blank" rel="noopener">allega il testo della Relazione</a> e si evidenzia quanto riportato al Par. 6.3. Interessante è comunque leggerla in tutte le sue articolazioni e senza estrapolazioni.</p>
<p>&#8220;<em>L’amministrazione, anche nell’anno 2020, ha curato le attività istituzionali orientate all’implementazione di un modello di Giustizia penale di tipo riparativo che, affiancandosi alla cultura giuridica italiana in cui si coniugano i concetti di sicurezza e riabilitazione. Il Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità ha pertanto potenziato l’impegno istituzionale attivando una pianificazione fortemente orientata all’attuazione di tre livelli di direzione: costruzione e messa a regime di una capillare rete istituzionale di referenti per la giustizia riparativa e mediazione penale; riorganizzazione sistematica della materia con l’emanazione delle “Linee di indirizzo per la giustizia minorile e di comunità in materia di giustizia riparativa e tutela delle vittime di reato in ambito dell’esecuzione penale e in materia minorile” e la definizione del nuovo modello di “Accordo di collaborazione per attività di volontariato a valenza riparativa” al fine di rendere condiviso l’approccio alla “comunità” nella rinnovata configurazione del Dipartimento, intesa anche nel prendersi cura del disagio e della sofferenza che il reato genera; sostegno alle realtà territoriali in questo delicato passaggio di paradigma.</em>&#8221;</p>
<h2>Il 2021? Diversi sono i progetti avviati in prospettiva di un consolidamento dello strumento della Mediazione Penale Minorile (e non solo).</h2>
<p>Leggi anche: <span style="color: #ff0000; font-size: 14pt;"><a style="color: #ff0000;" href="https://www.dianatramma.com/mediazione-penale/">Una alternativa possibile: il modello di Giustizia Riparativa</a> </span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dianatramma.com/giustizia-riparativa-un-modello-ormai-riconosciuto-come-parte-integrante-del-nostro-sistema/">Giustizia Riparativa: un modello ormai riconosciuto come parte integrante del nostro sistema.</a> proviene da <a href="https://www.dianatramma.com">Diana Tramma</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La Co-Mediazione: quando il termine “sinergia” esprime il suo autentico significato.</title>
		<link>https://www.dianatramma.com/la-co-mediazione-quando-il-termine-sinergia-esprime-il-suo-autentico-significato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Diana Tramma]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2020 17:46:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog mediazione civile]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Co-Mediazione, nei diversi ambiti di applicazione dello strumento mediativo, ha sortito buoni risultati. Necessario risulta essere un certo "feeling" fra i mediatori che guidano la procedura. Tale strumento infatti, considerato nella maggior parte dei casi una opportunità ed una risorsa, potrebbe rivelarsi controproducente. Leggiamo l'esperienza della collega Maria Grazia Fiori.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dianatramma.com/la-co-mediazione-quando-il-termine-sinergia-esprime-il-suo-autentico-significato/">La Co-Mediazione: quando il termine “sinergia” esprime il suo autentico significato.</a> proviene da <a href="https://www.dianatramma.com">Diana Tramma</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Alla fine degli anni ’90 i <strong>mediatori familiari</strong>, sull’esempio di esperienze internazionali, iniziarono a sperimentare anche in Italia <strong>nuove forme/modelli di mediazione</strong>. Accanto alla conduzione più frequente, che vedeva un’unica figura di terzo alla guida del percorso di mediazione, si diffusero modalità che coinvolgevano più mediatori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si sono sviluppate, sempre in ambito di mediazione familiare, la <strong><em>Co-Mediazione</em></strong>, dove erano presenti due mediatori appartenenti alla medesima area professionale, la<strong><em> Mediazione Integrata</em></strong>, in cui al mediatore psico-sociale si affiancava un esperto di diritto in determinate occasioni (per esempio nel colloquio finale per la redazione del progetto di intesa), e la <strong><em>Co-Mediazione  Interdisciplinare</em></strong>, che prevedeva la compresenza ai colloqui di due mediatori, uno appartenente all’area psicosociale e l’altro appartenente alla sfera giuridica<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Anche nell’ambito dei <strong>conflitti ambientali</strong>, la mediazione è un modo affidabile per gestire, tramite la partecipazione, i conflitti nel settore pubblico e si contraddistingue per l&#8217;elevata flessibilità in situazioni conflittuali complicate. Anche in questo contesto, la co-mediazione è stato uno strumento utilizzato sapientemente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si vuole qui ricordare, a titolo esemplificativo, uno dei più famosi/interessanti primi percorsi, a livello europeo, e cioè il <strong>percorso di mediazione per la realizzazione dell’aeroporto di Vienna</strong>, che ha previsto la Co-Mediazione con la <strong>partecipazione di tre mediatori professionisti, di tre diverse nazionalità</strong> (svizzera, austriaca e tedesca) <strong>e di diversa competenza tecnica</strong> (un ingegnere, uno psicologo e un chimico). La Camera Arbitrale di Milano, in un convegno nel 2005, organizzò con il Politecnico di Milano un incontro pubblico facendo intervenire questi tre mediatori (i quali avevano realizzato detto percorso in Co-Mediazione raggiungendo tutti gli obiettivi fissati peraltro in un accordo di mediazione nel 2001 non vincolante ed altresì nei singoli contratti vincolanti) coinvolgendoli in un interessante dibattito.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il dibattito stimolante nato, sulla <strong>mediazione civile e commerciale</strong>, nelle ultime settimane ha focalizzato l’attenzione e riproposto il tema dell’<strong>opportunità della Co-Mediazione come efficace strumento</strong> in tale percorso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In questa direzione si desidera oggi dialogare con la collega mediatrice Maria Grazia Fiori, in riferimento a quelli che possiamo ritenere essere stati i primi esempi di Co-Mediazione in ambito civile commerciale. Entrambe, infatti, discendiamo dalla “vecchia scuola” della Fondazione dei Dottori Commercialisti di Milano dove abbiamo sperimentato la Co-Mediazione nel predetto <strong>ambito civile e commerciale</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Diana: “</strong>Maria Grazia, so che anche tu hai avuto la possibilità di intraprendere la Co-Mediazione, quasi 10 anni fa, oserei dire quasi una pioniera della Co-Mediazione.”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>MGF:</strong> “ebbene sì, la mia prima esperienza di Co-Mediazione è iniziata presso la Camera di Conciliazione/Mediazione della Fondazione dei Dottori Commercialisti di Milano. E’ tutto nato per caso.”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Diana</strong>: “di quale periodo stiamo parlando?”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>MGF:</strong> “era il 2011, quindi subito dopo il DM 180/2010, che ha visto il proliferare di tanti nuovi mediatori, e tante nuove mediazioni. Ricordo che detto Organismo, con il quale allora collaboravo, aveva organizzato “<u>il mese</u> <u>della mediazione gratuita</u>”, ed alcuni di noi (che si erano già avvicinati alla conciliazione/mediazione dal 2000)  con entusiasmo avevano accettato di concedere, generosamente,  il nostro tempo. Come potrai immaginare, l’Ordine aveva pianificato anche un’ottima pubblicità, e quindi tante erano state le istanze di mediazione volontaria e per casi anche complessi. Ed è così che, alcuni di noi, hanno iniziato le Co-Mediazioni. Ricordo che eravamo sempre una coppia composta da un avvocato ed un commercialista, ed è cosi che io mi sono cimentata con le mie prime Co-Mediazioni.”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Diana:</strong> “quindi mi stai dicendo che tutto è nato un po’ per caso?”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>MGF</strong>: “proprio così, io conoscevo la Co-Mediazione, ma in altri contesti, nell’ambientale per esempio, come hai ricordato, ma non nel civile-commerciale.”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Diana:</strong> “che metodo è stato attuato?”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>MGF:</strong> “allora, visto che tutto è nato un po’ per caso, ora posso dire che sono stata fortunata, anche perché i miei colleghi avevano il mio stesso entusiasmo e la mia stessa preparazione di base (modello negoziale di Fish e Ury) anche se alcuni di noi avevano già sperimentato il modello trasformativo di Folger e conoscevano il modello della comprensione di Friedman, ed è stato un work in progress.”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Diana:</strong> “come vi siete organizzati?”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>MGF:</strong> “come prima cosa, abbiamo letto con attenzione tutte le carte che le parti, personalmente, o tramite i loro commercialisti avevano trasmesso alla segreteria, e poi, in un briefing iniziale, abbiamo deciso come procedere, e cioè come gestire la prima parte dell’incontro. Ricordo che mentre uno dei due parlava, l’altro osservava ed ho sperimentato lo shadowing, tecnica che avevo appresa leggendo anche gli scritti di Marianella Sclavi. Ricordo che, durante la mediazione, nessuno dei due mediatori si sovrapponeva all’altro: bastava uno sguardo tra di noi e la nostra empatia si trasmetteva nella stanza. Prima degli incontri separati, a volte, facevamo un debriefing, per decidere, per esempio, nel caso di più parti presenti, chi avrebbe incontrato l’una o l’altra parte. Ricordo, che la maggior parte delle mediazioni, su richiesta delle parti, venivano svolte anche su più incontri e ricordo che erano presenti nella stanza anche i nuovi mediatori che si erano appena formati, in qualità di tirocinanti, e con i quali facevamo dei briefing prima delle nuove sedute.”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Diana:</strong> “vedo che ti si illuminano gli occhi.”  </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>MGF:</strong> “ebbene sì, devo confessarti una cosa: io non sono nata mediatrice/conciliatrice, negoziatrice, anzi; è forse anche per questo che io mi trovavo bene nel conflitto, cioè più le parti erano in conflitto, manifestavano rabbia, arroganza, risentimento, e più io davo del mio meglio ed adoperavo tutte le tecniche che avevo appreso negli anni. Come dire, sapevo mettermi nei loro panni.”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Diana:</strong> “tipico del mediatore direi. Ricordo quando una mia docente affermò che i mediatori possono essere le persone peggiori con cui litigare. Non credo stesse scherzando, il paradosso talvolta è evidente o forse ciò si riconduce ad una maggiore consapevolezza dei propri e degli altrui confini. Comunque, hai dei ricordi che vuoi condividere?”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>MGF:</strong> “certo, ricordo alcuni incontri di mediazioni svolti con il collega Massimo Oldani (lui commercialista) che peraltro avevo allora da poco conosciuto. Ricordo che per una mediazione (relativa ad un passaggio generazionale di una società di famiglia) con più parti, ci eravamo divisi per gli incontri separati. Tale scelta è stata vincente; nel caso specifico, io avevo ascoltato la figlia ed il collega le altri parti. Poi nel nostro briefing, avevamo raccolto gli elementi utili, i fatti che non erano mai emersi. Alla fine le parti sono riuscite a comunicare e poi, piano piano, con il nostro aiuto a negoziare l’accordo finale.”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Diana:</strong> “come credi che si possa replicare la Co-Mediazione per essere vincente?”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>MGF:</strong> “ritengo che i due mediatori che si trovano in mediazione, di cui uno può anche essere un mediatore ausiliario, debbano conoscersi a fondo e che tra i due ci debba essere molto feeling. Credo che le regole debbano essere decise nel briefing iniziale tra i due, e che non si debbano mai sovrapporre. Insomma il lavoro deve essere di squadra e ben gestito ed organizzato. Ciò può generare davvero un ottimo risultato in termini di soddisfazione dei mediandi.”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> <span style="font-family: 'times new roman', times, serif;color: #008080">Cesana C., Porri L. (2005). La co-mediazione interdisciplinare: diverse competenze a favore della coppia. In Ardone R., Lucardi M. (a cura di). La mediazione familiare. Ed.Kappa, Roma.</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dianatramma.com/la-co-mediazione-quando-il-termine-sinergia-esprime-il-suo-autentico-significato/">La Co-Mediazione: quando il termine “sinergia” esprime il suo autentico significato.</a> proviene da <a href="https://www.dianatramma.com">Diana Tramma</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La Mediazione 2.0</title>
		<link>https://www.dianatramma.com/la-mediazione-2-0/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Diana Tramma]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2020 15:59:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog mediazione civile]]></category>
		<category><![CDATA[Blog mediazione familiare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Credo non ci sia bisogno di una Task Force anche sul tema della mediazione (il lavoro della Commissione Alpa, purtroppo, è stato dimenticato troppo in fretta). A fronte delle ultime proposte indirizzate al Ministero, per una Mediazione 2.0, metterei al centro chi conduce la procedura e mi focalizzerei, conseguentemente, sul tema relativo alla Deontologia del mediatore.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dianatramma.com/la-mediazione-2-0/">La Mediazione 2.0</a> proviene da <a href="https://www.dianatramma.com">Diana Tramma</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Le nuove frontiere delle mediazione</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>In un momento “caldo” come quello che stiamo vivendo, diverse sono le iniziative e proposte presentate agli organi competenti per rilanciare l’istituto della <span style="color: #0000ff;font-size: 14pt">Mediazione Civile e Commerciale in ottica 2.0</span> (o forse 4.0 se consideriamo tutti i passi avanti e indietro fatti negli ultimi vent&#8217;anni). Alcune di esse propugnano primariamente l’istituto come valido strumento per la composizione bonaria di liti venutesi a creare conseguentemente agli ultimi D.P.C.M. succedutisi (vedi controversie relative ad inadempimenti contrattuali in periodo di <em>lock-down</em>) o anche antecedenti: il comune denominatore parrebbe essere, pertanto, la rappresentazione della soluzione al problema “mole di lavoro” che potrebbe fare andare in corto circuito i Tribunali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Accolgo, personalmente, con molto favore le proposte che diano <span style="color: #0000ff;font-size: 14pt">l’opportunità ai mediatori di far ascoltare le loro voci</span>. Non per “manie di protagonismo” -poiché sappiamo bene che le protagoniste del percorso di mediazione sono le parti- ma perché i Mediatori sono coloro che guidano il percorso e se ne assumono le responsabilità, al di là del coinvolgimento nell’ Organismo di Mediazione scelto. Sappiamo bene, peraltro, come per la formulazione di eventuali norme sia imprescindibile la conoscenza delle dinamiche reali coinvolte nelle fattispecie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Partendo dal presupposto che, mio modesto parere, la mediazione non debba essere considerata come mero strumento deflattivo del contenzioso, avente il fine primario di liberare le sedi istituzionalmente coinvolte, ritengo che spesso questa argomentazione a favore della mediazione sia stata utilizzata a stregua di richiamo dell’innamorato -per lo più non corrisposto- (Mediatore) verso l’amato distratto (il Ministero, che negli ultimi anni si è per lo più disinteressato alla mediazione e ancor più al riconoscimento della figura del Mediatore…. Il quale, se vogliamo raccontarcela tutta, alle condizioni attuali è paragonabile ad un professionista che svolge volontariato sociale suo malgrado o per pura passione).</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>&#8230; uno strumento antico ma ancora tutto da scoprire e da valorizzare</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Deve essere chiaro come, a parere di chi vi scrive, la deflazione del contenzioso sia la naturale conseguenza della mediazione e non il fine poiché <span style="color: #0000ff;font-size: 14pt">lo strumento è di per se’ valido, efficace e rivoluzionario </span>nella sua primaria funzione di promozione del benessere delle parti coinvolte (nonché antico almeno come le Sacre Scritture, a soddisfazione anche dei più “reazionari”) se vogliamo ragionare con quella mentalità aperta che dovremmo riscoprire non solo nei momenti in cui più ci conviene.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Qualche dubbio, a proposito del riconoscimento della figura professionale del Mediatore (e volendomi concedere un breve dirottamento dalla <em>vexata quaestio)</em>, lo nutro relativamente al progetto UNI che propone, fra le altre cose, anche la certificazione dei Mediatori Civili. Ciò perché taglierebbe fuori una buona fetta di colleghi che non possono permettersi di investire ancora una volta a &#8220;fondo perduto&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dobbiamo, infatti, essere onesti intellettualmente: molti si sono formati e non hanno ancora avuto l’opportunità di mediare; personalmente sento non di rado le recriminazioni dei nuovi mediatori che si sono rivolti agli specialisti del “business” della formazione (mi riferisco esclusivamente a chi offre formazione povera di contenuti) e che sono iscritti in realtà in cui il principio della rotazione degli incarichi è per lo più un miraggio. <span style="color: #0000ff;font-size: 14pt">E allora non è forse un po’ prematura una certificazione quando ancora mancano le basi del riconoscimento della figura del Mediatore?</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Credo non ci sia bisogno di una Task Force anche sul tema della mediazione (il lavoro della Commissione Alpa, purtroppo, è stato dimenticato troppo in fretta). A fronte delle ultime proposte indirizzate al Ministero, per una Mediazione 2.0, metterei al centro chi conduce la procedura e mi focalizzerei, conseguentemente, sul tema relativo alla Deontologia del mediatore. Tale aspetto pare, a modesto parere di chi scrive, un elemento imprescindibile se vogliamo valorizzare questa professione e non permettere a nessuno di svilirla.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Riporto, a riguardo, un mio contributo pubblicato nell’ultimo numero della Rivista “La Mediazione” che prende spunto da una vicenda che ruota attorno alla Mediazione Familiare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Buona lettura.</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.dianatramma.com/la-mediazione-2-0/">La Mediazione 2.0</a> proviene da <a href="https://www.dianatramma.com">Diana Tramma</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La quarantena e la convivenza necessaria anche per le coppie in fase di separazione.</title>
		<link>https://www.dianatramma.com/la-quarantena-e-la-convivenza-necessaria-anche-per-le-coppie-in-fase-di-separazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Diana Tramma]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Mar 2020 14:29:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog mediazione familiare]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.dianatramma.com/?p=1574</guid>

					<description><![CDATA[<p>In questo momento drammatico che coinvolge tutti, uno degli assunti della resilienza familiare è il saper mettere in campo delle strategie collaborative di risoluzione dei problemi. Questo passa anche attraverso il riconoscimento delle emozioni che, in questo momento, si affollano al nostro interno. Proviamo a disinnescare la miccia, se volete, insieme. Per il nostro benessere e quello dei più piccoli.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dianatramma.com/la-quarantena-e-la-convivenza-necessaria-anche-per-le-coppie-in-fase-di-separazione/">La quarantena e la convivenza necessaria anche per le coppie in fase di separazione.</a> proviene da <a href="https://www.dianatramma.com">Diana Tramma</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In questo momento drammatico che coinvolge tutti, uno degli assunti della <strong>resilienza familiare</strong> è il saper mettere in campo delle strategie collaborative di risoluzione dei problemi. Questo passa anche attraverso il riconoscimento delle emozioni che, in questo momento, si affollano al nostro interno.</p>
<p><strong>Potremmo sentirci impotenti e sopraffatti, </strong>nella situazione contingente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Penso ai <strong>bambini</strong>, fra i soggetti deboli, che più di altri stanno patendo il peso della quarantena e sono, talvolta, calati una situazione domestica conflittuale. Questi bambini, da un tempo che si sta protraendo (e che con buona probabilità verrà prorogato) si trovano spaesati ed astratti da quelle che, fino a poche settimane fa, erano abitudini rassicuranti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Penso a quei <strong>genitori</strong> che, preso atto della fine della loro relazione sentimentale, avevano deciso di separarsi e che ora, dolorosamente, devono necessariamente condividere gli stessi spazi senza possibilità di allontanamento anche temporaneo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quello che posso fare io, in qualità di mediatrice familiare, è di <strong>mettermi a disposizione</strong> per ascoltare questi genitori (ovviamente gratuitamente), accogliendo il loro disagio, affrontando il “qui ed ora” con lucidità e offrendomi di gestire il conflitto. Ciò anche per cercare, insieme, di disinnescare le micce che quotidianamente si presentano sul campo e che rischiano di far degenerare il clima familiare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Scrivetemi</span> (<a href="https://www.dianatramma.com/contattami/">CLICCA QUI</a>).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Insieme alla Dott.ssa Tiziana Restifo, giurista esperta in Diritto di Famiglia e Minori e mediatrice familiare con approccio sistemico, ci mettiamo a vostra disposizione per concordare sessioni via Skype (o altro mezzo telematico).</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dianatramma.com/la-quarantena-e-la-convivenza-necessaria-anche-per-le-coppie-in-fase-di-separazione/">La quarantena e la convivenza necessaria anche per le coppie in fase di separazione.</a> proviene da <a href="https://www.dianatramma.com">Diana Tramma</a>.</p>
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		<title>“Per ogni tipo di viaggio, meglio avere un bagaglio leggero.”</title>
		<link>https://www.dianatramma.com/per-ogni-tipo-di-viaggio-meglio-avere-un-bagaglio-leggero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Diana Tramma]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Jan 2020 15:25:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog mediazione penale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quello che emerse dagli incontri fu il racconto di una vita fatta di speranze ma soprattutto di delusioni, di aspettative fondate su dei valori così pregnanti da poter, all’apparenza, essere scambiati con l’identità stessa delle due persone che li portavano. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dianatramma.com/per-ogni-tipo-di-viaggio-meglio-avere-un-bagaglio-leggero/">“Per ogni tipo di viaggio, meglio avere un bagaglio leggero.”</a> proviene da <a href="https://www.dianatramma.com">Diana Tramma</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Ancora mi porto dentro le sensazioni di quella mediazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L. e A. erano una donna ed un uomo all’interno di una relazione coniugale arrivata per loro al capolinea; da me conosciuti in un percorso di <a href="https://www.dianatramma.com/mediazione-penale/">mediazione penale</a> (per presunte lesioni derivate da percosse del marito alla moglie, al culmine di un litigio).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il conflitto tra i due si protraeva da anni ormai.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quello che emerse dagli incontri fu il racconto, per ciascuno, di <strong>una vita fatta di speranze ma soprattutto di delusioni, di aspettative fondate su dei valori così pregnanti da poter, all’apparenza, essere scambiati con l’identità stessa delle due persone che li portavano. Valori che, nei due confliggenti, ci si poteva aspettare fossero diversi e che invece qui erano identici… ma che si invocavano a gran voce da due minareti contrapposti.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In tutti e due era così forte la rabbia, e così profonda, da risultare loro stessi spaventati dal pensiero di poterla sfiorare insieme a me. Il conflitto, infatti, era a dire il vero precedente la loro relazione. Si poteva sentire la rabbia da parte di L. per quanto le sue origini avessero mortificato il candore della sua gioventù; rabbia da parte di A. per quanti colpi la vita gli avesse riservato e per il pensiero costante indirizzato ad una madre che era mancata per la volontà di qualcuno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La guerra non era solo fra loro due, che sembravano quanto mai accomunati dalla disperazione e dalla soffocata volontà di ricostruirsi una dignità, ma era anche verso una vita che non li aveva riconosciuti come meritevoli della felicità. Verso una altra “madre” da cui si sentivano abbandonati… sentimento che però provavano vergogna a riconoscere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>E quanto più si sentivano abbandonati, tanto più entrambi assumevano atteggiamenti rigidi e di controllo nel quotidiano. Il peso di questo ogni giorno li affaticava di più. Il futuro? Difficile guardarlo.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>_</p>
<p><strong>La musica è spesso un balsamo.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A distanza di tempo, mi piacerebbe rincontrare sia A. che L., se lo vorranno. Per ora dedico loro il testo di una canzone<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1] </a>che, se vorranno ascoltare, ha il potere di sciogliere qualche “nodo”; magari anche i loro …</p>
<p>…. O i nostri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>&#8220;Lascio andare la mano</em></p>
<p><em>che mi stringe la gola</em></p>
<p><em>Lascio andare la fune</em></p>
<p><em>Che mi unisce alla riva</em></p>
<p><em>Il moschettone nella parete</em></p>
<p><em>L&#8217;orgoglio e la sete</em></p>
<p><em>Lascio andare le valigie</em></p>
<p><em>I mobili antichi</em></p>
<p><em>Le sentinelle armate in garitta</em></p>
<p><em>Ogni mia cosa trafitta</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Lascio andare il destino</em></p>
<p><em>Tutti i miei attaccamenti</em></p>
<p><em>I diplomi appesi in salotto</em></p>
<p><em>Il coltello tra i denti</em></p>
<p><em>Lascio andare mio padre e mia madre</em></p>
<p><em>E le loro paure</em></p>
<p><em>Quella casa nella foresta</em></p>
<p><em>Un umore che duri davvero</em></p>
<p><em>Per ogni tipo di viaggio</em></p>
<p><em>Meglio avere un bagaglio leggero</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Distendo le vene</em></p>
<p><em>E apro piano le mani</em></p>
<p><em>Cerco di non trattenere più nulla</em></p>
<p><em>Lascio tutto fluire</em></p>
<p><em>L&#8217;aria dal naso arriva ai polmoni</em></p>
<p><em>Le palpitazioni tornano battiti</em></p>
<p><em>La testa torna al suo peso normale</em></p>
<p><em>La salvezza non si controlla</em></p>
<p><em>Vince chi molla</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> “Vince chi molla”, Niccolò Fabi</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La gestione del tavolo di mediazione</title>
		<link>https://www.dianatramma.com/la-gestione-del-tavolo-di-mediazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Diana Tramma]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jan 2020 18:33:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog mediazione civile]]></category>
		<category><![CDATA[Blog mediazione familiare]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lunedì 13 Gennaio, presso DPL Mediazione-Torino ed in occasione dei "Lunedì del Mediatore", affronteremo l'argomento relativo alla gestione del tavolo di mediazione. L'invito è aperto agli addetti ai lavori ma anche a CHIUNQUE sia interessato a conoscere l'istituto della Mediazione. Vi aspettiamo!</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dianatramma.com/la-gestione-del-tavolo-di-mediazione/">La gestione del tavolo di mediazione</a> proviene da <a href="https://www.dianatramma.com">Diana Tramma</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Fra i vari compiti del mediatore vi è quello di gestire il tavolo della mediazione. Ma questo cosa comporta?</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si può pensare di affrontare l’argomento su due livelli diversi: un primo livello è quello “estetico”<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>; per poi passare a ragionare su di un livello “contenutistico”<a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Da un punto di vista estetico, pensiamo al luogo della mediazione (o “tavolo” della mediazione) come uno spazio fisico preposto ad accogliere le parti, con le loro istanze ed i loro vissuti. Pensiamo pertanto al “setting” della Mediazione.</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lo studio della prossemica<a href="#_ftn3" name="_ftnref3">[3]</a> porta ad osservare come determinate caratteristiche del <em>setting</em> possano aiutare le parti a sentirsi più accolte ed a loro agio, in una fase in cui la relazione di fiducia con il mediatore si deve ancora instaurare ed il “ghiaccio” non si è ancora rotto. Pensiamo, quindi, ad un primo incontro tra le parti ed il mediatore, ove questi non si siano mai conosciuti e l’ambiente non sia già stato esplorato. Ciò vale per la mediazione familiare <em>in primis </em>ma anche per la mediazione civile e commerciale.</p>
<p>In formazione, ai mediatori viene consigliato di far in modo che le parti si siedano attorno ad un tavolo rotondo, preferibilmente trasparente (di vetro) e che tale tavolo abbia una dimensione utile a rispettare i confini della “zona di protezione” di ciascuno. Il tavolo, però, non dovrebbe neanche essere eccessivamente grande nelle dimensioni; la qual cosa distanzierebbe troppo le parti con conseguenze sul loro comportamento in mediazione. Alcune altre scuole di pensiero prediligono l’assenza di ostacoli tra le parti che, beneficiando di semplice sedie, non vedranno frapporsi fra loro alcun tavolo divisorio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L‘esperienza, al di là della teoria, porta a ritenere che il giusto spazio prossemico vari a seconda degli individui, della loro cultura, provenienza e sostrato sociale. Il mediatore potrà dunque capire nel corso dell’incontro se vi siano diverse esigenze a cui sarebbe bene accondiscendere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Altro interessante spunto lo forniscono Fisher e Ury, celeberrimi esponenti della Mediazione Negoziale della Harvard School. Nel loro libro manifesto “L’Arte del Negoziato”<a href="#_ftn4" name="_ftnref4">[4]</a> consigliano, nella sezione dedicata alla conduzione delle varie fasi della mediazione ed all’interno dello <em>step </em>di <em>Branstorming</em> , il trasferimento delle parti in apposita stanza ad esso dedicata ed attrezzata (con lavagna ad es.) affinché le parti possano “prendere fiato” dopo la prima fase critica di gestione del conflitto latente ed affrontare quindi con più lucidità la fase di <em>problem solving</em>.</p>
<p>L’argomento è passibile di essere ulteriormente approfondito con nuovo apporti scientifici e sociologici e sarebbe interessante prenderne parte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Per quanto attiene al “contenuto” dell’attività di gestione del tavolo di mediazione, vale evidenziare subito che il ruolo del mediatore è quello anche di fornire una GUIDA alle parti che si accingono ad affrontare il PERCORSO di mediazione.</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>La procedura di mediazione deve essere per sua stessa natura informale, il mediatore con il consenso delle parti può decidere autonomamente lo sviluppo dell’<em>iter</em> ed anche il luogo più confacente alle necessità dei “mediandi”. Ciò comporta che, anche in un contesto più istituzionalizzato come quello della Mediazione Civile e Commerciale, qui Italia posta sotto il controllo degli Organismi di Mediazione, il mediatore possa anche variare la sede dell’incontro rispetto quella dell’Organismo, se concordato tra le parti, mediatore e Responsabile dell’Organismo<a href="#_ftn5" name="_ftnref5">[5]</a>; magari considerando più adeguato un <em>setting</em> diverso. A chi vi scrive, a titolo esemplificativo, è capitato in due casi di mediazione civile e commerciale di decidere (constatata la disponibilità e l’inclinazione delle parti) di gestire un specifica fase negoziale in un contesto conviviale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ciò che interessa è che il mediatore dovrà mantenere il polso della situazione, porre confini e chiarire sin da subito alcune regole da rispettare. Figurativamente, poiché di tavolo di mediazione qui si sta trattando, si può azzardare la similitudine fra il più benevolo dei <em>croupier</em> di una sala da gioco ed il mediatore: il mediatore può essere visto come colui che fornisce gli strumenti alle parti per gestire ed eventualmente risolvere il loro conflitto. Il banco salta quando lo richiedono le parti, essendo opportuno sia del tutto volontaria la loro permanenza e la loro disponibilità a mettersi in gioco, ma salta anche quando il mediatore si rende conto che le regole non sono state rispettate.</p>
<p>Tali regole, dunque, sono:&#8230;&#8230;&#8230; <em>(il contenuto dell&#8217;articolo verrà affrontato integralmente in occasione del Lunedì del mediatore, sopra citato)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Diana Tramma</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Senza un diretto riferimento all’esperienza artistica, la parola è passata anche nel linguaggio comune per indicare l’aspetto e i caratteri soprattutto esterni di oggetti, prodotti, operazioni suscettibili di essere considerati esteticamente;</p>
<p><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> Che si riferisce al contenuto, al valore dell’oggetto.</p>
<p><a href="#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a> (Cit, Treccani): parte della semiologia che studia il significato assunto, nel comportamento sociale dell’uomo, dalla distanza che l’individuo frappone tra sé e gli altri e tra sé e gli oggetti, e quindi, più in generale, il valore attribuito da gruppi sociali, diversi culturalmente o storicamente, al modo di porsi nello spazio e al modo di organizzarlo. Uno spazio (fisico, o sociale) può essere vissuto in modi differenti sia che si tratti, per es., di uno spazio (fisico) angusto e accidentato, oppure esteso e facilmente occupabile, sia che si tratti di uno ‘spazio’ all’interno di un partito politico, di una entità di lavoro, della famiglia, del gruppo di vicinato, e così via. Nell’ambito della famiglia, per es., fenomeni quali l’espansione affettiva, l’isolamento, la promiscuità dei sessi e delle generazioni sono strettamente dipendenti dall’organizzazione e dall’occupazione degli spazi interni. Lo stesso vale per la formazione di gruppi di vicinato negli agglomerati urbani, dove, per quanto gli spazi siano notoriamente piccoli, si assiste a una scarsa formazione di interazione, in quanto vengono a mancare le occasioni di incontro tra gli inquilini. La sociologia stessa può essere definita una p. generale. L&#8217;analisi di una società, infatti, può essere limitata, senza che perda tuttavia rilevanza sociologica, allo studio della distribuzione della popolazione sullo spazio fisico, alle trasformazioni impresse al territorio, alle forme di insediamento e così via.</p>
<p><a href="#_ftnref4" name="_ftn4">[4]</a> “Getting to yes” (1981)</p>
<p><a href="#_ftnref5" name="_ftn5">[5]</a> Vedi Regolamento di Mediazione in vigore presso la Camera Arbitrale di Milano. Prendo questo ultimo a riferimento poiché lo considero tra i più autorevoli e meglio rispecchianti le disposizione contenute nel D.M. n. 180/2010 Regolamento recante la determinazione dei criteri e delle modalità di iscrizione e tenuta del registro degli organismi di mediazione e dell’elenco dei formatori per la mediazione, nonché l’approvazione delle indennità spettanti agli organismi, ai sensi dell’articolo 16 del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28.</p>
<p><a href="#_ftnref6" name="_ftn6">[6]</a> Cfr. dottrina di José Ortega y Gasset. “Ei fu” un noto intellettuale, scrittore e filosofo legato al <em>Noucentisme</em> (movimento di rinnovamento culturale che cercava di rompere con le forme del passato), prospettivismo (non esiste una sola verità ma ognuno di noi ha la propria visione della vita) e il <em>raciovitalismo</em> in un momento tra gli attimi prima istituzione della Seconda Repubblica e la dittatura di Franco. In mediazione non si ricerca la Verità ma si fornisce lo spazio alle parti per raccontare la Loro verità.</p>
<p><a href="#_ftnref7" name="_ftn7">[7]</a> Friedrich Glasl, 1982.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dianatramma.com/la-gestione-del-tavolo-di-mediazione/">La gestione del tavolo di mediazione</a> proviene da <a href="https://www.dianatramma.com">Diana Tramma</a>.</p>
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		<title>La sessione separata (o caucus) non solo come prassi metodologica ma anche come responsabilità.</title>
		<link>https://www.dianatramma.com/la-sessione-separata-o-caucus-non-solo-come-prassi-metodologica-ma-anche-come-responsabilita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Diana Tramma]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Dec 2019 21:22:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog mediazione familiare]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.dianatramma.com/?p=1501</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nell'ultimo numero della rivista "La Mediazione", ANNO VII - N. 22, trovate un mio contributo in ambito di Mediazione Familiare. Vi riporto un estratto dell'articolo che vuole essere una provocazione per gli addetti ai lavori... ma anche una riflessione per chi vuole saperne di più sulla mediazione familiare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dianatramma.com/la-sessione-separata-o-caucus-non-solo-come-prassi-metodologica-ma-anche-come-responsabilita/">La sessione separata (o caucus) non solo come prassi metodologica ma anche come responsabilità.</a> proviene da <a href="https://www.dianatramma.com">Diana Tramma</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La questione su quali confini attribuire alla responsabilità del mediatore nell&#8217;ambito del suo operato è ampiamente dibattuta.</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Riflettendo individualmente, discutendo fra colleghi ma interrogandoci anche in qualità di membri della Comunità, ci si chiede dove debba interrompersi l’ambito di azione del mediatore.</p>
<p>Sotto diversi punti di vista, peraltro: ad esempio, in tema di trasversalità di discipline; su quanto carico emotivo sia utile e giusto “sopportare per supportare” le parti; su cosa possano e debbano aspettarsi le stesse parti dal mediatore; su come mantenersi entro i confini deontologici in determinate situazioni….</p>
<p>Si pone questo tema all&#8217;interno dello spazio di riflessione qui dedicato ai <em>caucus, </em>non a caso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si può ritenere che la sessione separata non possa essere considerata solo come prassi metodologica. Si può immaginare che essa debba essere vista anche come uno <em>step</em> procedurale utile per il mediatore che voglia controllare che, sul tavolo della mediazione, non concorrano situazioni che possano alterare i presupposti di equilibrio<span style="color: #ff0000"><a style="color: #ff0000" href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a> </span>fra le parti.</p>
<p>Questo elemento è infatti riconducibile ad una presa in carico responsabile del mediatore stesso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il ruolo del mediatore non può essere solo quello di facilitatore, talvolta deve fornire sostegno alla parte più debole, se esiste, fornendo degli strumenti di supporto ed affidando la persona ad una rete che possa proteggerla.</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Parlo dei casi di violenza in famiglia.</strong> Violenza non solo fisica ma anche psicologica ed economica. Parlo di quelle situazioni in cui uno dei componenti della coppia in fase di separazione vive una situazione non solo di conflittualità con il <em>partner</em> ma anche uno stato di difficoltà dovuto ad un potere esercitato dal <em>partner</em> stesso al fine del controllo e demolizione sistematica della propria persona.</p>
<p><strong>Ciò che, infatti, differenzia il conflitto dalla violenza è il degenerare di una situazione fisiologica (conflitto) in patologica e disfunzionale.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I confini sono labili, il mediatore non ha la funzione di psichiatra o psicoterapeuta ma è sua precisa responsabilità, si può pensare, rendersi competente almeno per riconoscere i segnali di un abuso (anche inconsapevole, per la vittima) ed a quel punto<strong> interessare la rete di sostegno</strong> che si sarà creato con la sua professione (con il consenso della “vittima”): centri antiviolenza, psicoterapeuti/psichiatri, legali, assistenti sociali.</p>
<p><strong>Il <em>caucus, </em>quindi, è la migliore occasione per intercettare e vagliare queste situazioni</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Va ricordato che la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (nota come Convenzione di Istanbul), all’art. 48 prevede l’adozione delle necessarie misure legislative, o di altro tipo, per</p>
<p>«<em>vietare il ricorso obbligatorio a procedimenti di soluzione alternativa delle controversie, incluse la mediazione e la conciliazione, in relazione a tutte le forme di violenza che rientrano nel campo di applicazione della presente Convenzione</em>».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Alcuni mediatori, non abbracciando la prassi delle sessioni separate, ritengono di poter captare la presenza delle dinamiche suddette solo da comportamenti precisi che assume la vittima in sessione congiunta. Non si smentiscono queste capacità ma si ritiene sia necessaria una esperienza professionale frutto di un numerosissimo bagaglio personale di mediazioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Dunque ci si deve domandare cosa potrebbe succedere, se il mediatore non intercettasse lo squilibrio all&#8217;interno della coppia.</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Molto probabilmente non si risolverà alcun conflitto ma si aiuterà a trovare un accordo che sia realmente volto solo dalla parte più forte. Si lascerà la vittima in balia della volontà del (della) partner. Si perpetreranno le dinamiche disfunzionali anche a scapito dei figli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La mediazione avrà fallito anche in presenza di un accordo. Il fallimento non sarà del solo mediatore singolo ma anche del sistema che lo appoggia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Chiediamoci quale fiducia potrà nutrire una donna (donna perché statisticamente le vittime di ogni genere di violenza, all&#8217;interno delle coppia, sono numericamente maggiori nel sesso femminile) che non è stata riconosciuta come vittima dal sistema di risoluzione stragiudiziale e giudiziale delle liti, nei confronti delle istituzioni stesse.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Chiediamoci se il messaggio che porterà ai suoi figli (qualora anche lei non sia cosciente del suo <em>status</em> di vittima) sarà quello della normalità di un rapporto quanto meno disfunzionale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="padding-left: 40px"><span style="color: #00ffff"><span style="color: #ff0000"><a style="color: #ff0000" href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a></span> <strong><span style="font-size: 10pt;color: #333333">Viene meno la condizione di equilibrio fra le parti caratterizzata da reciprocità, rispetto e non discriminazione ove si identifichi all’ interno della coppia una vittima di “violenza domestica” intesa come destinataria di “<em>atti di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica che si verificano all’ interno della famiglia o del nucleo familiare o tra attuali o precedenti coniugi o partner, indipendentemente dal fatto che l’autore di tali atti condivida o abbia condiviso la stessa residenza con la vittima</em>”, cfr. art. 3, Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica.</span></strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dianatramma.com/la-sessione-separata-o-caucus-non-solo-come-prassi-metodologica-ma-anche-come-responsabilita/">La sessione separata (o caucus) non solo come prassi metodologica ma anche come responsabilità.</a> proviene da <a href="https://www.dianatramma.com">Diana Tramma</a>.</p>
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		<title>Golding ed il Conflitto. Uno spunto dalla letteratura.</title>
		<link>https://www.dianatramma.com/golding-ed-il-conflitto-uno-spunto-dalla-letteratura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Diana Tramma]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Nov 2019 21:21:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog mediazione aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[Blog mediazione civile]]></category>
		<category><![CDATA[Blog mediazione familiare]]></category>
		<category><![CDATA[Blog mediazione penale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.dianatramma.com/?p=1461</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel celebre romanzo "Il Signore delle Mosche" vengono toccati molti temi interessanti: paura e aggressività, spinte motivazionali e scale valoriali, conflitto per il potere, riconoscimento, verità relative…. solo per citarne alcuni. Scopriamoli insieme. Ne suggerite altri, all'interno del racconto, su cui confrontarsi? La letteratura ci offre spesso diversi spunti di riflessione. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dianatramma.com/golding-ed-il-conflitto-uno-spunto-dalla-letteratura/">Golding ed il Conflitto. Uno spunto dalla letteratura.</a> proviene da <a href="https://www.dianatramma.com">Diana Tramma</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Giorni fa ho &#8220;pescato&#8221; da uno scatolone di un bancarella (messa in piedi da alcuni meritevoli volontari, a favore di una scuola elementare) il romanzo <strong>“Il Signore delle Mosche”</strong>, che fece guadagnare a Golding <a href="#_ftn1" name="_ftnref1"><span style="color: #33cccc;">[1]</span></a> il Nobel per la Letteratura. Libro letto, ormai, diversi anni fa ma che ho voluto riprendere scorrendolo con la chiave di lettura che mi interessa: quella relativa alla dinamica della <strong>manifestazione del conflitto tra i personaggi</strong>.</p>
<h2></h2>
<h2>Vorrei proporvi alcuni passaggi che descrivono situazioni conflittuali in cui tutti potremmo trovarci, seppur in contesti del tutto diversi da quello qui descritto.</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Pur trattandosi di un romanzo, infatti, <strong>l’autore ci offre spunti di riflessione colti dall’esperienza dei personaggi</strong> ancora prima che da riflessioni personali teorizzate astrattamente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Contestualizziamo: la vicenda narrata riguarda un gruppo di ragazzini, sopravvissuti ad un incidente aereo, che si trova a dover sopravvivere su una isola deserta; l’ombra della Seconda Guerra si staglia su tutto il racconto e risuona come il rumore della risacca del mare che fa da cornice all’intera trama narrativa. Si può pensare che il <strong>tema della paura e dell’aggressività</strong> costituiscano il <em>fil rouge</em> dell’intero racconto e può assumere rilievo <strong>notare come entrambi gli elementi si autoalimentino</strong> in un crescendo distruttivo. Gli istinti “primordiali” che l’antagonista del racconto spinge a far predominare, prevarranno sul senso di umanità e civiltà a cui si appella il protagonista. L’Autore sembra voler legare tali istinti ad una sorta di peccato originale, evocato come prima gemma primaverile (malevola) nei bambini, punto di vista più o meno condivisibile&#8230;. ma comunque da comprendere se ripercorriamo la vita di Golding.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il conflitto di fondo nasce dalla frustrazione di alcuni bisogni che &#8211; volendo ispirarsi alla “Piramide di Maslow”- si confondono e convergono in <strong>diverse spinte motivazionali (primarie, secondarie o superiori) innescate quando i protagonisti avvertiranno un disallineamento tra la situazione in cui si trovano e quella desiderata</strong>. Inizialmente, infatti, i giovanissimi superstiti colgono nella sventura l’opportunità di costruire una comunità nuova ed armonica, ma ben presto si renderanno conto come gli equilibri creati siano delicati e fragili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il bisogno primario è quello di <strong>sopravvivere in un contesto destrutturato</strong>. Il primo attrito che nasce verte sul “chi deciderà” ovvero su chi deterrà il potere: <strong>la scelta del Capo</strong>. Bellissimo il passaggio in cui Golding valorizzare le <strong>competenze sociali</strong> che possono dimostrare di avere anche i più giovani. Ralph (il protagonista) viene designato ad alzata di mano come guida, il suo rivale è Jack (che possiamo ritenere essere l’antagonista nel romanzo): <strong>ecco come il riconoscimento possa raffigurare la chiave che apre la porta per superare una situazione conflittuale in stallo.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Tranne il coro e Piggy tutti alzano la mano immediatamente; poi anche Piggy tirò su la sua di malavoglia.</em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Ralph contò le mani. &#8220;Allora il capo sono io.”</em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Un applauso scoppiò tra i ragazzi in cerchio. Anche il coro applaudiva, e per la mortificazione Jack diventò così rosso che le lentiggini non si vedevano più. </em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Egli si alzò, poi cambiò idea e si sedette di nuovo tra il frastuono. <strong>Ralph lo guardò, ansioso di offrirgli qualche cosa.</strong></em><strong> <em>“Naturalmente il coro è per te.” </em></strong></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>“Potrebbero fare i soldati…” </em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>“O i cacciatori…” </em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>“Potrebbero…”</em> <em>Il rossore sparì dalla faccia di Jack. </em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Ralph impose di nuovo il silenzio con una mano.</em> <em>“Il coro è affidato a Jack. Quelli del coro possono fare…  cosa volete che facciano?” </em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>“I cacciatori” <strong>Jack e Ralph si scambiarono un sorriso di timida simpatia</strong>.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Successivamente <strong>questo equilibrio si romperà </strong><strong>per sopravvenuta scarsità di risorse materiali e personali</strong> ed i personaggi si troveranno a <strong>subire la dinamica dell’<em>escalation</em> del conflitto</strong>.</p>
<p>Questo è quello che avviene anche in ogni conflitto in cui siamo coinvolti. Capire quali sono gli interessi lesi o attesi, è il primo passo per far emergere i bisogni insoddisfatti e per poi andare a gestire la problematica. Ralph, nel successivo estratto, rinfaccerà a Jack di aver lasciato spegnere il fuoco (che fungeva da segnale per le imbarcazioni di passaggio) per dedicarsi alla caccia. Interessante notare anche come l’Autore disegni le <strong>due verità relative dei rivali</strong> e le due letture diverse degli eventi, entrambe non sminuibili perché focalizzano l’attenzione sullo stesso oggetto &#8230; ma da due diverse prospettive.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Il capo ero io e tu dovevi fare quello che dicevo io….  tu parli, parli ma non sai nemmeno costruire una capanna;  te ne vai a caccia e lasci spegnere il fuoco.” Si voltò e tacque per un momento, poi riprese a parlare pieno di rancore “C’era una nave!”.  </em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Uno dei cacciatori più piccoli cominciò a piangere. L’angosciosa verità si faceva chiara a tutti. Jack prese a colpire il maiale, tirandone via dei pezzi: “In pochi non ce l’avremmo fatta. Ci volevano tutti!”</em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Ralph si voltò “potevi averli tutti quando i rifugi fossero finiti. Ma tu dovevi andare a caccia!”. </em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>“Avevamo bisogno di carne!” Mentre diceva questo Jack si raddrizzo col coltello insanguinato in mano. </em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>I due ragazzi erano di fronte l’uno all’altro e si guardavano. </em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em><strong>Da una parte c’era il mondo brillante della caccia, della tattica e dei giochi feroci e pieni di destrezza; dall’altra, il mondo del senso comune, con le sue aspirazioni e con le sue delusioni</strong></em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L’atmosfera di collaborazione e di condivisione si romperà poi con il vacillare della speranza e con lo sfaldamento dei confini tra i ruoli.</strong> Nel corso del racconto, prende forma il “fantasma” di quello che accadrà. Inizialmente una sottile sensazione di angoscia penetra nel romanzo tramite l’apprensione -che nutre il gruppo di giovani sopravvissuti- per la presunta presenza di una “bestia” sull’isola.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’angoscia diventa via via sempre più pungente e sarà solo Simone (la silente Cassandra del racconto) a farla emergere. Egli cercherà anche di affrontare il <strong>tema della paura</strong> (stato emotivo che porterà i ragazzi a cedere il potere al <em>leader</em> contendente che fa perno sulla forza). Svelare però tale sentimento porterà Simone ad un personale triste epilogo poiché<strong> i compagni non saranno pronti a “nominare” e “contenere” </strong>quella paura, richiamando essa stessa (come forse vuole comunicarci Golding)  il nostro lato umano più oscuro. Simone, infatti, sarà la vittima sacrificale della necessità dei compagni di esorcizzare la realtà. La reazione dello stesso “Piggy”, altro personaggio del racconto e fedele alleato del protagonista, evidenzia come anche nelle persone dotate del miglior buon senso ed intelletto (quale lui era) <strong>la perdita del controllo, la percezione di minaccia alla propria persona e l’immersione in uno stato presunto di “caos” generi uno stato di ansia tale da voler rinnegare la situazione di fatto</strong> (leggi successivo estratto dal romanzo, ove Simone prenderà la parola raccogliendo la Conchiglia, che nel racconto rappresenta il simbolo del rispetto delle regole di convivenza civile e dell&#8217;ascolto dell&#8217;Altro).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Attendere che siano le persone che abbiamo di fronte a sentirsi pronte a voler nominare emozioni “scomode” è una delle regole del mediatore.</strong> Questo è quello che avviene a molti quando si trovano, ad esempio, in un conflitto come quello che viene generato al capolinea di un relazione sentimentale: talvolta capita che un componente della coppia sia già in una fase avanzata della <strong>Separazione Emotiva </strong>e prenda la decisione di interrompere la relazione. Il partner però, spesso, non è pienamente consapevole di tale distacco (o tace nel suo intimo questa involuzione) e, messo di fronte all’evidenza della crisi relazionale, rinnega la stessa e/o reagisce con rabbia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Ralph gridò “<strong>Ascoltatelo! Ha la conchiglia!</strong>”. </em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Simone “Voglio dire che&#8230; forse siamo soltanto noi&#8230;” </em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>“Balle!” questa veniva da Piggy, <strong>così scosso da perdere la dignità</strong>. </em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Simone continuó: “non potremmo essere un po’ &#8230;” Simone si sforzava di esprimere la malattia fondamentale dell’umanità, ma non trovava le parole. Ebbe una ispirazione. “ Qual è la cosa più sporca che ci sia?” </em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>Per tutta risposta Jack fece risuonare nell’attonito silenzio che seguì una cruda parola espressiva. Ci fu come un <strong>parossismo di allegria.</strong> I piccoli che erano tornati ad arrampicarsi sul tronco malfermo caddero giù di nuovo e non se ne accorsero neanche. I cacciatori gridavano di gioia. <strong>Lo sforzo di Simone si era risolto in una rovina</strong>: sconfitto crudelmente dalle risa, si rannicchiò, senza difendersi, al suo posto.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Buona lettura!</p>
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<p><span style="color: #33cccc;"><a style="color: #33cccc;" href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> </span>   <span style="font-family: 'courier new', courier, monospace;">William Golding fu, a cavallo tra la prima e la seconda metà del Novecento, un maestro elementare di simpatie steineriane che prestò servizio come militare della marina britannica durante la seconda guerra mondiale. Dopo il congedo tornò ad insegnare e scrivere e si guadagnò il Nobel con il suo romanzo “Il Signore delle Mosche”.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dianatramma.com/golding-ed-il-conflitto-uno-spunto-dalla-letteratura/">Golding ed il Conflitto. Uno spunto dalla letteratura.</a> proviene da <a href="https://www.dianatramma.com">Diana Tramma</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>&#8220;Dipingere non è un&#8217;operazione estetica: è una forma di magia intesa a compiere un&#8217;opera di mediazione fra questo mondo estraneo ed ostile e noi.&#8221; Pablo Picasso</title>
		<link>https://www.dianatramma.com/dipingere-non-e-unoperazione-estetica-e-una-forma-di-magia-intesa-a-compiere-unopera-di-mediazione-fra-questo-mondo-estraneo-ed-ostile-e-noi-pablo-picasso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Diana Tramma]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Oct 2019 17:50:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog mediazione penale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Visualizziamo i colori che hanno caratterizzato gli ultimi anni. Io ci ho provato e, per una volta, ho avuto l'impressione che questi colori ci accomunassero tutti. Ed allora perché non fermarci a discutere della parola Comunità? Magari provando a ridisegnarla anche per rimarcare i suoi confini talvolta sfumati. Parliamone con il semplice buon senso e quel poco di saggezza che talvolta ripeschiamo dal cilindro.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dianatramma.com/dipingere-non-e-unoperazione-estetica-e-una-forma-di-magia-intesa-a-compiere-unopera-di-mediazione-fra-questo-mondo-estraneo-ed-ostile-e-noi-pablo-picasso/">&#8220;Dipingere non è un&#8217;operazione estetica: è una forma di magia intesa a compiere un&#8217;opera di mediazione fra questo mondo estraneo ed ostile e noi.&#8221; Pablo Picasso</a> proviene da <a href="https://www.dianatramma.com">Diana Tramma</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quale fra le diverse <strong>emozioni</strong> vi sembra abbia tinteggiato, con i suoi colori caratteristici, questi ultimi dieci anni?</p>
<p>Anni difficili questi, possiamo riconoscerlo: io intravedo il <strong><span style="color: #c94949;">rosso</span></strong> sbiadito di una rabbia che ha perso la sua energia ed ha lasciato un fondo di amarezza; il <span style="color: #428bb3;"><strong>blu ceruleo</strong></span> di una tristezza che minaccia il futuro… ma anche il <span style="color: #000000;"><strong>bianco</strong></span>, di un fiore che sboccia all’improvviso come risposta ad una richiesta di purezza e di un desiderio di fare “tabula rasa” e ricominciare da zero; il <strong><span style="color: #219445;">verde smeraldo</span></strong>, gentile richiesta di riavvicinamento verso una natura un po’ (tanto) tradita.</p>
<p><strong>Per una volta, mi sembra che questi colori ci accomunino tutti.</strong> Ed allora perché non fermarci a discutere della parola <strong>Comunità</strong>? Magari provando a ridisegnarla anche per rimarcare i suoi confini talvolta sfumati. Ridisegnarla&#8230; però senza colori che ricordino aderenze politiche o convinzioni religiose. Parliamone con il semplice buon senso e quel poco di saggezza che talvolta ripeschiamo dal cilindro.</p>
<p>Possiamo anche pensare di realizzare questo disegno assumendo un <strong>diverso punto di fuga</strong> cioè quello che non ci inquadra come “perfetti&#8221; ma che, diversamente, svela anche il nostro lato più miserabile. Sì, ho utilizzato proprio il termine miserabile: nella sua accezione più compassionevole.</p>
<p>All’interno di questa ritratteggiata comunità, non sarebbe forse più facile guardarci negli occhi con serenità? Senza più lo <strong><span style="color: #940707;">scarlatto</span></strong> della rabbia e il <span style="color: #364f80;"><strong>bluastro</strong></span> della disillusione ma solo con la <strong>trasparenza</strong> dell’acqua.</p>
<p>Magari (quante stupore potremmo provare!) <strong>potremmo addirittura riuscire a perdonare agli altri quello che non tolleriamo di noi stessi</strong>.</p>
<p>Magari, dall’altro lato, <strong>ci prenderemmo -con rinvigorita buona disposizione d’animo- il nostro “carico” di responsabilità verso la comunità</strong>.</p>
<p>(&#8230;E l’intimo percorso verso l’individuale <em>virtute e canoscenza</em> sarebbe assai più lieto.)</p>
<h2>Comunità e giustizia. Il modello di giustizia riparativa (<span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="https://www.dianatramma.com/mediazione-penale/">approfondisci qui</a></span>) ci propone qualche riflessione.</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif; font-size: 12pt;"><strong>[A Milano, presso l&#8217;Organismo di Mediazione <span style="text-decoration: underline;">DPL Mediazione &amp; Co.</span>, il 25-26-27 Ottobre si parlerà di Giustizia Riparativa; a <span style="text-decoration: underline;">Rivalta di Torino</span>, un Convegno tratterà il tema dei minori a confronto con le regole del sistema familiare e sociale]</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">
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		<title>Intervista al &#8220;Giudice Mediatore&#8221;</title>
		<link>https://www.dianatramma.com/intervista-al-giudice-mediatore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Diana Tramma]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Oct 2019 21:34:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog mediazione civile]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mi sono chiesta se anche la figura del giudice, così come incardinata nel nostro sistema, potesse sganciarsi dal mero diritto. Questo pensiero si è così incrociato con l’esperienza della collega Maria Grazia Fiori, che ho coinvolta in una intervista che affronta il ruolo del “Giudice Mediatore”. L'esperienza della collega intervistata dimostra come le tecniche di mediazione possano essere utili anche nel diverso ruolo, a lei assegnato, di Giudice Onorario del Tribunale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dianatramma.com/intervista-al-giudice-mediatore/">Intervista al &#8220;Giudice Mediatore&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.dianatramma.com">Diana Tramma</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Il Giudizio di Salomone diffonde da tempo immemore fascino per l’evocazione di una sovranità improntata sul concetto di saggezza piuttosto che di mera reggenza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Re Salomone, nel noto caso a lui sottoposto che vedeva due donne contendersi un infante, cerca di cogliere le intenzioni ed i bisogni reconditi delle due confliggenti, andando oltre le parole proferite e che possono tradursi in puro irrigidimento di posizione.</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Mi sono chiesta se anche la figura del giudice, così come incardinata nel nostro sistema, potesse sganciarsi dal mero diritto. Questo pensiero si è così incrociato con l’esperienza della collega Maria Grazia Fiori, che ho coinvolta in una intervista che affronta il ruolo del “Giudice Mediatore”. Nel periodo 2013-2015, la dott.ssa Maria Grazia Fiori, nella sua funzione di GOT (Giudice Onorario del Tribunale) si è occupata di conciliazione giudiziale impersonando la figura del Giudice Mediatore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Diana </em></strong><em> Gentile dott.ssa, ho letto il Tuo articolo, “La conciliazione giudiziale ed il giudice mediatore, nell’ambito del processo civile per una giustizia come servizio pubblico”,<a href="#_ftn1" name="_ftnref1"><strong>[1]</strong></a> di che cosa si tratta, visto che Tu sei anche mediatrice civile e commerciale?</em></p>
<p><strong><em>MGF</em></strong><em>  Premetto che il nostro codice civile prevede la conciliazione giudiziale, in relazione agli articoli relativi alla comparizione delle parti (185 c.p.c), all’interrogatorio libero (art. 117 c.p.c), alla conciliazione non contenziosa (art. 322 c.p.c), in quella di appello (art. 350 c.p.c.), nelle controversie di lavoro (art. 410 c.p.c.), nei  procedimenti tra coniugi (art. 708 c.p.c.) e nelle spese (art. 92 c.p.c.).  Quello di cui mi sono occupata io, nel rispetto delle direttive dell’allora mio presidente di sezione <a href="#_ftn2" name="_ftnref2"><strong>[2]</strong></a>  è stato di  effettuare degli incontri di conciliazione/ mediazione, nell’ambito di procedure giudiziarie, per le quali io ero stata all’uopo delegata .</em></p>
<p><strong><em>Diana</em></strong><em>  Perché  è nato questo progetto?</em></p>
<p><strong><em>MGF</em></strong><em>   Nella primavera e nell’estate  2012, a seguito del trasferimento in sede centrale di contenzioso precedentemente assegnato  alle sezioni distaccate del Tribunale di Milano, e ripartito per materia in base alle  tabelle di distribuzione degli affari, erano giunte alla sezione circa 1000 cause già pendenti, spesso di vecchia data e con percorso processuale realizzato anche da più giudici. In questa situazione si era presentata l’esigenza, individuata dal Presidente di sezione, per il giudice (a volte anche sollecitato dagli avvocati) di convocare le parti in sede di comparizione delle medesime, per l’esperimento del tentativo di conciliazione, prima di entrare nella fase decisoria. Ed è in questa particolare situazione che è sorta la possibilità di attuare, nell’ambito del sistema processuale vigente (artt. 117 e 185 c.p.c.) un percorso proattivo di “conciliazione giudiziale” assegnando questa procedura ad un giudice onorario. E’ stato in questo contesto che il GOT ha iniziato il percorso di “conciliazione con le parti” sapendo che, in caso di mancato accordo, la sentenza sarebbe stata decisa dal giudice togato delegante. </em></p>
<p><strong><em>Diana</em></strong><em>  Come si è sviluppato questo progetto?</em></p>
<p><strong><em>MGF</em></strong><em>  Il presidente di sezione, ha individuato in me la persona che poteva prendersi in carico di questo percorso, visto il mio interesse per la conciliazione/mediazione, nato alla fine degli anni ’90 (quando dirigevo il servizio legale di una multinazionale chimico- farmaceutica)  e sviluppatosi concretamente dal 2004-2005, allora  presso la CCIAA di Bergamo e Lodi, e poi presso la Fondazione dei dottori commercialisti di Milano. Le materie trattate –appalti privati e contratti atipici – e la situazione di crisi economica in essere all’epoca, hanno fatto sì che le parti avessero  trovato molto utile discutere e definire la loro posizione con l’aiuto dei loro avvocati e del giudice onorario, addivenendo ad un accordo il più possibile di soddisfazione per tutte e risolutivo del conflitto.</em></p>
<p><strong><em>Diana</em></strong><em>  Che metodo è stato attuato?</em></p>
<p><strong><em>MGF</em></strong><em>  Il metodo attuato dal Got ha previsto uno studio preliminare ed approfondito del fascicolo, la formulazione  di domande alle parti, al fine di “capire”  quanto riportato anche negli atti e documenti di causa e privilegiando l’ascolto delle parti. Ascolto, naturalmente, attivo che è stato realizzato anche sulla base degli insegnamenti  della professoressa Marianella Sclavi (etnografa e sociologa), che ha sviluppato, nel suo libro “Arte di ascoltare e mondi possibili. Come si esce dalle cornici di cui siamo parte”, le sette regole dell’arte di ascoltare. </em></p>
<p><strong><em>Diana</em></strong><em> Come si è svolto praticamente?</em></p>
<p><strong><em>MGF</em></strong><em>  In quest’ottica è stata data ampia possibilità alle parti di “sfogarsi”, anche con toni forti. Il giudice mediatore non ha paura dei toni forti che emergono dal conflitto, ma anzi sono per lui lo strumento per far emergere le reali esigenze e gli obiettivi delle parti, aiutandoli nella ripresa, là dove possibile, di un dialogo costruttivo. <strong>L’ascolto attivo porta a far sì che anche le parti stesse e gli avvocati lo attuino e prosegue con l’osservazione dei loro comportamenti. Il percorso ha portato alla realizzazione di un confronto creativo ed ha permesso, tra l’altro, di far emergere anche i conflitti silenti, in un contesto dinamico ed avvolgente.</strong></em></p>
<p><strong><em>Diana</em></strong><em> Come si sono comportate le parti?</em></p>
<p><strong><em>MGF</em></strong><em> Le parti e gli avvocati all’inizio di questa mia esperienza (Ottobre 2012) non usavano la parola “conflitto”, ma espressioni sostitutive come “ le parti non si vogliono parlar; la mia cliente non ne vuole più sapere, è stata troppo male; il mio cliente si è sentito offeso, noi non siamo riusciti a sbloccare la situazione, ecc ..” Successivamente dopo la restituzione alle parti della loro esposizione, il giudice mediatore -con adeguate parafrasi- ha iniziato la fase di negoziazione, dove prima dei momenti di rilancio della negoziazione, le parti con i rispettivi avvocati hanno potuto chiedere al Got di allontanarsi dal tavolo di udienza (e riunirsi per pochi minuti cogliendo un luogo più appartato con i loro avvocati, per un confronto veloce con gli stessi) per poi  proseguire nella negoziazione. L’apporto del giudice mediatore è stato molto utile anche in questa fase sia per l’indicazione, là dove richiesto dalle parti, di una somma che per la proposta di termini di pagamento. Si tratta di una vera e propria fase di “conciliazione” e non di una “transazione”, infatti si può tenere conto anche delle questioni litigiose in essere tra le parti e non oggetto del giudizio pendente, ma pur sempre connesse con lo stesso, in modo che l’assetto conciliativo vada a comporre il conflitto nel suo complesso non limitandosi alla singola controversia.</em></p>
<p><strong><em>Diana  </em></strong><em>Mi puoi descrivere alcuni aspetti degli incontri?</em></p>
<p><strong><em>MGF</em></strong><em>  Ad esempio, questioni relative al medesimo contratto azionato in giudizio, che non sono state ancora esplicitate negli atti di causa, per esempio fatture scadute successivamente, o a danni emersi successivamente all’instaurazione della causa. Qualche volta queste negoziazioni, per poter raggiungere un risultato utile per le parti, hanno previsto per esempio una cessione di credito a terze parti non presenti in causa, ed in questo caso hanno formalizzato il loro accordo al di fuori dell’udienza (alla fine dell’udienza), ed il giudice, nella successiva udienza constaterà semplicemente la loro assenza (ex art. 309 c.p.c.) con possibilità di cancellare ed estinguere la causa in un ulteriore udienza successiva. Questa formula “conciliazione giudiziale” ha avuto successo anche grazie alla preparazione di molti avvocati nel gestire la “negoziazione”, i quali spronati dal Got, sono intervenuti con proposte anche creative di risoluzione del conflitto. Siamo in presenza di una buona conciliazione quando “si riescono a trovare un soddisfacente punto di equilibrio tra le parti, se ci si trova di fronte ad una lite da pretesa contestata” (i c.d. good faith disagreements)  </em></p>
<p><strong><em>Diana</em></strong><em>  Mi puoi indicare un esempio pratico?</em></p>
<p><strong><em>MGF</em></strong><em>  Ricordo con piacere una causa avente ad oggetto lamentati danni subiti dai committenti a seguito di lavori di costruzione di sei villette. In una prima fase di istruzione preventiva, in sede di accertamento tecnico preventivo (ATP) ex art. 696 c.p.c., il consulente tecnico (CTU) aveva riscontrato i vizi e difetti e li aveva quantificati. Nella successiva fase di merito, i sei attori avevano proposto differenti posizioni e di legittimazione attiva, nei confronti del Direttore Lavori e dell’appaltatore, quest’ultimo a sua volta aveva chiesto l’intervento in giudizio di ben tre ditte subappaltatrici, di cui una rimasta contumace. Il giudice della sede distaccata, su richiesta delle parti aveva ammesso le prove testimoniali, nonché disposto una CTU in relazione alla sola questione relativa alla realizzazione della fognatura. In tale sede il CTU nominato, sulla base di opportune indagini, anche nell’ambito degli uffici del Comune, aveva previsto le opere necessarie per la sua realizzazione, riuscendo peraltro altresì a conciliare le parti su questo punto. La causa era arrivata in sezione dopo questo lungo percorso, nella fase finale. Il nuovo Giudice aveva delegato il giudice onorario ad interrogare liberamente le parti e di tentare la conciliazione, e la causa sarebbe ritornata allo stesso per l’eventuale sentenza. L’avvocato degli attori (delle sei villette) aveva depositato un documento, tardivo, proveniente dal Comune dove, dopo tre anni, aveva rilevato la presenza della fognatura in loco.  A questo punto tutte le parti in causa (dieci parti), ed i legali, si sono ritrovati avanti al giudice onorario, il quale dopo aver illustrato la sua funzione alle parti, ha dapprima riassunto brevemente le posizioni processuali ed ha chiarito la questione relativa alla fognatura comunale, essendo già stata definita dalle parti, con separato accordo, e che non sarebbe rientrata  nella procedura di conciliazione. Le parti quindi hanno iniziato ad esprimere liberamente le proprie impressioni e proposte, a volte dando sfogo con forza ai malumori personali, tutto sotto l’attento ascolto del giudice onorario. Esaurita questa fase, la successiva fase di negoziazione ha richiesto un po’ di tempo, con qualche imprevisto finale (in quanto le due imprese subappaltatrici hanno richiesto all’ultimo momento che venisse loro accordato un riconoscimento per la spese di causa) riconoscimento di cui si è fatto carico l’appaltatore, ed alla fine tutte le parti hanno sottoscritto soddisfate la convenzione di conciliazione, prevedendo dei tempi di pagamento differiti. La procedura è iniziata alle ore 12 ed è finita alle ore 15,40.   </em></p>
<p><strong><em>Diana</em></strong><em> So che ci sono esperienze di conciliazioni eseguite dal giudice mediatore/di conciliazione in Europa, il nostro collega Carlo Albero Calcagno ne ha parlato nel suo blog (mediare senza confini).</em></p>
<p><strong><em>MGF </em></strong><em>Si certo, Carlo Alberto ha riportato per esempio i casi della Finlandia, della Germania, e da ultimo della Bosnia ed Erzegovina. In Finlandia, la Court -annexed mediation ha l’obiettivo di comporre amichevolmente le questioni, principalmente in materia successoria e di lavoro nonché di diritto di famiglia, e le parti devono indicare se preferiscono un giudice come mediatore, ed in tal caso sarà un giudice nominato dal Tribunale, che potrà usufruire di un ausiliario e decidere l’organizzazione della procedura con le parti, sentirli separatamente e formulare una proposta. La soluzione a cui le parti prestano il consenso può essere omologata come mediazione giudiziaria e potrà coprire anche ambiti che non sono oggetto delle domande originarie. In caso di fallimento le parti possono avviare il contenzioso, ma in questo caso il giudice che presiederà il processo non potrà coincidere con la persona del giudice che ha operato in qualità di mediatore.</em></p>
<p><strong><em>Diana</em></strong><em> In Germania vi è la figura del </em><em>Güterichter</em><em>. </em></p>
<p><strong><em>MGF</em></strong><em>  Si certo, in Germania dal 2012 vi è la figura del giudice di conciliazione, già presente in alcuni  </em><em>Länder</em><em>    come la Baviera e la Turingia,  che non ha poteri decisionali, che può utilizzare nel suo percorso di mediazione (per una serie di materie) anche gli incontri separati con le parti in conflitto, e se l’opera del giudice di conciliazione non porta all’accordo di conciliazione, altro giudice deciderà con sentenza. Anche nella legislazione della Bosnia ed Ezegovina è prevista che il giudice di conciliazione, in caso di fallimento della procedura, non potrà decidere la causa che sarà decisa da altro giudice.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ritengo queste esperienze affascinante, voi che ne pensate?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> La giustizia sostenibile, scritti vari, volume VI febbraio 2014</p>
<p><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> Tribunale di Milano, sez 7° civile, che si occupa di appalti, lavori opere e forniture e contratti atipici</p>
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